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Leggere Niebuhr per capire Obama

Esce “Il realista delle distanze” di Luca Castellin: la politica internazionale letta dal teologo protestante, tra i preferiti del presidente americano
Leggere Niebuhr per capire Obama

Il nome di Reinhold Niebuhr potrà non dire molto al lettore italiano. Lo storico Arthur M. Schlesinger Jr. lo definì «il predicatore che ebbe maggiore influenza sull’età secolare». Il presidente Barack Obama lo annovera fra i suoi autori preferiti. L’intellettuale e teologo statunitense viene ora raccontato al pubblico italiano da Il realista delle distanze. Reinhold Niebuhr e la politica internazionale di Luca G. Castellin (Rubbettino 2014). L’abilità del «realista delle distanze» non sta tanto nel prevedere il futuro – scrive Castellin appoggiandosi a un’altra grande figura di scrittrice americana, Flannery O’Connor – quanto nell’aver «una visione più ampia e profonda della realtà».

castellin-niebuhr-realista-delle-distanzeÈ Niebuhr stesso a definire “realismo cristiano” il suo pensiero: un approccio critico e aperto più che un sistema chiuso, una lente attraverso cui osservare il complesso intreccio di rapporti fra politica estera e interna e fra ambito politico e morale.

Nella cultura liberal americana degli anni Trenta dominava una fiducia cieca in un progresso storico e umano indefiniti. Regnava l’idea che ogni problema sociale e politico potesse essere risolto mediante l’uso accorto della pedagogia sociale. Il versante religioso di questo pensiero nutriva lo stesso ottimismo, con la persuasione che un revival della religione avrebbe aumentato la moralità della vita politica e creato il regno di Dio sulla Terra.

Niebuhr studia il realismo marxista e Sant’Agostino, e su queste basi denuncia l’ottimismo del suo tempo: così – ragiona Niebuhr – non si rende ragione della presenza del male nell’uomo e nella storia. Ma la critica di quel progressismo utopico e sentimentale non fa di Niebuhr un conservatore, aggrappato allo status quo. Il suo realismo si sposa con la difesa della democrazia. «La capacità di giustizia dell’uomo – scrive nel ’44 – rende possibile la democrazia, ma la sua inclinazione all’ingiustizia rende la democrazia necessaria». Solo in democrazia il potere è sottoposto a controlli e verifiche.

È questa la premessa per capire le riflessioni di Niebuhr sui rapporti tra le due superpotenze ai tempi della Guerra fredda. L’America – si legge in The Irony of American History, del 1952 – è ormai una grande potenza che ha enormi responsabilità politiche ed economiche. Ma l’idealismo americano, la pretesa che la storia statunitense sia un condensato di moralità e virtù, nasconde dei rischi. Non è ironico, nota Niebuhr, che gli Stati Uniti vogliano garantire la pace e l’ordine mondiale minacciando di usare l’arma atomica?

niebuhr-time-magazineNiebuhr ha già presenti i paradossi dell’interventismo e dell’universalismo americano. Il successo dell’America nella politica mondiale «richiede una consapevolezza sincera degli elementi contingenti nei valori e negli ideali della nostra fede, anche quando ci sembrano universalmente validi». Allo stesso tempo Castellin ricorda l’originalità del teologo protestante, il suo «preoccupato richiamo» a sfuggire a «due opposte tentazioni»: «Da un lato, la fuga accidiosa dalle responsabilità del potere; dall’altro il rifiuto orgoglioso di riconoscerne i limiti». E a rileggere quelle pagine si capisce un po’ meglio anche il “realismo” di Obama, sempre in bilico tra l’isolazionismo dei vecchi conservatori e quell’interventismo liberale che ha prodotto due decenni di guerre per esportare la democrazia.

@Luisa_Borghesi

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