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Cinque zoom sulla ventiseiesima giornata di A

La Juve chiude il campionato, la vittoria lampo del Parma, in alto i pugni, cattivi maestri, il più bello spettacolo del weekend
Cinque zoom sulla ventiseiesima giornata di A

La Juve chiude il campionato?

Abbracci, baci e complimenti. Quando la partita è finita (Milan Juventus 0 a 2) la cerimonia delle strette di mano non è stata per niente formale: veramente i rossoneri hanno fatto una gran partita, e di questo si sono complimentati con generosa sincerità Conte e i suoi, che però – questo è il punto – sono una spanna sopra anche al più bravo degli avversari. Merito di tutti: dall’allenatore sino all’ultimo dei massaggiatori. Perché la Juve è una squadra, un collettivo, uno sciame che si muove all’unisono. È questa la sua forza principale. Poi c’è Llorente, che segna il primo gol, ma soprattutto c’è Carlitos Tevez che segna la rete più pesante del campionato, quello che lo può chiudere, una sassata feroce per tempismo, perfetta per stile, innegabilmente figlia dell’assoluto.


Il più bello spettacolo del weekend
È il gol di Cana, in Fiorentina Lazio. (Peccato per i tifosi viola che se lo sono perso, impegnati com’erano a protestare nei primi dieci minuti fuori dallo stadio contro, udite udite, i torti arbitrari).

La vittoria lampo del Parma
Succede tutto in fretta in Parma-Sassuolo: Parolo insacca un pallone scagliato in mezzo da Biabiany a soli due minuti dall’inizio e nel secondo tempo Malesani si gioca la carta del terzo attaccante, Barolo, nel tentativo di recuperare la partita. Venti secondi, una gomitata, e la punta del Sassuolo viene espulsa, prendendo uno dei cartellini rossi più veloci della storia. Chapeau. 
In alto i pugni

Se avete meno di diciotto anni, smettete subito di leggere. Sulle righe che seguono vi è stampato, cubitale, il cerchio rosso che proibisce ai fanciulli di guardare le immagini che stiamo per trasmettere. Dunque, messi al sicuro i pargoli, ecco la confessione: i momenti più coinvolgenti di Roma Inter sono stati quelli in cui De Rossi e Juan Jesus in area di rigore sferrano due pugni ai rispettivi avversari (Icardi e Romagnoli). Le moviole indugeranno sulla loro manifesta scorrettezza, degna di sanzioni massime e spietate – ovviamente, non c’è nemmeno bisogno di dirlo. Tuttavia – i piccoli sono a letto, no? – c’è nella loro irregolarità imperdonabile un eccesso che più che cattiveria è agonismo, più che violenza è corpo a corpo, più che desiderio di far male è voglia di non farsi ferire. Tutto sproporzionato, d’accordo. Ma è il magma di cui è fatto il calcio, questo. E quando la si vede salire in superficie, la guerra simulata del match, si rimane per un attimo rapiti dalla sua sincerità. Poi, si cerca in tasca il cartellino rosso.  


Cattivi maestri

A fine partita (Torino Sampdoria 0 a 2), Mihajlovic, allenatore blucerchiato, racconta che prima che Gabbiadini segnasse il gran gol che ha segnato si era «arrabbiato con lui, perché ha avuto un’occasione per chiudere la partita» e non l’ha centrata. La risposta dell’attaccante è stata rapida ed eloquente. Uno sguardo, rincorsa, pam. «Quando fa gol su punizione mi somiglia – ha commentato  quel gran tiratore che è stato Mihailovic – quando sbaglia però assomiglia a qualcun altro». Chi?

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