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Cannes, aspettando la Palma d’oro. Il toto-vincitori

Domani il gran finale della 67esima edizione del Festival di Cannes e tutta la Croisette freme di scommesse su chi la spunterà questa volta
Cannes, aspettando la Palma d'oro. Il toto-vincitori

E siamo finalmente alla resa dei conti: domani verranno annunciati i vincitori della 67esima edizione del Festival di Cannes, e tutta la Croisette freme di scommesse su chi la spunterà questa volta. Anche perché è stata un’edizione dignitosa ma non stellare come quella dello scorso anno, e i titoli papabili non sono poi così tanti, ma con ogni probabilità staranno polarizzando la giuria presieduta da Jane Campion.

In pole position c’è Winter sleep, il dramma lungo tre ore e mezzo diretto dal turco Nuri Bilge Ceylan: bellissime immagini, messaggio profondo, lentezza Mediterranea. Winter sleep piacerà ai più conservatori in giuria, a quelli convinti che un film d’autore debba anche essere faticoso, e debba snobbare tutti gli stilemi del cinema contemporaneo, soprattutto quello americano.

Dall’altra parte dello spettro si colloca Mommy dell’enfant prodige canadese Xavier Dolan: un fuoco d’artificio di passione e intensità emotiva, zeppo di errori e ingenuità, ma irresistibile come uno tsunami per la capacità di coinvolgere, commuovere, far sbellicare dalle risa con la sua storia di una vedova quarantenne alle prese con un figlio 16enne completamente ingestibile.

E se parliamo di tsunami, a molti è piaciuto il poetico Still the water della giapponese Naomi Kawase, che inizia e finisce con un tifone, e in mezzo racconta la vita e la morte con delicatezza infinita, creando il ritratto dolcissimo di una famiglia unita e piena d’amore.

La pastorale americana di Bennett Miller, Foxcatchers, è piaciuto a tutti i fan del cinema yankee classico stile Clint Eastwood: sobrio, secco, malinconico, quietamente devastante. Infine fra i papabili ci sono i fratelli Dardenne con Deux jours, une nuit, storia minima di una donna che cerca di salvare il proprio lavoro dalla spietatezza della dirigenza e dall’egoismo dei colleghi. Il dramma da camera di Olivier Assayas Sils Maria, entrato oggi in concorso, chiude il cerchio dei titoli più gettonati.

Proviamo a fare dei pronostici: secondo noi vincerà Mommy, che è La vita di Adele (Palma d’oro la scorsa Cannes) per il 2014, fallato ma emozionante, ricco di urgenza narrativa e di passione, un film di cui innamorarsi perdutamente. O da detestare senza riserve: se la giuria lo snobberà, probabilmente impalmerà Ceylan, premiando il cinema europeo più tradizionale (al cinema di Ceylan nessuno negherebbe l’entrata nell’Unione europea).

Se però la giuria si troverà incartata in un testa a testa fra due fazioni contrapposte – quella Dolan e quella Ceylan – probabilmente la spunteranno ancora una volta in Dardenne, già vincitori di due palme d’oro, perché il film dei due fratelli belgi non scontenta nessuno, e i registi hanno il dono di essere simpatici a tutti.

Il Premio della giuria e il Gran premio speciale della giuria andranno agli altri due contendenti, mentre per la regia crediamo che Naomi Kawase, ma anche la nostra Alice Rohrwacher, soprattutto se Jane Campion imporrà il suo gusto personale, abbiano speranze. Per la sceneggiatura invece potrebbe sorprendere Leviathan, il film russo di Andrey Zvyagintsev, che più di ogni altro riesce a ribaltare le aspettative, o Sils Maria, per la sua complessa struttura a scatola cinese.

Come migliore attrice la lotta è a tre: le francesi Marion Cotillard per il film dei Dardenne e Juliette Binoche per quello di Assayas, e la meravigliosa canadese Anne Dorval, la Mommy del film di Dolan. Come miglior attore invece la lotta ci sembra fra Timothy Spall, che in Mr. Turner di Mike Leigh interpreta il pittore del titolo, il trio di interpreti di Foxcatchers (Channing Tautm, Mark Ruffalo e Steve Carrell), o Antoine-Olivier Pilon, il ragazzo fuori di testa di Mommy.

 @cinecasella
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