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Gipi, ce lo vedete un punk al premio Strega?

Aspettando il Ninfeo di Villa Giulia, il fumettista ospite al Festival internazionale del giornalismo di Perugia: domenica sera panel dedicato alla graphic novel con Gianni Pacinotti e Andrea Appino, leader degli Zen Circus
Gipi, ce lo vedete un punk al premio Strega?

Provate a trovarcelo voi, qualcosa di punk, nel Premio Strega. Lo Strega è esattamente il paradigma di tutto ciò che una cultura punk dovrebbe voler smantellare. Portate Johnny Rotten, il fantasma dei suoi vent’anni, a Villa Giulia, e lasciatelo fare. Guardatelo mentre s’aggira tra i tavoli, mentre penetra la ressa di intellettuali, politici, riccastri e imbucati, mentre ruba una bottiglia di Strega – il liquore – dalle mani di un cameriere e si sdraia dietro a una siepe scolandosela tutta di un fiato. E poi mentre si solleva, si rialza, e sputa fuori tutto se stesso sui piedi e sulle mani e sulle teste di quel gregge di anime perse. Il punk allo Strega, che bella scena.

Oppure andate a leggervi i nomi degli scrittori finiti nella dozzina del Premio, fate scorrere il dito e fermatelo laddove comunque si fermerebbe da solo. Gipi, Unastoria, Coconino Press. Una graphic novel, e cioè un fumetto, che rischia di entrare in cinquina, un fumettaro che il prossimo 3 di luglio rischia di ritrovarsi a Villa Giulia. Questo, forse, non è punk?

UnastoriaPer certi versi sì, probabilmente. Il coraggio, la provocazione, lo sdoganamento, in questi giorni se ne sono dette tante, sulla presenza inedita di un tipo come Gipi nella lista dalla quale a metà giugno usciranno i finalisti 2014. La vera domanda da farsi, conoscendo lui e conoscendo la sua storia, sarebbe piuttosto quanto potrebbe mai interessare, a Gipi, farsi sdoganare dall’establishment letterario italiano. Una domanda che ha a che fare con la grande contraddizione in cui si ritrova a vivere – lo spiega benissimo in un pezzo fiume uscito nel numero di marzo della rivista «Lo straniero» e rilanciato da Minima et Moralia – da quando sul finire del decennio scorso è diventato il disegnatore più popolare del paese grazie alla graphic novel La mia storia disegnata male, il libro di fumetti più venduto (quarantamila copie) di sempre a queste latitudini. Una contraddizione di cui forse ha addirittura bisogno, per continuare, a cinquant’anni suonati, a coltivare la sua libertà creativa rifuggendo ogni possibilità di condizionamento.

La popolarità a Gipi ha portato soldi, e quindi potere, e gli ha permesso, per esempio, di improvvisarsi regista cinematografico e realizzare un film, peraltro notevole, come L’ultimo terrestre. Lo ha anche portato, come lui stesso ha spiegato benissimo in un più di un’occasione, a uscir fuori di testa, a smarrire la creatività, quel genio che, in qualche modo e in qualche tempo, aveva stretto tra le mani. E meno male, allora, che Gipi ha saputo tornare a fare Gipi, a scrivere e disegnare un libro così, come Unastoria, che è molto bello anche per chi ai fumetti e alle graphic novel magari non è avvezzo. Il che – questa sua effettiva universalità – forse potrebbe pure essere l’unica e sufficiente dimostrazione di quanto la sua presenza in dozzina sia opportuna. Ma chissà.

In fondo si tratta di un’ipotesi di rottura, e in quanto tale sarebbe quantomeno divertente vederla realizzata e praticata davvero. Non Johnny Rotten, ma Gianni Pacinotti, in arte Gipi, a sconquassare il Ninfeo. Intanto chiunque in questi giorni si trovasse a passare da Perugia potrebbe vederlo e ascoltarlo dal vivo, Gipi, sentirlo parlare di punk, musica, disegno e anarchia al Festival del Giornalismo. Insieme a lui un altro irregolare della cultura italiana, un altro pisano dalla testa dura e dal cuore tenero come Andrea Appino, leader degli Zen Circus, da anni una delle band più significative della scena alternativa del nostro paese. Si incontrano domenica all’ora di cena, praticamente sui titoli di coda dell’edizione 2014 della manifestazione.

@giovdoz

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