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Facebook sfida YouTube e lancia gli spot nel news feed

Con i premium video ads Zuckerberg mira ad insidiare il dominio di Google
Facebook sfida YouTube e lancia gli spot nel news feed

Dopo averli annunciati a dicembre, Facebook ha iniziato a mostrare nei news feed dei propri utenti i cosiddetti premium video ads. Si tratta di un nuovo formato pubblicitario basato su video di quindici secondi, programmati per partire automaticamente, ma senza audio per non infastidire le persone non interessate a vederli. Gli altri potranno godersi la visione a tutto schermo semplicemente cliccandoci sopra. Da Facebook assicurano che per, non essere troppo invasivi, verrano mostrati ad uno stesso utente per un massimo di tre volte in un giorno.

La durata di quindici secondi non è, ovviamente, casuale, anzi, rivela proprio la volontà del social network di andare ad attrarre gli investimenti degli advertiser della televisione, in un momento in cui la convergenza tra rete e tv è sempre più evidente.

A riprova di ciò i premium video ads saranno venduti e misurati proprio come uno spot televisivo, sulla base del sistema Nielsen Online Campaign Ratings.

Secondo le informazioni riportate da Bloomberg il prezzo non sarà proprio alla portata di tutte le tasche: si parla di un costo giornaliero variabile da un milione di dollari a due milioni e mezzo. Ma gli inserzionisti avranno l’enorme vantaggio di raggiungere con precisione chirurgica il target desiderato, dato che su Facebook siamo tutti profilati per genere, età, luogo di residenza, interessi.

La mossa di Zuckerberg, seppur tardiva, mira anche ad insidiare il dominio di Google. Il colosso di Mountain View ha ricavato dai video annunci di YouTube ben due miliardi di dollari, con un margine, stimato da eMarketer, del 35 per cento.

Nel complesso la fetta di ricavi di YouTube rappresenta circa l’1,7 per cento di tutto il mercato mondiale della pubblicità digitale. Una percentuale addirittura più alta delle fette di mercato di player come Twitter, AOL, Amazon.com, Pandora, LinkedIn.

Come se non bastasse questo mercato dei video ads non accenna ad arrestare la sua crescita: YouTube nel 2011 contribuiva per il 5,5 per cento ai ricavi di Google, ora lo fa per l’11 per cento.
Gli altri attori sembrano ancora al palo: solo di recente Twitter ha deciso di assumero proprio un ex manager di YouTube, Baljeet Singh, per capire come portare i video sulla piattaforma di news sharing.

@vincos

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