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Il minestrone autobiografico dell’incompresa Asia/Aria

L’intera operazione è di un narcisismo infantile che non si addice ad una donna di quasi quarant’anni
Il minestrone autobiografico dell'incompresa Asia/Aria

Che cosa si può fare quando si è cresciuti in una famiglia di artisti e si ritiene misconosciuto il proprio talento? Se ci si chiama Asia Argento, si gira un film stile “famiglia vi odio” mettendo alla berlina padre e madre e ritagliandosi un personaggio di eroina bistrattata. In Incompresa, il film con cui la Argento regista concorre oggi a Cannes nella sezione Un certain regard, la protagonista si chiama Aria ed è nata nel 1975 come la regista, ha un padre che fa l’attore (cane) invece che il regista e, al contrario di Dario Argento, è bello da fotoromanzo, e una madre pianista invece che attrice che ha la stessa pettinatura di Daria Nicolodi, la mamma di Asia, e porta il cognome della nonna materna della regista.

La piccola Aria, che vediamo nel 1984, ovvero quando ha nove anni, si aggira facendo danno perché, come dice il titolo, è incompresa, e ogni suo tentativo di elemosinare amore dai genitori egoisti, crudeli e volgari fallisce miseramente. Anche la sua vita a scuola è un inferno: l’amica del cuore la tradisce, l’oggetto delle sue attenzioni romantiche la ignora, la rivale (con tette) la umilia.

Aria è una specie di gatto di strada che nessuno vuole con sé, porta un apparecchio ridicolo e si veste come una fashionista (incompresa), beve dal biberon e fuma fino a vomitare, assaggia liquori e canne, si domanda se interessa ai compagni di scuola «solo perché ho un padre famoso».

L’autobiografia sembrerebbe a tratti spostarsi anche sulla vita della stessa Asia e dell’ex marito Morgan: la figlia della coppia, Anna Lou, recita infatti la parte della sorellastra di Aria, Donatina, e le citazioni apparentemente dedicate alla coppia si sprecano, da Donatina che difende il padre dicendo «Mio papà è fighissimo», a un personaggio che, osservando i genitori di Aria, afferma: «Due così, i bambini non li dovrebbero neanche fare».

«Di me non importa niente a nessuno», dice Aria al suo gatto Dac. E la bambina che la interpreta, Giulia Salerno, ti strappa il cuore. Ma l’intera operazione, compresa la dichiarazione finale di Aria/Asia che, guardando in camera, invita il pubblico «ad essere più gentile con me», è di un narcisismo infantile che non si addice ad una donna di quasi quarant’anni, indipendentemente da ciò che ne pensano i francesi che amano Asia Argento incondizionatamente, proprio come lei vorrebbe.

@cinecasella

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