Leopolda STAMPA

Per una vera parità di genere nell’Italicum

Tutte le forze politiche devono lavorare per introdurre la semplice alternanza "una donna un uomo" e la parità di capilista

Secondo Saadia Zahidi, direttrice del settore pari opportunità del World Economic Forum: «Quando i leader riconoscono, indipendentemente dal loro genere, che dare potere alle donne e integrarle è nell’interesse di tutti, il cambiamento diventa inevitabile».

Sarete d’accordo con me: è più facile che lo capiscano, certo, quando i leader non sono quasi tutti uomini, come accade da decenni nel nostro paese. La riforma della legge elettorale rappresenta quindi un’opportunità unica per superare un’arretratezza decennale su questo tema e garantire una rappresentanza paritaria in parlamento. In un paese, come il nostro, dove due delle tre forze politiche che hanno raccolto più voti nelle scorse elezioni ignoravano totalmente le politiche per le donne nei loro programmi, non possiamo affidarci della buona volontà dei partiti.

Il testo base di legge elettorale presentato pochi giorni fa e denominato Italicum, pur rappresentando un passo avanti rispetto al passato, continua a non assicurare un’equa rappresentanza per le italiane. Sebbene infatti l’Italicum, nel suo disegno attuale, sancisca l’obbligo di garantire uguale presenza di uomini e donne nelle liste, non assicura altrettanto nella rappresentanza in parlamento. Prevedendo un’alternanza di genere “a due a due”, infatti (non possono esserci più di due candidati di fila dello stesso sesso), i primi due candidati in ogni collegio (spesso gli unici eleggibili) potrebbero essere due uomini.

Occorre che tutte le forze politiche lavorino per modificare il testo, introducendo la semplice alternanza “una donna un uomo” e la parità 50-50 rispetto ai capilista. Molte deputate e senatrici di tutti i partiti si sono già mobilitate, con una trasversalità che mostra che anche nel nostro paese le donne iniziano a capire che i temi di genere sono temi di cittadinanza e non di partito.

Non basta. Abbiamo bisogno che anche gli uomini facciano propria questa battaglia e chiedano ai nostri rappresentanti in parlamento di lottare per questo tema. Se credete, come me, che uomini e donne meritino una rappresentanza paritaria non solo nelle liste, ma tra gli eletti in parlamento, firmate anche voi la petizione che ho pubblicato su Change.org.

Il beneficio di avere più donne in parlamento non è solo politico. Secondo le economiste di Valorizzare le donne conviene «la causa della stasi, negli ultimi decenni, delle rivoluzioni delle donne italiane è forse dovuta al fatto che la rivoluzione nella politica non è ancora cominciata».

E’ ora di farla partire, questa rivoluzione.