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La Rosa Bianca, quei giovani contro il nazismo

Paolo Ghezzi spiega ai ragazzi una delle storie più emblematiche del cosiddetto secolo breve: un piccolo gruppo di studenti che si oppose alla follia di Hitler
La Rosa Bianca, quei giovani contro il nazismo

Paolo Ghezzi e l’Associazione “Il Margine” di Trento, attraverso la rivista e la casa editrice, da tempo studiano e tengono viva la memoria della Rosa Bianca, di quel movimento di studenti che si oppose, attraverso dei volantini diffusi e spediti in varie città della Germania, alla tirannide nazista. Attività che pagarono con il sacrificio della vita, stroncata dal regime.

E Ghezzi ripropone i suoi studi nella forma agevole di un abbecedario edito da “Il Margine” dal titolo La Rosa Bianca non vi darà pace. Abbecedario della giovane resistenza.

Un lavoro senza dubbio utile che, nella forma in cui viene pubblicato, può venire incontro anche ai giovani in quanto strumento agile ma allo stesso tempo approfondito per raccontare una storia fra le storie più emblematiche del cosiddetto secolo breve.

Il volume individua alcune fra le parole fondamentali che “guidarono” il gruppo di quei giovani guidati dai fratelli Scholl e da Alex Schmorell, nell’opposizione a Hitler: si parte, ad esempio, dal lemma Adesso passando per Amicizia, Europa, Maritain, Mann, Parola, Parresia etc.

Quello che colpisce però leggendo questo libro è l’eterno dilemma che ci si pone dinanzi al nazismo e cioè come sia stato possibile che nel cuore dell’Europa, nel ventre di un paese che tanto aveva dato alla cultura del vecchio continente si possa essere realizzata una simile barbarie; come sia stato possibile che un popolo intero si sia lasciato soggiogare da una ideologia tanto folle senza sostanziali e significativa resistenze. Se non affidandosi a sporadici gesti personali e di piccoli gruppi, come quello della Rosa bianca per di più composto da giovani studenti.

E questa non è una domanda retorica, perché ci interroga nella profondità del nostro animo: cosa avremmo fatto noi, come ci saremmo comportati (e come ci regoleremmo) soprattutto se in giovane età come i ragazzi di Monaco ?

Nel volume si intrecciano diversi temi: l’iniziale partecipazione di alcuni giovani della Rosa Bianca alle organizzazioni giovanili nazionalsocialiste (emblema di come il regime permeasse i gangli più profondi della vita sociale); l’invio al fronte come medici di Hans Scholl e Shmorell e come questa esperienza, vissuta nell’est Europa, estrema frontiera del lebenstraum, dove non c’erano essere umani, secondo la propaganda del regime, ma dei “sotto uomini”, avesse determinato il sussulto di coscienza di questi giovani di fronte alle atrocità della guerra e la ribellione e la resistenza (non violenta) nel tentativo, in parte vano, di richiamare i tedeschi alle proprie responsabilità e prendere coscienza dell’insostenibilità del sistema.

Scrive Ghezzi che: «Nel quarto volantino la Weiß Rose insiste sullo stesso tasto: non è mai troppo tardi per assumersi la responsabilità di una dissociazione, della resistenza, non si deve annegare nel senso di colpa ma decidersi, prima che sia troppo tardi».

Una opposizione intellettuale e colta ma allo stesso tempo dotata di una forte spiritualità religiosa e cristiana (cosa per molto tempo negata e nascosta soprattutto nella DDR dove resteranno “sepolti” i verbali degli interrogatori da parte della Gestapo perché ritenuti non conformi all’idea di una opposizione al nazismo di esclusiva matrice comunista) che li portava ad una comunione intima e profonda con le sofferenze dei più deboli (influenzati anche dalle prediche di Von Galen, vescovo di Munster, contro la famigerata operazione T4 che mirava ad eliminare sostanzialmente i portatori di handicap).

Di fronte a questo, e cioè al cenacolo nel quale maturò la resistenza di Hans e Sophie Scholl e dei loro amici, restano valide le parole di Vincenzo Passerini riportate nel libro quando annota che: «Quanti in Germania, nella colta Germania di quegli anni, non lessero gli stessi libri ? Eppure non seppero vedere ? E non seppero agire ? Il mistero della Rosa Bianca resta, alla fine, insoluto. È il mistero della libertà.

Ragionamenti che rispondono al dilemma della scelta ma che lasciano, drammaticamente, insolute tante altre domande. Mettendo ancor di più in risalto l’impegno e il sacrificio dei ragazzi di Monaco di Baviera.

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