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L’età oscura di René Guénon

Un saggio di Giuseppe Cognetti introduce il grande pensatore francese, pioniere della “filosofia interculturale”, nel circuito della cultura accademica italiana
L'età oscura di René Guénon

«Guénon, indipendentemente dal fatto che si sia o meno d’accordo col suo pensiero, è stato un grande pioniere del confronto fra culture e tradizioni, ed a mio parere è proprio nel nuovo orizzonte disegnato dalla filosofia interculturale, ancora poco nota e poco frequentata, che va letta la sua opera imponente». Così scrive il filosofo Giuseppe Cognetti, docente all’Università di Siena, nella prefazione alla nuova edizione di una corposo studio pubblicato con il titolo L’età oscura. Attualità di René Guénon (Mimesis Edizioni).

cover eta oscura

Il volume va salutato come il definitivo ingresso del grande pensatore francese nel circuito della cultura accademica italiana, dopo i precedenti tentativi di Piero di Vona, Alessandro Grossato, Enrico Montanari e il compianto Franco Volpi, che addirittura lo incluse coraggiosamente in un manuale di filosofia per i licei.

Il lavoro di Cognetti, in verità, si qualifica come la migliore introduzione italiana (accanto all’importante e impeccabile lavoro dello storico delle religioni outsider Nuccio D’Anna, uscito nel 1989 con il titolo René Guénon e le forme della Tradizione) all’opera di colui del quale André Gide confessò che avrebbe potuto modificare la sua esistenza se l’avesse conosciuto prima.

Ma chi è stato dunque René Guénon (1886-1951)?

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Cognetti risponde risolutamente: è stato innanzitutto un iniziato, e ciò sta a significare che la sapienza di cui si è reso il più possibile trasparente strumento di comunicazione è una gnosi, ovvero una conoscenza salvatrice, comune e rintracciabile nel cuore delle più lontane tradizioni, forme diverse dell’unica Tradizione.

Di qui la risoluta e senza appello critica di tutti quei segni del Regno della Quantità (superstizione della scienza e della vita, illusioni riduzionistiche varie), perseguiti dalla Modernità e portati alle estreme conseguenze nell’attuale Postmodernità, vero e proprio regno della Controiniziazione.

Tuttavia, e l’autore lo sottolinea con vigore nella conclusione, non si tratta di una visione nichilistica, innanzitutto perché Guénon ha ammonito di non interpretare i dati ciclici in termini troppo letterari, poi perché l’annientamento di nessuna realtà può essere mai assoluto, infine e soprattutto perché il ritorno dello Spirito è vicino proprio perché abbiamo toccato quasi il punto finale della discesa. Come scrisse nel Pellegrino Cherubico Silesio, grande mistico cristiano del Seicento, «se non si gusta l’Inferno, non ci si può elevare al Paradiso».

In armonica corrispondenza il volume è accompagnato dal notevole cd Aurora, realizzato da Paolo Cognetti (che ne spiega il progetto nella presentazione Musica ed esperienza interculturale) con un ensemble di valenti esecutori e registrato («nelle ore notturne quando la coscienza è meno vigile») nella Cappella del Santo Graal della cattedrale di Valencia («luogo di altissimo valore simbolico e di straordinaria energia, che ci ha accolto nel suo sacro abbraccio»).

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