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Perché Lucrezia Reichlin sarebbe il ministro perfetto

"Single, one daughter" si legge sul curriculum. La figlia di Alfredo Reichlin e Luciana Castellina, economista cosmopolita perché bocciata a un concorso in Italia, é una seria candidata al ministero di via XX Settembre. Sarebbe il nome più prestigioso di un governo che ha bisogno di darsi uno standing internazionale. E che deve trattare con Draghi e Bruxelles
Perché Lucrezia Reichlin sarebbe il ministro perfetto

Si ricamerà sul cognome, ingombrante come solo certa aristocrazia comunista e solo romana. Ci faremo distrarre dalla sua bellezza, degna di quella leggendaria della madre, Luciana Castellina, tra i fondatori del Manifesto. Ma Lucrezia Reichlin sarebbe il ministro dell’economia perfetto per il governo Renzi per molte altre ragioni.

«La vedrei meglio alla Difesa, ministro della guerra» scherza Marco Lippi, economista di scuola marxista, suo maestro negli anni lontani dell’università di Modena dove Lucrezia si è laureata nel 1980, e poi suo collaboratore quando è scappata dall’Italia direzione New York. Lui l’ha iniziata ai lavori di econometria, la statistica applicata all’analisi dei fenomeni economici. «Non è un’accademica e non sarebbe un tecnico come gli altri. Noi accademici tendiamo a occuparci delle cose solo per il gusto di farlo. Lucrezia no: ha sempre in mente lo studio per le sue applicazioni pratiche». Vedi il servizio NowCasting, fondato un po’ di anni fa dalla Reichlin e dal suo team, in grado di fare previsioni sull’economia in tempo reale e venduto alle principali banche internazionali. Per dire, al ministero che andrebbe a dirigere non se lo possono permettere.

Nel giro stretto di Renzi il nome della economista della London Business School si fa eccome e nelle prossime ore potrebbe essere sondato, in una lotta contro il tempo con la candidatura alla vicepresidenza della Bank of England. Il corteggiamento potrebbe non essere lungo visto che Lucrezia, 60 anni ad agosto, è andata via dall’Italia troppo presto per diventare un’habitué delle terrazze romane ma abbastanza presto per avere un po’ di nostalgia del suo paese. Sempre che la figlia non abbia niente in contrario. Nel curriculum si legge “single, one daughter”. La figlia si chiama Fushu, è cinese, ha 15 anni ed è stata adottata con l’ex marito belga, come ha raccontato Marianna Rizzini sul Foglio.

«Io non so se ho fatto bene a partire per gli Stati Uniti e non tornare più nel mio paese, per me è stata la risposta al senso di soffocamento che l’Italia mi aveva dato in quegli anni» ha scritto la Reichlin nella prefazione al libro della madre, La scoperta del mondo, edizioni Nottetempo.

Ma perché sarebbe il ministro perfetto? Perché è autorevole, intelligente, molto rispettata, con uno standing internazionale riconosciuto, che al premier in pectore per ora manca. «E’ una studiosa seria e una donna di carattere, pugno di ferro in un guanto di velluto» racconta un altro suo docente, Michele Salvati. La famiglia, per parte materna, è cosmopolita, la nonna Lisetta era un’ebrea triestina. «Non basta sapere le lingue: Lucrezia può andare in qualsiasi posto al mondo e trovarsi a casa» spiega Lippi. «Glielo ripeto spesso: la tua fortuna è di essere stata bocciata a un concorso universitario in Italia».

Reichlin ha buoni rapporti con Mario Draghi e la Banca centrale europea, dove ha lavorato come direttore del centro studi dal 2005 al 2008, e conosce Bruxelles, dove ha insegnato per qualche anno. Due fronti che saranno cruciali se il governo Renzi deciderà di ricontrattare il vincolo del 3 per cento. E poi, ancora, la Reichlin è un’economista di numeri e questo in via XX Settembre conta. E poi, sa parlare in televisione (non come Saccomanni) ed è una donna, anche se si farebbe fatica a considerarla una quota rosa. Poi certo, si chiama Reichlin, un cognome che nel mondo della sinistra qualche peso lo ha. Perché poi, alla fine, leggendo i suoi editoriali sul Corriere della Sera o ascoltandola in televisione, tutti quelli di una certa età si fanno sempre la stessa domanda. Il padre Alfredo, storico dirigente del Pci, fu tra i primi a dare l’allarme sui rischi dell’economia di carta: chissà cosa pensa di quella figlia che, grazie ai numeri della finanza, ha fatto carriera?

@giovannicocconi

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  • campanellina88@hotmail.it

    Può andare.

  • campanellina88@hotmail.it

    Ma non una ministra di scelta civica per l’istruzione. Può restare la Carrozza? Lo stesso per il ministro della cultura?

  • Antonio Cast

    PUDE, altra liberista di “sinistra”, ossimoro costante della politica italiana…

    • VedoDiNotte

      Solo per chi, nel tempo, resta fermo come una pietra.

  • nextville

    Renzi, dai retta a Draghi e scegli lei, se accetta, cosa che non sarà facile.