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Sei donne che segnano la discontinuità

Mogherini, Boschi, Pinotti, Lanzetta, Guidi e Madia: Matteo Renzi riesce a marcare il distacco rispetto al governo precedente soprattutto grazie a questi nomi. La casella più delicata è quella della Farnesina
Sei donne che segnano la discontinuità

Il tasso di innovazione di questo governo si sarebbe misurato subito sulla base di alcuni nomi. L’ingresso di Federica Guidi allo sviluppo economico, di Maria Elena Boschi a riforme e rapporti con il parlamento (nome previsto, accorpamento delle deleghe un po’ meno), di Roberta Pinotti alla difesa, di Marianna Madia alla pubblica amministrazione e di Maria Carmela Lanzetta agli affari regionali, ma soprattutto di Federica Mogherini agli esteri segna una discontinuità netta con l’esecutivo guidato da Enrico Letta, ma anche sul piano anagrafico e di genere. Se i partiti fanno fatica a esprimere nomi femminili, ci ha pensato il premier (e il Pd) a indicare senza alcuna difficoltà donne competenti e – possibilmente – giovani.

Il braccio di ferro con gli alleati e probabilmente anche con il Quirinale è stato per la delicatissima casella della Farnesina. Il capo dello stato non nascondeva di gradire continuità per i ministeri più importanti, proprio quella continuità che invece il premier voleva troncare. Non c’è riuscito all’economia, dove la difficoltà non riguardava tanto il nome (anche se l’uscente Fabrizio Saccomanni trovava qualche sponda autorevole), quanto piuttosto il profilo del nuovo ministro: politico, avrebbe voluto Renzi, più tecnico, avrebbero preferito i partner internazionali e la Bce, con orecchie attente sul Colle. Ma se Graziano Delrio si è dovuto “accontentare” di un posto a palazzo Chigi come sottosegretario alla presidenza, agli esteri il presidente del consiglio è riuscito a sistemare Mogherini, che già aveva chiamato nella sua segreteria al partito. E da quella casella ha curato il delicato ingresso del Pd nell’alveo del Pse.

La promozione al governo di Boschi non veniva messa in discussione da nessuno, in quanto ampiamente guadagnata sul campo della riforma elettorale, con tanto di incontro al Quirinale, che ha colpito favorevolmente Napolitano. Ha spiazzato tutti, invece, l’indicazione di Lanzetta, ex sindaco antimafia di Monasterace, nome mai circolato nel totoministri. Sostenitrice di Civati all’ultimo congresso, Renzi l’ha voluta nella direzione del Pd nella quota dei sindaci, prima che nel governo. E lei si è progressivamente avvicinata alle posizioni renziane, staccandosi da Civati, che infatti ha preso molto male la sua nomina: «Non ne sapevo nulla», twitta subito. E poco dopo: «Renzi sta facendo di tutto per farsi votare contro».

In quota Renzi entra anche l’ex presidente dei giovani industriali, Guidi. Un nome che segna un evidente distacco dalle posizioni della sinistra tradizionale. Come la prima donna (Pinotti) alla difesa è un segnale anche per un mondo storicamente maschile.

@rudyfc

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  • Nando Rampini

    Dio mio, la Pinotti no!! Che tristezza…

  • rosa

    la sfiducia nella politica aumentera´ solo piu´ velocemente, temo . La lealta´ verso gli elettori conta non il sesso

  • loremaf

    Va bene il vostro sostegno al governo, spiegato in mille modi, ma almeno un pò di disappunto dovrebbe poter essere espresso proprio rispetto ad una donna sostituita che invece aveva fatto molto bene, perchè il ministro incaricato dell’istruzione era stata brava e meritava di continuare il proprio compito, invece si è lasciato la lorenzin e chi aveva un giudizio positivo che andava oltre il recinto della maggioranza si è preferita la sostituzione, ahinoi !

  • Silvana Carla Marzocchi

    carrozza, bray, bonino erano ministri di tutto rispetto! la guidi è simbolo dell’inciucio con berlusconi, gatteri escluso per orlando, ma scherziamo? come si può glorificare a priori un governo del genere?