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Il noir senza drammi di Arpaia

Il nuovo romanzo dello scrittore si muove con agilità tra Napoli e Messico. Protagonista il commissario Malinconico (di nome e di fatto)
Il noir senza drammi di Arpaia

L’ironia amara di Alberto Malinconico, il commissario giovane giovane che si ritrova a rincorrere boss scappati di prigione e idee e sentimenti sempre più confusi di qua e di là dall’Atlantico nel bel mezzo degli stucchevoli anni Ottanta, è la vera cifra di Prima della battaglia (Guanda), il nuovo romanzo di Bruno Arpaia.

Malinconico è l’uomo che è diventato il ragazzo conosciuto in un altro lavoro di Arpaia di qualche tempo fa, Il passato davanti a noi, e stavolta si muove in un noir in piena regola. La Napoli appestata dai criminali grossi e piccoli, il Messico lento e lercio in cui è vero tutto e il contrario di tutto: ecco lo sfondo, tratteggiato a tinte fosche, senza colori facili, in una luce color giallo malato, sempre e comunque.

Malinconico fa il commissario di polizia e il perché non lo sa nemmeno lui. È disilluso, goffo, spaesato, ha perso ogni idea di futuro e fa ogni giorno a botte col presente. Si imbatte in un incidente strano, in tangenziale, il suo primo morto sembra quasi chiedergli con pudore di non fermarsi all’apparenza, di cercare oltre, perché qualcosa cercando finirà per trovare. E poi c’è una donna, anzi ce ne sono due, tre, chi viene e chi va, chi ha fatto il suo tempo e chi non farà in tempo a lasciarsi volere davvero. E infine il potere, le grandi manovre dietro alle spalle di tutti, noi gente di strada e i poliziotti da poco come lui, Malinconico, che abbocca facilmente e si ferma sempre appena prima di quanto non gli consiglierebbe la sua vena rabbiosa.

Prima della battaglia non ha molto a che vedere con le opere precedenti di Arpaia, ma qualche cosa sì. E questo qualcosa, pare di poter dire, è soprattutto il continuo muoversi del protagonista, dentro e fuori di sé. È un altro romanzo on the road, anche stavolta c’è un sacco di strada da fare, che sia nei quartieri più malfamati di Napoli o lungo le strade scalcagnate del Messico.

Le città, le piazze, gli alberghi da due soldi, la birra di Scampia e il mezcal di Teotihuacán, la pupa sudamericana che scombina ormoni e cervello e la francesina mistica in cerca d’avventura: e l’impressione è che lo scrittore campano si sia molto divertito a mettere in scena questa storia veloce, fatta di molto rimuginare e molto descrivere, e che fa a meno dei grandi carichi d’ambizione del grosso del resto della sua produzione.

Funziona, in ogni caso. Prima della battaglia è un noir che fa pochi drammi, sentimentale al punto giusto ma sempre molto lieve. Questo Malinconico si prende sempre troppo o troppo poco sul serio, e non se ne fa una ragione. Ma in fondo ha la testa dura, e difficilmente, vedrete, non torneremo a sentir parlare di lui.

@giovdoz

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