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Il vigile rimprovera Giachetti: «Non si rinuncia all’auto blu»

Il vicepresidente della camera arriva alle celebrazioni per il 25 aprile in moto, ma fa fatica a entrare: «Qui solo macchine di servizio». È la burocrazia, bellezza
Il vigile rimprovera Giachetti: «Non si rinuncia all'auto blu»

Roma, piazza Venezia. Mattina del 25 aprile. Lo spiazzale davanti all’Altare della Patria è chiuso al traffico per le celebrazioni della Liberazione d’Italia, attentamente vigilato dai pizzardoni, i vigili della Capitale. È qui che arriva Roberto Giachetti, vicepresidente della camera, proprio per partecipare all’evento istituzionale al fianco del capo dello stato. Il problema, però, è che arriva in moto, avendo rinunciato sin dall’inizio del proprio mandato all’auto blu (così come all’appartamento) riservata a chi siede ai vertici di Montecitorio.

Cosa succede subito dopo lo racconta lo stesso Giachetti nel suo profilo Facebook.

 

L’episodio sarebbe perfino divertente, se non fosse il simbolo di una certa burocrazia barocca e ormai fuori dal tempo che incancrenisce dall’interno le istituzioni di questo paese. Giachetti, politico noto per il suo essere spesso fuori dagli schemi, ma soprattutto per essere una persona in linea con lo spirito austero imposto dai tempi, è qui il simbolo di un’Italia reale che si scontra con uno stato ossidato da decenni di controllo di una parte della pubblica amministrazione, troppo spesso più attenta alla forma che alla sostanza delle sue azioni. Illudendosi così di poter mantenere un ruolo di controllo sugli atti pubblici, che troppo spesso — stando alle statistiche internazionali — è soggetto perfino a corruzione.

@rudyfc

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