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Dai gattini alle scie chimiche, il web dei Cervelli sconnessi

Come nasce un video virale? Spesso è questione di marketing. Le risposte nel nuovo libro di Giuliano Santoro
Dai gattini alle scie chimiche, il web dei Cervelli sconnessi

Da quando nel 1964 Umberto Eco ha parlato per la prima volta di apocalittici e integrati, le due categorie sono state riproposte per riproporre due atteggiamenti contrapposti di fronte alle novità e alla contemporaneità. Giuliano Santoro nel suo nuovo libro Cervelli sconnessi. La resistibile ascesa nel net-liberismo e il dilagare della stupidità digitale (edizioni RX-Castelvecchi) si cala nel mare magnum del world wide web, provando a districarsi tra posizioni apocalittiche ed entusiasmi ideologici.

Per prima cosa Santoro ci porta a scoprire l’archeologia della rete e la sua nascita, in un connubio inestricabile tra i finanziamenti del comparto militare-industriale e le sperimentazioni delle controculture figlie degli anni Sessanta, un mondo popolato da generali ambiziosi, hacker e messia di un domani migliore, di cui forse la miglior sintesi sono i campioni dell’anarcocapitalismo di internet.

Giuliano-Santoro-cervelli-sconnessi copiaIl web non è un campo neutro, è attraversato da conflitti e poteri come il mondo fatto di carne. La rete non è un posto altro rispetto all’universo analogico ma ne fa pienamente parte, ci dice l’autore invitandoci a ragionare con lui passo passo e sempre con ironia.

Così impariamo a leggere l’harlem shake, il fenomeno virale mondiale, non solo come frutto di una moda nata per caso, ma come il prodotto di precise strategie di marketing. Perché sulla rete non siamo tutti uguali, come nel mondo di carne nel mondo digitale la voce di una persona “normale” non è forte come quella di un affermato blogger o di un personaggio pubblico, quella di un’azienda o di un politico non riceve lo stesso numero di click e di visualizzazioni di quella di un anonimo blogger. Per non parlare del ruolo dei grandi colossi della rete (Google, Amazon, Facebook…) sempre più potenti e di quello dei governi.

La storia della democrazia e della libertà assoluta in rete è una frottola ci dice Santoro, che non a caso ha coniato in un precedente libro la definizione di populismo digitale per spiegare il fenomeno Beppe Grillo, senza per questo negare le infinite possibilità di comunicazione e di pluralismo che la rete offre. Eppure anche la quantità infinita di notizie a nostra disposizione su internet finisce per non privilegiare i contenuti più interessanti, ma spesso a livellare verso il basso la qualità dell’informazione e della comunicazione fatta sempre più di gallerie di gattini buffi, video di papere sportive per catturare click, bufale e teorie del complotto come le famose scie chimiche.

Questo perché la rete, usata spesso in maniera simile alla televisione, è un media come gli altri, anche se con le sue caratteristiche non è una tecnologia di per se salvifica anche se potente e rivoluzionaria. E come tutte le tecnologie e i media per usarli servono consapevolezza, capacità di discernimento e selezione. Così se forse è morto il giornalismo tradizionale non di certo il giornalismo tout-court, perché oggi più che mai abbiamo bisogno di leggere la realtà, anche in maniera esplicitamente di parte, e di qualcuno che produca notizie e soprattutto le verifichi.

@valeriorenzi

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  • Enrico Veronese

    però “riproposte per riproporre” non si può sentire. Vi serve un editor.