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Unione europea, il diritto di intervenire sui singoli paesi

Se abbiamo un destino comune anche quello dei nostri vicini ci riguarda. Dunque dovrebbe esistere un diritto di ingerenza politica
Unione europea, il diritto di intervenire sui singoli paesi

Saranno le elezioni più euroscettiche di sempre, con l’avanzata dei populismi un po’ in tutta Europa. Eppure è proprio in questo momento che l’Unione diventa cruciale: l’uscita dalla crisi, le sfide geopolitiche ai confini orientali, il nuovo ordine economico dominato dal gigante cinese. Da qui L’urgenza europea (Bonanno Editore): una conversazione tra Sandro Gozi, sottosegretario alle politiche europee del governo Renzi, e Marielle de Sarnez, eurodeputata francese del MoDem e segretario generale del Partito democratico europeo, con le domande del corrispondente di Libération a Roma Éric Joszef. Si parla anche del ruolo della Germania negli ultimi anni: esiste un «diritto di ingerenza» dell’Europa negli affari interni di un paese? È il tema al centro dell’estratto che pubblichiamo.

L'URGENZA EUROPEA

Sandro Gozi: La sconfitta dell’Europa intergovernativa è evidente. Direi che il livello di efficacia di quest’azione è inversamente proporzionale al numero di summit che sono stati fatti in questi anni. Abbiamo battuto tutti i record, abbiamo fatto dei summit tutti i mesi e più summit si facevano e meno si era efficaci nell’azione pratica. Si è perso tanto tempo e si è raggiunto troppo poco, troppo tardi. Credo che Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, José Manuel Barroso e Herman van Rompuy abbiano delle grosse responsabilità, perché hanno teorizzato questo approccio, che Angela Merkel chiamava “il metodo dell’Unione”, un modo carino di dire “andiamo oltre il metodo comunitario”.

Quest’approccio è molto lontano dall’approccio democratico e politico che vogliamo. Questo metodo dell’unione, in realtà, concentra tutti i poteri nelle mani dei capi di Stato e di governo, dove teoricamente ogni Stato è uguale all’altro, ma dove, in pratica certi Stati sono più uguali di altri. È così che abbiamo avuto la Troika. Mi ricordo che, in occasione di una visita parlamentare ad Atene nel 2011, si diceva «non viene nessuno dell’ue, viene solo la Troika». Nessuno di questi capi di Stato e di governo, che reclamavano rigore senza politica di crescita, veniva a spiegarlo.

Questa Europa, l’Europa che noi proponiamo è agli antipodi dell’Europa della Troika. È vero che molti dei problemi dei nostri paesi rispettivi, l’Italia in primis, sono dovuti all’assenza di riforme interne durante tutti gli anni di crescita. Ma c’è comunque una parte di responsabilità tedesca nella mancanza di riforme europee, verso una maggiore solidarietà, quando invece la Francia e l’Italia erano state solidali con la Germania riunificata, non perché eravamo degli europei ingenui o sciocchi ma perché Kohl aveva una visione europea, perché voleva ancorare la Germania all’Europa, allargarla ai suoi vicini ad est, rendere impossibile una nuova strana avventura tedesca. È stato un impegno storico, fondamentale per noi. Ma la Germania di Angela Merkel si è chiusa in un gioco molto nazionale.

Marielle de Sarnez: Non condivido il tuo giudizio su Angela Merkel. Al contrario, le riconosco d’avere una visione europea forte, anche se questa visione è per forza di cose una visione tedesca, di cui non condivido tutti gli aspetti. Il problema non deriva da lei ma da noi. Dov’è oggi la visione europea della Francia? E c’è una visione francese dell’Europa? A queste due domande, la risposta è purtroppo negativa e mi rincresce molto. Si può arrivare ad una visione giusta dell’Europa solo se si confrontano e si nutrono più punti di vista diversi. Oggi purtroppo non è questa la situazione, e la responsabilità è unicamente nostra. Aggiungo infine che ciò che Angela Merkel costruisce oggi in Germania con una grande coalizione, merita il più grande rispetto. Vorrei che anche su questo aspetto la Francia traesse ispirazione!

Éric Jozsef: Ciò significa che i dirigenti politici dei diversi paesi devono intervenire sempre più direttamente nella politica dei loro vicini europei?

Sandro Gozi: È proprio così, dobbiamo essere coerenti con le scelte che facciamo. Se abbiamo un destino in comune, allora quello che succede dai nostri vicini ci riguarda. Nessuno se ne deve offendere, a meno che, certo, non si tratti di commenti idioti o xenofobi. Deve esistere un diritto di ingerenza politica. Per esempio, il fatto che in Ungheria, un primo ministro che appartiene al Ppe sembri così conciliante con una forma di legittimazione dell’antisemitismo, questo mi riguarda. Il fatto che ovunque in Europa, fioriscano dei movimenti populisti, questo mi riguarda. Il fatto che la Germania abbia una politica europea inadatta, anche questo mi riguarda. Il progetto europeo è un progetto democratico e per far vivere la democrazia europea, bisogna far emergere un dibattito transnazionale. In realtà, malgrado le apparenze e con delle differenze tra gli Stati, le opinioni pubbliche nazionali condividono molti argomenti di conversazione. Il prezzo dell’energia, l’immigrazione, la disoccupazione, la criminalità, etc., se ne parla in tutti i paesi. Se il dibattito pubblico si aprisse maggiormente, se i parlamentari nazionali si parlassero, intrattenessero uno scambio, si raccontassero di più, è chiaro che faremmo progredire questo sentimento di appartenenza ad una stessa Europa, dove gli interessi sono reciproci e il destino è comune.

Marielle de Sarnez: Per far vivere la democrazia europea, bisogna far vivere un dibattito europeo sulle politiche che vogliamo mettere in atto, a livello europeo e sui valori che devono ispirare le nostre scelte fondamentali. Il nostro destino è legato. Nel mondo che si sta preparando, sappiamo che se siamo uniti sulle cose fondamentali, avremo un peso e avremo voce in capitolo, invece, se saremo divisi, per forza di cose, saremo messi al margine. Il giorno in cui i popoli potranno scegliere il loro presidente e i loro deputati, a livello europeo, così come le politiche da portare avanti, quel giorno lì, la democrazia europea diventerà realtà. Quel giorno lì, l’Europa sarà forte, e rispettata nel mondo.

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  • A.U.

    Ci sarebbe da chiedersi: perché mai “saranno le elezioni europee più euroscettiche di sempre”? Ci sono più perché? E ancora, si può dare la responsabilità di ogni euroscetticismo solo alla crisi economica, pur gravissima?(all’avanzata cinese? al putinismo?)
    Tanti sono i perché.
    Tra tutti quello a mio vedere più importante riguarda gli scompensi tra politica ed economia che sono seguiti l’adozione della moneta unica.
    Soltanto la grande politica ci può tirare fuori da questa situazione di declinante stallo. L’individuazione di un percorso visionario e lungimirante che permetta di dare alla politica e alla democrazia liberale un ruolo di preminenza originale e originario, aldilà dei confini sempre più stretti e insensati degli stati-nazione europei; quella preminenza che eccessi burocratici ed eccessi materialistici-economici le hanno tolto.
    Una grande rivoluzione, senza eccessi retorici, ci vorrebbe… sulla strada dei grandi pensatori politici europeisti, nostri indimenticabili maestri…