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L’ospite Tabucchi: il pesce, la siesta, le sue bozze

Romana Petri, finalista al premio Strega 2013, ricorda quel giorno di oltre vent'anni fa nel quale conobbe Antonio Tabucchi, nel secondo anniversario della sua scomparsa
L'ospite Tabucchi: il pesce, la siesta, le sue bozze

Ho conosciuto per la prima volta Tabucchi nel 1992, dopo due anni di scambi epistolari e telefonici. Era verso la fine di agosto e andai da lui in treno partendo da Chiusi dove stavo trascorrendo qualche giorno di vacanza a casa dei miei, a Città della Pieve. Alla stazione mi vennero a prendere i suoi figli, Teresa e Michele, che all’epoca ancora ragazzi.

La prima cosa che mi chiese Tabucchi, ancora sulla porta della sua casa di Vecchiano, era se, dopo tutto quel caldo, avessi per caso voglia di fare una bella doccia. Non me lo feci ripetere due volte perché per le docce ho un debole tanto in estate come in inverno. Ero andata da lui per fargli un intervista, ma a Tabucchi non piaceva fare le cose in fretta, gli piaceva farle con calma. L’estate, poi, le cose le rallentava da sé.

E così, prima pranzammo e poi, appesantiti dalla pastasciutta e la spigola al forno con sopra fette di prosciutto abbrustolite, Tabucchi mi confessò che dopo mangiato aveva l’abitudine di farsi sempre un riposino, almeno fino alle quattro del pomeriggio. «Se ne hai voglia anche tu ti posso dare la stanza degli ospiti», mi disse. «È bella fresca».

Accettai volentieri pensando che erano poche le persone capaci di accogliere un ospite con tanta cura. Prima i lavacri, poi il pasto, alla fine anche la siesta. Gli dissi che mi sembrava di essere entrata nel Simposio, e il paragone lo fece sorridere Beh, per l’intervista c’era tutto il tempo, di treni che da Pisa andavano a Firenze ne partivano almeno uno ogni mezz’ora. Poi avrei preso una coincidenza per tornare a Chiusi, dove mio fratello mi sarebbe venuto a prendere in macchina.

Salimmo insieme le scale che portavano alle camere da letto, ma un momento prima di separarci e augurarci buon riposo, a bruciapelo mi chiese: «Vuoi qualcosa da leggere?» «Volentieri», gli risposi. E mi diede le bozze di Sogni di sogni.

@romanapetri

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