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A Milano torna il genio controverso di Manzoni

Oltre 130 opere, esposte fino al 2 giugno a Palazzo Reale, con cui rivivere la singolare vicenda creativa di uno degli artisti più geniali del XX secolo
A Milano torna il genio controverso di Manzoni

Noto per la sua provocatoria opera del 1961, una scatoletta di conserva etichettata in più lingue come Merda d’artista, Piero Manzoni è oggi celebrato a Milano con la mostra più importante mai realizzata dalla prematura scomparsa a seguito di un infarto a poco meno di trent’anni. Oltre 130 opere, esposte fino al 2 giugno a Palazzo Reale, con cui rivivere la singolare vicenda creativa di uno degli artisti più geniali quanto controversi del XX secolo.

Nato nel 1933 a Soncino, in provincia di Cremona, è tuttavia nel capoluogo lombardo che vive entrando presto in contatto con esponenti dei movimenti d’avanguardia, quali Baj, Fontana, Dova, e i futuri compagni di ricerca Bonalumi e Castellani, con il quale fonderà la rivista Azimuth e la quasi omonima Galleria Azimut.

La sperimentazione a favore di una nuova concezione artistica inizia con caotici impasti di smalto e catrame, caratterizzati da impronte di oggetti ripetute e da immagini di ascendenza surreale. “Incubi dell’inconscio”, che alla fine del 1957 sembrano lontani dalla svolta maturata alla ricerca di uno “stupore immacolato dei sensi” espresso dal bianco assoluto delle superfici dei primi Achrome, tele grinzate trattate con caolino e tele cucite a quadri di varie dimensioni. Sempre indistintamente Achrome saranno chiamate le tante opere fatte in seguito utilizzando piccoli quadrati di cotone idrofilo, peluche, carta compressa, fibra artificiale, pallini di ovatta, pacchi in carta da imballo, panini trattati con caolino, sassi e caolino, fino alle ultime superfici interamente coperte di pallini di polistirolo.

Lo spregiudicato superamento neodada dell’opera d’arte del giovane Manzoni suscita interesse anche oltre i confini nazionali, come ad esempio in Danimarca, dove la serie delle semplici Linee, in precedenza tracciate su strisce di carta di qualche metro, trova la sua massima declinazione in un rotolo di 7200 metri e dove nel giugno del 1960 presenta uova sode con la sua impronta digitale, che poi ripropone a Milano in 150 esemplari destinati ad essere consumati dal pubblico.

Di pochi mesi prima sono invece i Corpi d’aria, palloncini gonfiabili sino a un diametro di 80 centimetri che poggiano su un treppiedi. Da sculture d’aria a Sculture viventi, come quando firma il corpo di modelle in posa su un piedistallo. «Manzoni pone il pubblico nella condizione di dover accogliere l’autorità dell’artista sul piano di un nudo rapporto fiduciario», spiega Flaminio Gualdoni nel catalogo edito da Skira, «è un’opera d’arte perché è eseguita da un artista, e occorre aver piena confidenza nel suo enunciato». Anche l’attribuire un valore mercantile ad oggetti elementari senza pregio intrinseco o senza alcuna manipolazione, continua Gualdoni, «rende esplicito che l’oggetto della compravendita è l’adesione dell’acquirente all’identità, all’esistenza, al pensiero dell’autore. È “comprare Manzoni”, non “comprare un Manzoni”».

L’identificazione dell’elemento artistico con il corpo stesso dell’artista trova il suo apice proprio con la Merda d’artista, inscatolata in 90 esemplari da trenta grammi ciascuno, da vendere al prezzo dell’oro. Opera dissacrante poi entrata nella leggenda tanto da mettere per certi versi in ombra la ricerca e la complessa poetica dell’autore, che lo stesso Gualdoni ripercorre integralmente nella documentata biografia Piero Manzoni, vita d’artista, pubblicata da Johan & Levi, esaminando tutta la rivoluzionaria portata della sua breve ma intensa avventura creativa.

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