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Chi è Beatrice Lorenzin, ministro della salute

In quota Nuovo centro destra, è stata confermata allo stesso incarico che aveva nel governo Letta
Chi è Beatrice Lorenzin, ministro della salute

Beatrice Lorenzin è stata riconfermata alla guida del ministero della salute.

Nominata ministro per la prima volta a 41 anni il 28 aprile del 2013, è stata – ed è – la quinta donna guidare il ministero dopo Tina Anselmi, Mariapia Garavaglia, Rosy Bindi e Livia Turco.

Da ministro la questione più spinosa che si è trovata ad affrontare è stato probabilmente il caso
Stamina, il controverso metodo di cura proposto da Davide Vannoni al centro di pressioni di piazza e clamore mediatico. La sperimentazione, a cui il Parlamento aveva dato il via libera, è stata poi bloccata dal Comitato scientifico nominato proprio da Lorenzin, a sua volta bocciato dal Tar del Lazio. Una questione ancora aperta: si attende infatti, tra le prime mosse del nuovo mandato, la nomina del nuovo Comitato scientifico.

Altro importante nodo da sciogliere per la ministra sarà il patto per la salute, da chiudere con le regioni, che ridefinisce gli impegni del sistema sanitario nazionale.

Lorenzin, classe 1971, diploma di liceo classico, ha cominciato la carriera politica nell’ottobre 1997 con l’elezione al Consiglio del XIII Municipio di Roma nella lista di Forza Italia. Nell’aprile 1999 è
stata nominata coordinatore Regionale del Lazio del movimento giovanile del partito, mentre nel maggio 2001 viene eletta Consigliere comunale di Roma. Tra il 2005 e la metà del 2006 è stata capo della segreteria Tecnica del sottosegretario all’Informazione, Comunicazione e Editoria presso la presidenza del Consiglio dei ministri, Paolo Bonaiuti, nel governo Berlusconi III.

Nel maggio del 2005 diventa coordinatore regionale di Forza Italia per il Lazio. Dal settembre 2006 al marzo 2008 ha ricoperto il ruolo di coordinatore nazionale di Forza Italia – Giovani per la Libertà.

Nel 2008 viene eletta alla Camera dei deputati nella lista Pdl. Nel corso della XVI Legislatura diventa membro del Consiglio direttivo del gruppo alla Camera e della commissione Affari Costituzionali, della Commissione Bicamerale per l’Attuazione del federalismo fiscale, della Commissione parlamentare per l’Infanzia. Alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 viene riconfermata deputata alla Camera. Dal 28 aprile 2013 è ministro della Salute del governo Letta. Il 30 settembre 2013 assieme agli altri ministri del Pdl presenta dimissioni “irrevocabili”, che successivamente vengono respinte dal presidente del Consiglio. Il 16 novembre 2013, contestualmente alla sospensione delle attività del Popolo della Libertà e al rilancio di Forza Italia, aderisce al Nuovo Centrodestra guidato da Angelino Alfano.

Ha un account Twitter.

Tutti i ministri del governo Renzi

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  • Zatta Renato

    Il D.M. del Ministero
    della Sanità – 5 febbraio 1992
    “Approvazione delle nuove tabelle indicative delle percentuali d’invalidità per
    le minorazioni e malattie invalidanti” –
    determina, come recita il titolo, la percentuale d’ invalidità alle
    quali fanno riferimento le Commissioni U.L.S.S. per l’ attribuzione delle
    percentuali di invalidità civile.

    A seguito del trapianto
    renale, al paziente prima dializzato
    e quindi con invalidità riconosciuta pari al 100%, la percentuale di invalidità
    viene abbassata al 60%.

    Si tratta di una valutazione errata e penalizzante che non
    tiene conto dell’effettiva e reale condizione del soggetto trapiantato. Infatti, il trapiantato di rene nella sua
    vita post trapianto non torna e non può tornare in piena salute e in continua
    operatività al pari di un soggetto sano. Soffre di tutta una serie di
    complicanze e limitazioni che ben possono essere testimoniate dai medici
    chirurghi e nefrologi.

    Il problema principale conseguente a questa errata valutazione
    della percentuale invalidante sta nel fatto che il trapiantato, essendo
    riconosciuto invalido al 60%, non può accedere alla pensione di anzianità
    anticipata a 61 anni e qualche mese di età perché a questa né avrebbe diritto
    con il riconoscimento della percentuale di invalidità all’80%. Ciò costringe il
    trapiantato a lavorare fino al 67° anno di età e questo è francamente assurdo
    perché fisicamente non si può resistere. Oltre alla fatica lavorativa spesso si
    aggiunge lo sfinimento causato dai trasporti per e dal lavoro che impegnano due
    o tre ore al giorno esponendo i trapiantati alle intemperie invernali o alle
    temperature estive.

    E’ necessario e urgente una revisione del D.M. al fine di
    riparare ad un’ingiustizia nei confronti di soggetti che hanno già sofferto da
    decenni e sono passati attraverso una lunga serie di ricoveri ospedalieri,
    lunghi periodi di dialisi e il trapianto.

    • Matteo Dywc Van der Trave

      Lei signore sta rivolgendo la sua richiesta ad una persona con un diploma di maturità e nessuna esperienza in campo medico. Suggerimento? Cambi paese…

    • Matteo Dywc Van der Trave

      Lei signore sta rivolgendo la sua richiesta ad una persona con un diploma di maturità e nessuna esperienza in campo medico. Suggerimento? Cambi paese…

    • Matteo Dywc Van der Trave

      Lei signore sta rivolgendo la sua richiesta ad una persona con un diploma di maturità e nessuna esperienza in campo medico. Suggerimento? Cambi paese…

  • Zatta Renato

    Il D.M. del Ministero
    della Sanità – 5 febbraio 1992
    “Approvazione delle nuove tabelle indicative delle percentuali d’invalidità per
    le minorazioni e malattie invalidanti” –
    determina, come recita il titolo, la percentuale d’ invalidità alle
    quali fanno riferimento le Commissioni U.L.S.S. per l’ attribuzione delle
    percentuali di invalidità civile.

    A seguito del trapianto
    renale, al paziente prima dializzato
    e quindi con invalidità riconosciuta pari al 100%, la percentuale di invalidità
    viene abbassata al 60%.

    Si tratta di una valutazione errata e penalizzante che non
    tiene conto dell’effettiva e reale condizione del soggetto trapiantato. Infatti, il trapiantato di rene nella sua
    vita post trapianto non torna e non può tornare in piena salute e in continua
    operatività al pari di un soggetto sano. Soffre di tutta una serie di
    complicanze e limitazioni che ben possono essere testimoniate dai medici
    chirurghi e nefrologi.

    Il problema principale conseguente a questa errata valutazione
    della percentuale invalidante sta nel fatto che il trapiantato, essendo
    riconosciuto invalido al 60%, non può accedere alla pensione di anzianità
    anticipata a 61 anni e qualche mese di età perché a questa né avrebbe diritto
    con il riconoscimento della percentuale di invalidità all’80%. Ciò costringe il
    trapiantato a lavorare fino al 67° anno di età e questo è francamente assurdo
    perché fisicamente non si può resistere. Oltre alla fatica lavorativa spesso si
    aggiunge lo sfinimento causato dai trasporti per e dal lavoro che impegnano due
    o tre ore al giorno esponendo i trapiantati alle intemperie invernali o alle
    temperature estive.

    E’ necessario e urgente una revisione del D.M. al fine di
    riparare ad un’ingiustizia nei confronti di soggetti che hanno già sofferto da
    decenni e sono passati attraverso una lunga serie di ricoveri ospedalieri,
    lunghi periodi di dialisi e il trapianto.

  • GIORGIO

    Oggetto:
    “Nunc est bibendum” richiesta decretazione d’urgenza a favore di
    ultracinquantenni disoccupati, in materia di eutanasia indolore indotta
    da arsenico e sua gratuita reperibilità.

    Sig.ra Ministro della
    salute, tenuto conto dello stato vegetativo di non ritorno, in cui
    versano in Italia milioni di ultracinquantenni disoccupati, e acclarate
    la loro inutilità e vieppiù lo scollamento pericoloso di questa vasta
    fascia di popolazione dal mondo produttivo, dalla società, da
    istituzioni e dalla politica ebbra di proclami; chiedo un intervento
    umanitario di questo ministero, finalizzato alla distribuzione e
    somministrazione gratutita di arsenico, scopo il repentino trapasso
    indolore verso migliore vita. Tale provvedimento quasi a costo zero,
    rilancerà il settore dei legnami e dei servizi, con un conseguente
    incremento del pil e abbassamento dello spread, e un sensibile
    abbattimento dei costi futuri di previdenza sociale.
    In attesa di cortese riscontro (e di bere!) distintamente saluto.

  • Terry

    Abito a Ferrara prendo un salvavita “PLAVIX 75″ l’originale lo devo pagare, oppure il generico lo passa L’USL, il problema qual’è che il principio attivo è lo stesso, ma la quantità NO! Essendo recidiva di una patologia perchè non abbastanza protetta, ora non voglio prendere il genererico come detto sopra, ma neppure è giusto fare pagare una salvavita, ecco ministro mi dica perchè a Ferrara lo si deve pagare mentre in altre città no?