Cultura STAMPA

Il Mugello della cantastorie Baldanzi

Il nuovo libro della scrittrice è un racconto che ti fa da guida e prova a spiegarti un luogo e i suoi modi di essere
Il Mugello della cantastorie Baldanzi

Simona Baldanzi è una di quelle persone che non hanno paura di dire la cosa giusta sempre e comunque, a dispetto delle convenienze, dei bagni di realismo, degli eccessi di ragionevolezza. È una donna che sa raccontare le cose, e molto bene, e raccontando si arrabbia e si commuove e si riempie di gioia.

Cantastorie che studia, che si sporca le mani, che si muove per il mondo e allo stesso tempo sta sempre ferma, ferma nel suo Mugello, da dove è scappata e dove poi è tornata, che conosce da sempre e ancora non ha finito di conoscere fino in fondo.

Il suo nuovo libro è ancora Mugello, percorso e scandagliato come un mondo fatto di terra, di tempo e di morti. È un contromano Laterza, e quindi si tratta di un racconto che ti fa da guida e prova a spiegarti un luogo e i suoi modi di essere.

Il Mugello è una trapunta di terra è il titolo che del Mugello evoca le grandi zolle di valle e di montagna, le sue identità che sfumano l’una nell’altra, e poi c’è un sottotitolo necessario che dà un senso ulteriore, A piedi da Barbiana a Monte Sole, un altro senso, anzi almeno altri due.

A piedi: si tratta di un cammino, sei giorni, centoventi chilometri, su e giù per gli Appennini tra la Toscana e l’Emilia, tra le burraie e le macerie, le chiese, le torri e gli orologi, con una compagnia di uomini e donne pazienti, qualcuno a indicare la strada e qualcun altro a cercarne comunque un’altra propria.

E poi Monte Sole: non è un posto come un altro, non è un semplice punto d’approdo. Niente di ciò che riguarda e riguarderà mai Monte Sole può e potrà più essere casuale, Monte Sole è l’idea stessa della guerra e della miseria umana del nazifascismo, è la grande cicatrice dell’Italia su cui tutti quanti dovremmo continuare a passare le dita ogni giorno che viene.

E un altro senso ancora di questo libro è una volta di più il lavoro. Simona Baldanzi, dopo le vestaglie blu della Rifle del suo fortunato esordio di quasi dieci anni fa, dopo i lavoratori dell’odiata Tav dei suoi lavori successivi, ora si prende a cuore le vicende dell’Emmelunga, azienda-paradigma di questa parte di paese e del paese intero, un buono spicchio di secolo trascorso a vendere mobili prima come fossero generi alimentari allo spaccio e poi come fossero quasi prodotti finanziari tossici: dal boom alla cessione, dall’espansione all’esplosione, dal sogno alla truffa. E i clienti giocati, e i dipendenti a casa.

Mugello, Resistenza e lavoro. Simona Baldanzi, la scrittrice in causa, la ragazza del call-center che mangia di gusto e parla col suo babbo attraverso i sassi, si occupa di sé e di noi con la disinvoltura di chi non sa fare a meno di voler sapere e voler raccontare.

Le interviste ai lavoratori dell’Emmelunga, la scuola di Don Milani, il cimitero di Casaglia e quello germanico della Futa, tutto si intreccia come se questo libro fosse davvero una coperta di lana bucata da mettersi sulle spalle la notte, a parlare sotto le stelle di giugno o d’estate, prima di andare a dormire dopo un giorno di cammino duro.

Ed è bello, questo libro, molto, e come tutti i libri della Baldanzi è insieme una poesia e un testimone della nostra terra e del nostro tempo. Serve gente che guardi per noi certe cose difficili, che le guardi da vicino e ce le venga a ridire. Servono come il pane, oggi, scrittori così, che sappiano farsi ascoltare, e ci facciano da memoria.

@giovdoz

 
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