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Effetto Renzi in Europa: il nuovo asse Roma-Berlino

Germania e Italia sono i due pesi massimi dell'Unione. I rapporti tra i due paesi non erano così cruciali per l'Europa dagli anni Ottanta
Effetto Renzi in Europa: il nuovo asse Roma-Berlino

Le elezioni europee hanno stravolto i rapporti di forza in Europa. A Parigi c’è una regina di nome Marine Le Pen e il presidente Françoise Hollande è ancora più debole di quanto non fosse prima. In Gran Bretagna lo Ukip di Nigel Farage è diventato il primo partito. Anche la stessa Angela Merkel, pur saldamente in testa in Germania, perde voti e vede crescere alla sua destra un partito nazional-liberale ed euroscettico il cui radicamento ha conseguenze ancora difficilmente calcolabili.

Resta l’Italia, il paese considerato forse più a rischio di tutti prima delle elezioni, ma che ha sorpreso tutti gli analisti offrendo un largo consenso al Partito democratico. Matteo Renzi è l’unico premier dei grandi paesi europei uscito rafforzato dalle elezioni europee. Al prossimo parlamento europeo il Partito democratico non sarà non solo il gruppo più numeroso all’interno del Partito socialista, ma anche il secondo in assoluto dopo la Cdu-Csu di Angela Merkel. Un risultato che oggi pone il premier italiano in una condizione di grande forza, tra l’altro alla vigilia del semestre di presidenza italiana dell’Ue.

Merkel e Renzi sono destinati a formare un asse Roma-Berlino inimmaginabile solo fino a pochi giorni fa e riportando così l’Italia a svolgere un ruolo da protagonista in Europa. Dopo anni di “estraniazione strisciante” tra Italia e Germania potrebbe riaprirsi una vera e decisiva collaborazione.

Già con la recente visita di Matteo Renzi a Berlino si erano poste le basi per un rilancio delle relazioni politiche italo-tedesche. Allora Angela Merkel fu molto cauta, del resto Renzi era il quinto presidente del consiglio italiano che incontrava e il terzo solo negli ultimi tre anni. Tuttavia, il fatto che Renzi, diversamente da Letta e Monti, avesse un partito forte alle spalle lo poneva in una posizione di evidente vantaggio rispetto ai suoi predecessori. Il risultato straordinario delle elezioni europee elimina gli ultimi dubbi e rende l’Italia e il suo presidente del Consiglio ancor più credibili e forti.

Le relazione italo-tedesche
Anche se Renzi e Merkel non potrebbero essere più diversi, tra i due sembra esserci anche una reciproca simpatia di fondo che risale alla scorsa estate, quando l’allora sindaco di Firenze venne ricevuto al Cancellierato.

Far ripartire le relazioni politiche italo-tedesche sarà comunque un’operazione lunga e difficile perché la classe dirigente politica ed economica tedesca è diffidente nei confronti della classe dirigente del nostro paese. Il costante caos politico che ha caratterizzato l’intera Seconda Repubblica e la crisi economica internazionale che ha messo in evidenza le croniche difficoltà strutturali del sistema economico e sociale italiano non hanno fatto altro che aumentare l’«estraniazione strisciante» in corso da tempo.

A parte le numerose attività culturali e l’intreccio di legami imprenditoriali e personali tra le classi dirigenti italiane e tedesche, i vertici bilaterali sono diventati privi di rilevanza politico-economica e, soprattutto in Germania, privi di risonanza mediatica. Per ritrovare l’ultima iniziativa di collaborazione tra i due governi si deve risalire al piano Genscher-Colombo del 1981 che fu poi alla base della Dichiarazione di Stoccarda (1983) per una maggiore integrazione europea.

Italia «peso massimo» dell’integrazione europea
La Germania e l’Italia sono due degli stati membri fondatori della Comunità europea e anche se l’Unione è diventata un organismo molto più complesso rispetto agli esordi, resta il fatto che Italia e Germania (insieme alla Francia) sono due pilastri fondamentali dell’Unione europea. L’Italia è anche il terzo contribuente netto dell’Ue dopo Germania e Francia e – come ha ricordato il ministro degli esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier in un’intervista prima della sua ultima visita ufficiale a Roma – l’Italia resta un «peso massimo» politico dell’integrazione europea.

Negli ultimi anni il fecondo ancoraggio europeo dell’Italia è stato messo in discussione in più occasioni, sia nel momento in cui bisognava rispettare i parametri per non perdere il treno dell’euro sia con la recente crisi economico-finanziaria. Se fino al periodo immediatamente precedente alla crisi il disinteresse e l’indifferenza reciproca fu definito da Gian Enrico Rusconi «una pesante sconfitta della nostra generazione», negli ultimi anni è stato dato il colpo di grazia ai rapporti politici tra i due paesi.

Da una parte, in Italia, abbiamo visto crescere un fronte antitedesco sempre più numeroso e agguerrito e, dall’altra, l’Italia è diventata un problema per i tedeschi a causa della scarsa cultura della stabilità politica. Oggi da Roma arriva finalmente un segnale di discontinuità rispetto a questa tendenza e si guarda all’Italia con molto più ottimismo.

Il possibile asse tra Renzi e Merkel potrebbe rappresentare un significativo cambio di rotta. Non siamo ancora ai tempi del piano Genscher-Colombo, né tantomeno alle collaborazioni di Adenauer e De Gasperi, ma ci sono le condizioni per un’apertura di credito importante che l’Italia non può permettersi di sprecare. La strada per contare in Europa e difendere i nostri interessi non è rappresentata dall’improbabile asse euro-mediterraneo o da una autolesionistica contrapposizione tra nord e sud d’Europa, ma in un rapporto costruttivo con Berlino.

L’interscambio commerciale
Anche l’interscambio commerciale tra Berlino e Roma resta florido. La Germania è il nostro principale partner commerciale sia nelle importazioni che nelle esportazioni e a conferma della solidità delle relazioni commerciali si è svolto a Roma, l’8 maggio scorso, il secondo Forum economico italo-tedesco a cui hanno partecipato anche i due ministri degli esteri Frank-Walter Steinmeier e Federica Mogherini. Il ritrovato ruolo di primo piano dell’Italia in Europa servirà anche per riannodare il filo spezzato delle relazioni politiche tra due paesi il cui destino in Europa resta inevitabilmente legato.

@uvillanilubelli

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  • Gianmaria Italia

    Tra una settimana al Bundestag si discute il ddl congiunto SPD-CDU che prevede l’espulsione degli stranieri disoccupati da più di sei mesi, anche se sono cittadini dell’UE. Il successo di Renzi deve ora tradursi in accordi di tutela dei nostri connazionali che in Germania non hanno mai fatto gli avventurieri ma hanno portato lavoro onorando l’Italia.