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La mappa del partito renziano: i congressi regionali rafforzano i nuovi equilibri

Il 16 febbraio si terranno le primarie per eleggere quindici nuovi segretari. Rapporti difficili tra renziani e AreaDem, i bersaniani rischiano il ko
La mappa del partito renziano: i congressi regionali rafforzano i nuovi equilibri

Il rinnovamento del Partito democratico non è terminato con le primarie dell’8 dicembre. Il prossimo 16 febbraio, infatti, saranno eletti quindici nuovi segretari regionali più il provinciale a Bolzano, mentre in Emilia-Romagna, Basilicata, Abruzzo, Sardegna e Trento la scelta si terrà successivamente. Di questi, quattro (tutti renziani) sono già noti, presentandosi come candidati unici, condivisi da tutte le aree interne. Si tratta di Fulvio Centoz in Valle d’Aosta, Roger De Menech in Veneto, Dario Parrini in Toscana e Michele Emiliano in Puglia. Per tutti gli altri, la scelta sarà affidata agli elettori che si presenteranno ai gazebo, senza bisogno di essere iscritti al partito o di pre-registrarsi.

Il termine per la presentazione delle candidature è scaduto sabato scorso e già dai nomi elencati è possibile trarre alcune indicazioni su quale direzione assumerà il Pd anche in periferia. È naturale che a livello locale si inneschino dinamiche che divergono da quelle nazionali, ma alcune di queste si verificano con una frequenza tale da rendere inevitabili alcune riflessioni politiche.

mappa primarie regionali

Così, ad esempio, in ben quattro regioni (Marche, Lazio, Molise e Sicilia), più la provincia di Bolzano, i candidati renziani doc si presentano in contrapposizione agli alleati di AreaDem, a simboleggiare quanto l’intesa siglata lo scorso autunno fatichi a essere digerita, in periferia come talvolta anche a Roma. I casi più clamorosi sono quelli di Lazio e Sicilia: nel primo, il franceschiniano Fabio Melilli gode del sostegno della mozione Cuperlo, ma non dei rottamatori “della prima ora”, che schierano Lorenza Bonaccorsi; nell’isola, invece, al segretario uscente Giuseppe Lupo (area cislina) è stato contrapposto un patto di ferro tra cuperliani e renziani, sotto il ticket Fausto Raciti-Mila Spicola. In Molise, al contrario, i cuperliani sostengono la candidata di AreaDem Laura Venittelli, contro la renziana Micaela Fanelli. Nelle Marche il derby renziano è tra Luca Ceriscioli e Francesco Comi (Ad), mentre i cuperliani sono spaccati, con il “turco” Francesco Verducci che sostiene il primo e il bersaniano Oriano Giovanelli schierato con il candidato franceschiniano.

Da Bolzano a Napoli, passando per Perugia, anche i cuperliani scontano le loro divisioni, anche se meno di quanto si possa osservare a livello nazionale. Nella provincia altoatesina, la bersaniana Luisa Gnecchi fa corsa a sé contro Liliana Di Fede (AreaDem, su cui convergono anche civatiani e Giovani turchi) e il renziano Mauro Randi. È in Umbria e Campania, però, che si verificano i divorzi più clamorosi. Nella prima regione, bersaniani e dalemiani candidano Stefano Fancelli in opposizione al renziano Giacomo Leonelli, che gode invece del supporto dei Giovani turchi della governatrice Catiuscia Marini. Sotto il Vesuvio, la renziana Assunta Tartaglione si trova di fronte Michele Grimaldi (Gt) e, soprattutto, il lettiano Guglielmo Vaccaro, appoggiato da buona parte dei dalemiani campani.

È proprio l’area Bersani-D’Alema quella che, inevitabilmente, uscirà fortemente ridimensionata anche dai congressi regionali, dopo la già pesantissima battuta d’arresto alle primarie dell’8 dicembre. I candidati che fanno riferimento a questa componente (a quelli già citati si aggiungono Lorenzo Presot in Friuli-Venezia Giulia, Massimo Canale in Calabria e Gianna Pentenero in Piemonte, quest’ultima vicina all’ex ministro Cesare Damiano) partono sfavoriti nei pronostici. Laddove invece, grazie a specifiche alleanze, le speranze sono maggiori, a vincere sarebbero comunque esponenti di altre aree: il franceschiniano Melilli nel Lazio, il lettiano Vaccaro in Campania, il “turco” Raciti in Sicilia, tanto per fare qualche esempio.

Tra le sfide più accese, c’è certamente quella in Liguria, tra il renziano Alessio Cavarra (sostenuto dal governatore Claudio Burlando) e Giovanni Lunardon, cuperliano vicino al ministro Andrea Orlando, appoggiato anche da alcuni renziani e dalla parte di AreaDem vicina al sottosegretario Roberta Pinotti.

Chiusa in partenza appare infine la partita in Lombardia, a favore della riconferma dell’uscente Alessandro Alfieri, renziano sostenuto anche dai cuperliani. A stoppare il possibile accordo unitario sono stati i civatiani, che schierano Diana De Marchi. La mozione che ha sostenuto il deputato brianzolo presenta propri candidati autonomi in otto regioni (oltre alla Lombardia, Daniele Viotti in Piemonte, Francesco Foti in Friuli-Venezia Giulia, Stefano Gaggero in Liguria, Luca Fioretti nelle Marche, Juri Cerasini in Umbria, Marco Guglielmo nel Lazio, Domenico Lo Polito in Calabria e Antonella Monastra in Sicilia).

Leggi i nomi di tutti i candidati a segretario regionale

@rudyfc

TAG:
  • HB

    in Umbria corre anche Juri Cerasini (che alle primarie sostenne Civati)

  • Omo Neri

    Via, su, un partito dinamico che rifugge le schematizzazioni Renzi sì-Renzi-no.