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Ogm, niente terrorismo ma decidere spetta alla politica

Il tema pone un insieme di implicazioni che vanno oltre la ricerca scientifica e chiamano in causa la politica e le sue istituzioni

Gentile senatrice a vita Cattaneo, la ringrazio per la risposta alla mia lettera aperta sugli Ogm, ma alcune sue affermazioni lì contenute meritano un chiarimento per continuare il dialogo in modo produttivo.

Io non ho mai spaventato i consumatori «con allusioni, dubbi, paure o angosce» e non ho proposto letture per ricordare «cosa pensavamo nel secolo scorso della tematica degli Ogm». In realtà si tratta di una questione non conclusa, neanche nel mondo scientifico.

È vero, alcuni scienziati italiani, non “gli scienziati italiani”, «hanno studiato, valutato e deciso: gli Ogm anche sperimentati in pieno campo sono un elemento indispensabile per il progresso del paese e anche per aumentare la qualità dei notri prodotti tipici», alcuni, e lei tra questi, hanno promosso un appello pro-Ogm alla vigilia della sentenza del Tar sulla coltivazione del mais geneticamente modificato nel Friuli.

Gli scienziati del rapporto pubblicato dall’Unctad, la Conferenza Onu sul commercio e lo sviluppo, hanno comparato la sicurezza alimentare in 5 paesi Sud americani non-Ogm (Cile, Columbia, Venezuela, Perù, Bolivia) con quella in 4 paesi Ogm (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay). Nei non-Ogm i miglioramenti sono molto simili mentre in quelli Ogm si rileva una maggiore inclinazione alla insicurezza alimentare. Era il 2013, non il secolo scorso. Sempre nel 2013 Science ha pubblicato i dati sull’aumento delle vendite di pesticidi e l’aumento dell’uso dei diserbanti proprio in relazione alle piante nei campi transgenici. Questo mentre aumenta la tolleranza delle erbe infestanti agli erbicidi, l’insorgenza di insetti resistenti alle tossine prodotte dalle piante geneticamente modificate e il rischio di contaminazione genetica di varietà locali. La comunità scientifica è divisa sul tema Ogm.

Questo insieme di implicazioni, senza l’intenzione di spaventare chicchessia, ha portato l’Ue, nel Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea-Tfue, ad adottare il Principio di precauzione in materia ambientale per una tutela «fondata sui principi della precauzione e dell’azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all’ambiente e sul principio di “chi inquina paga”». Proprio con riferimento alle fonti primarie dell’Ue il Tar del Lazio con la sentenza del 23 aprile 2014 ha respinto il ricorso di coloro che volevano coltivare mais geneticamente modificato in Friuli, motivando che «quando sussistono incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, possono essere adottate misure protettive senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi». Lo scorso 12 giugno il Consiglio dei ministri europei dell’ambiente ha concordato il nuovo testo di Direttiva europea prevedendo che ogni Stato membro sia autorizzato ad assumere un proprio provvedimento di divieto o limitazione di Ogm nel proprio territorio. Come aveva fatto il governo italiano per il mais transgenico in Friuli e come il governo Renzi ha confermato di voler continuare a fare.

Credo che dobbiamo andare oltre la giustapposizione dei nostri punti di vista sulla questione affinché sia possibile un confronto positivo.
Per questo mi interessa che lei si esprima sulle questioni sostanziali che ho sollevato. Partiamo dalla relazione tra Ogm e la fame nel mondo dato che ogni anno muoiono di fame e malnutrizione milioni di persone nel mondo e 850 milioni soffrono la fame. Dalla facoltà di Agraria dell’università di Milano hanno rilevato che solo in Italia ogni giorno finiscono nelle discariche 4 mila tonnellate di alimenti acquistati e non consumati. Il 15% del pane e della pasta, il 18% della carne e il 12% della verdura e della frutta. Ognuno in un anno butta circa 27 chili di cibo commestibile, più di 500 euro di spesa. I supermercati eliminano circa 170 tonnellate all’anno di cibo perfettamente consumabile: alimenti ancora sigillati che sono stati ritirati dagli espositori perché dopo due giorni scadono, o perché la confezione ha dei difetti nel marchio o nell’etichetta, perché non è più di moda, o ancora perché l’alimento è esteticamente troppo maturo, come le banane con la buccia a macchie marrone. Il cibo di scarto nasce già mentre viene prodotto, poiché il margine di guadagno sarebbe troppo basso così non viene raccolto. Circa il 15% dell’intero raccolto di zucchine diventa rifiuto. Un altro 10-15% viene scartato per questioni estetiche: arriviamo così al 30% del cibo prodotto che diventa scarto. Con ciò che scartano la grande distribuzione e i consumatori finali si raggiungono 6 milioni di tonnellate di alimenti scartati ogni anno in Italia. Basterebbero a sfamare tre milioni di persone. Guardiamo ancora più in là, ai circa 80mila pasti quotidiani che Milano Ristorazione cucina per 450 istituti scolastici milanesi: circa 8 tonnellate di cibo scartato al giorno sulle 32 tonnellate complessive di cibo preparato al giorno, il 25%. C’è un margine amplissimo di lotta allo spreco.

Il modello di sviluppo agricolo della filiera agro-alimentare fondato sugli Ogm si fonda sulla brevettazione delle sequenze geniche degli organismi modificati, quindi sulla privatizzazione della conoscenza. Il fine non è quello di nutrire il Pianeta ma proporre un modello commerciale per il controllo delle sementi e la dipendenza degli agricoltori, pesticidi ed erbicidi inclusi, con la conseguente distruzione delle reti di agricoltura locali. è proprio quella tipicità locale che caratterizza l’Italian Food e ci rende competitivi e attraenti nei mercati del mondo.

Concordo con lei sulla utilità che tutti i derivati da Ogm abbiano «una specifica etichetta che informi il consumatore». Sono interessato agli sviluppi del biotech sia per i test sugli alimenti sia per il sequenziamento delle piante al fine di vedere l’efficacia degli incroci vegetali, come è stato fatto per la vite senza Ogm. Ma converrà con me sulla evidenza dell’ampiezza delle implicazioni legate all’introduzione degli Ogm: spreco e sicurezza alimentari, impatto ambientale, la disponibilità della conoscenza come bene comune, apertura dei mercati e giustizia sociale. Insomma la questione della sostenibilità.

Come può vedere sono un insieme di implicazioni che vanno oltre la ricerca scientifica e chiamano in causa la politica pubblica e le sue istituzioni. Il parlamento non è una camera delle corporazioni e le sue prerogative e responsabilità di valutazione e di scelta non possono essere sostituite dalle decisioni di alcuni scienziati per quanto prestigiosi essi siano.

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  • Dario Bressanini

    Caro Senatore Cortiana, la comunita’ scientica non e’ AFFATTO divisa sugli ogm. A meno che per lei una divisione tipo 97% contro 3% le sia sufficiente per affermare quando dice. Sugli OGM la sinistra usa la STESSA strategia della destra conservatrice americana sul riscaldamento globale, andando a prendere quel 3% di scienziati che hanno una opinione contraria sbandierandoli con la frase “la comunita’ scientifica e’ divisa”.

    Per il resto l’articolo e’ un florilegio di luoghi comuni. Ne indico solo due: gli ogm NON sono un sinonimo di “modello agricolo”. Ci sono ogm adatti alle monocolture e ogm adatti alle piccole produzioni di nicchia. Cosi’ come ci sono produzioni convenzionali di nicchia e grandi monocolture, di cui abbiamo comunque bisogno proprio per produrre quei prodotti DOP che vengono tanto sbandierati.

    Per quel che riguarda i brevetti, forse non sa che ormai moltissima frutta e verdura, in vendita comunemente al supermercato, e’ brevettata. Frutta convenzionale. Le mele Ambrosia ad esempio, o le Pinova.
    Sino a quando non si riuscira’ a eliminare i falsi miti sugli ogm e ricollocarli nel giusto contesto della discussione pubblica questo rimarra’ un dialogo tra sordi, soprattutto tra la comunita’ scientifica (a parte pochissime eccezioni come dicevo prima) e la politica.

  • Ander Elessedil

    Ho letto i tre articoli, e devo dire che con questa ultima replica lei non risponde a quanto sollevato dalla senatrice Cattaneo, sviando il discorso sullo spreco di cibo, il quale non era l’argomento del suo primo articolo.

    Per esempio, parla di “tipicità locale” da tutelare, ma non accenna minimamente al fatto, evidenziato dalla senatrice, che molti prodotti DOP o IGP italiani sono oggi possibili grazie agli OGM. Senza dimenticare, aggiungo io, che il “prodotto tipico italiano” sta raggiungendo una certa inflazione. Ormai basta essere piccoli e prodotti in pochi luoghi per essere automaticamente “di qualità”.

    Inoltre, avere paura della “privatizzazione della conoscenza” è quantomeno curioso. Non abitando in un paese dirigista comunista, la conoscenza è sempre di chi la scopre, o meglio, di chi la brevetta. Oppure lei è per l’abolizione del brevetto tout court? (posizione logica che discende dalle sue considerazioni)

    Gli scienziati chiedono di poter studiare, indagare e progredire nella conoscenza, senza obsolete e oscurantiste chiusure ideologiche.