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Cinque zoom sulla ventottesima giornata di A

Il gol partita di Buffon, dedicato ad Angela Merkel, non chiamatela contestazione, VotAntonio, l'oriundo nerazzurro nella testa di Prandelli
Cinque zoom sulla ventottesima giornata di A

Il gol partita di Buffon

C’è solo da inchinarsi di fronte alla bellezza della punizione calciata da Andrea Pirlo al 42esimo del secondo tempo di Genoa Juvenrus, disegnando in area una traiettoria che si avvicina alle linee che tratteggiava in aria la foglia morta di Mariolino Corso, o se volete Platini, o Maradona: siamo a quel livello lì.  
Però chi l’ha vinta la partita? Chi l’ha fatta vincere la gara alla Juve? Pirlo, oppure Gigi Buffon, che una decina di minuti prima ha parato un rigore che avrebbe steso una squadra che non ha mai sofferto così tanto in tutta la stagione?

Il calcio è sin troppo generoso con chi la mette dentro e infinitamente ingrato con chi la smanaccia fuori. Lo hanno già detto: quello di Pirlo è il gol scudetto. No, cari: è la parata di Buffon, il gol scudetto. 

Dedicato ad Angela Merkel

È tutto un baci baci, tra il vice sindaco di Firenze Nardella, Matteo Renzi e Angela Merkel, innamorati come sono di Mario Gomez, numero 33 della Fiorentina, attaccante della nazionale tedesca, ex Bayern Monaco. I nostri si vedono, assolvono il dovere della politica, poi si dedicano al piacere che gli dona il beniamino in calzoncini corti. Nardella ha perfino consegnato a Renzi una maglia firmata da Gomez per donarla alla Cancelliera in persona oggi a Berlino. Ha portato fortuna: Gomez ha segnato ieri il gol che ha chiuso la partita contro il Chievo Verona. La dedica, ovviamente, è per la signora Merkel. Ma anche per Matteo Renzi, da quando è presidente del consiglio la Fiorentina non aveva più vinto. E guarda caso i tre punti sono tornati quando non è andata a vederla. Un invito?

Milan, non chiamatela contestazione
Appena arrivato a San Siro il Milan è stato accolto così dai suoi tifosi.

Dopo la partita – sconfitto per 4 a 2 del Parma – è andata ancora peggio: i tifosi hanno continuato a urlare le loro contumelie all’indirizzo della squadra, del club, dei calciatori. Fin tanto che una delegazione rossonera, guidata dall’allenatore Clarence Seedorf in persona, è dovuta andare a incontrare questi scalmanati e rassicurarli su chissà che, recitando, addirittura, un mi pento e mi dolgo collettivo.

Sconfortante.

Il calcio che si inchina al bullismo. Non alla contestazione, come invece i giornalisti la chiamano. Dimenticando che la contestazione ha in sé qualcosa di nobile e coraggioso, se non altro perché si scontra contro chi detiene il potere e la forza. Al contrario qui si spara sulla croce rossonera. Senza nessun argomento, come bambini viziati a cui hanno tolto il giocattolino. Sciagurati.

VotAntonio
«Del Milan non me ne frega niente, io sono interista e sono orgoglioso di esserlo». Dopo due gol rifilati ai rossoneri, non c’è frase più cattiva che si possa pronunciare all’indirizzo degli sconfitti. I gol nei derby, anche quelli immaginari, valgono doppi e dunque è come se Antonio Cassano, ieri, ne avesse segnati quattro di reti e non due come effettivamente è stato. Quelli conteggiati in più valgono per l’altro campionato che Fantantonio sta disputando: vestire la maglia della nazionale ai prossimi mondiali. Prima, quando gli chiedevano se ci stava pensando, si scherniva. Ora non si vergogna più e lo dice: «Se mi convocassero, sarei l’uomo più felice del mondo». Gli italiani, come al solito, si spaccherebbero in due: favorevoli o contrari? È aperto il telefoto. VotAntonio: premi il tasto 1. Per non votarlo: 2.

Occhio all’oriundo nerazzurro
A Verona Cesare Prandelli era accomodato in tribuna per seguire la partita contro l’Inter. Osservato speciale: Jonathan Cicero Moreira. Il terzino comprato dai nerazzurri per far dimenticare Maicon (dopo gli anni d’oro su quella fascia…) ha una specialità piuttosto attraente per l’allenatore della nazionale: il doppio passaporto, brasiliano e italiano. E visto che in Italia gli esterni difensivi non avanzano, se non fosse per una resistenza culturale da diritto di sangue, Jonathan sarebbe già nella rosa. Prandelli però ci sta ancora pensando. Jonathan invece ha fatto outing: «Se mi chiama, vado».
E certo che sciccheria sarebbe avere un brasiliano nella nazionale che va a giocarsi il mondiale in Brasile. Se poi giocasse così…


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