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La scienza è d’accordo: meno Ogm più pesticidi

È naturale che la politica debba avere l’ultima parola. La speranza – meglio l’attesa dei cittadini – è che la dica essendo bene informata

Gentile onorevole Cortiana, se il dialogo deve proseguire, occorre fare chiarezza su un paio di punti. Per prima cosa la scienza non funziona come pensa la maggioranza dei politici italiani. Ossia che basta dare la parola a singoli laureati in una qualunque disciplina scientifica per dire che la scienza è divisa sul tema Ogm. Tutti – ripeto tutti – gli scienziati internazionalmente qualificati e che hanno pubblicato secondo gli standard internazionali ricerche sperimentali concordano che gli Ogm sono una alternativa valida all’eccessivo uso di pesticidi, per l’incremento della qualità delle produzioni alimentari ed anche per la tutela dell’ambiente. Naturalmente non ci servono tutti i tipi di Ogm, ma facendo una valutazione caso per caso. Ad esempio, gli scienziati specializzati mi spiegano che è meglio non coltivare colza resistente ad erbicidi in Italia, mentre coltivare mais Bt sarebbe una scelta saggia ed anzi da incoraggiare.

Inoltre, le maggiori società scientifiche italiane, i vertici delle accademie e moltissimi dei più prestigiosi scienziati italiani (Levi Montalcini, Dulbecco, Rubbia, Garattini, Hack, Veronesi, etc.) hanno concordato con le tesi degli esperti sugli Ogm. Detto ciò, per fortuna, esiste anche uno sparuto gruppo di scienziati che ha espresso dubbi, cautele ed anche contrarietà. Le ricordo che gli scienziati, come diceva Enrico Cuccia su altra materia, oltre che contarli li si pesa, e a meno che non mi faccia nomi e cognomi di rilievo, la bilancia dice che la scienza italiana è favorevole allo uso e studio degli Ogm.

Secondo aspetto. Lei cita Science come se tale prestigiosa rivista avvalorasse le tesi degli anti-Ogm. In realtà io leggo che Science spiega che in dodici anni (2000-2012) la spesa per pesticidi negli Usa che usano Ogm é rimasta ferma a 9 miliardi di dollari. In un’Europa quasi Ogm-free siamo passati da 6 a 12 miliardi di dollari spesi per pesticidi nello stesso periodo. Cosa si dovrebbe concludere da questi dati se non che la scelta di ripudiare gli Ogm ha condotto ad un maggior uso di pesticidi in Europa che annovera le prime tre multinazionali al mondo per la produzione di agrofarmaci? Science spiega anche che in Italia usiamo 5,6 chili di pesticidi per ettaro, mentre negli Usa ne usano 2,2 chili per ettaro: quale tipo di agricoltura ha ridotto l’impatto della chimica in agricoltura?

Ora lei mi chiede se gli Ogm servono a ridurre la fame nel mondo citando gli sprechi alimentari che facciamo nei paesi sviluppati ogni giorno. Gli sprechi sono certo un’offesa al buon senso, ma nessuno pensi che esistano dei vasi comunicanti tra Italia e Africa sub-sahariana per cui ogni ortaggio non sprecato da noi finisce nel loro piatto, e che ogni goccia d’acqua risparmiata da noi serve a combattere la loro siccità.

Non funziona così. Nessuno degli Ogm oggi in commercio può servire a ridurre la fame nel mondo, sono piante progettate per i paesi sviluppati e per agricolture avanzate: sono fatti da aziende private che fanno utili e non beneficenza. Mi sembra addirittura strano doverlo spiegare. La fame nel mondo può essere validamente combattuta da scienziati pubblici, finanziati da organizzazioni pubbliche, che in collaborazione con scienziati dei paesi in via di sviluppo allestiscano piante Ogm resistenti alle patologie vegetali o alle siccità che minacciano i raccolti in quei paese. Senza dover ricorrere ad ulteriori agrofarmaci. Si tratta di ricerche senza fini di lucro e che devono fare università ed enti di ricerca.

Le strategie di spaventare i consumatori sugli Ogm mentre li mangiamo da decenni senza essere informati con adeguate etichette, è una pratica che penalizza i paesi meno fortunati. I colleghi scienziati mi fanno notare solo che in quei luoghi non si usano né agrofarmaci né fertilizzanti di sintesi e la situazione non é davvero invidiabile, ma pur di combattere sulla loro pelle una battaglia tutta ideologica che dovrebbe restare da noi, si strumentalizza la loro insicurezza alimentare.

Non é certo con la devozione alla dea Natura che si risolveranno i problemi di quelle popolazioni, ma con più ricerca, più sperimentazione in campo di Ogm e più ricerca senza fini di lucro su piante che non interessano le multinazionali come, capisco dai colleghi, sorgo, miglio o cassava. Quello che invece va ridotto é l’uso delle ideologie indifferenti alle problematiche di chi muore per fame e malattie perfettamente curabili.

È naturale che la politica debba avere l’ultima parola. La speranza – meglio l’attesa di noi cittadini – è che la dica essendo bene informata. Ma non è sempre così e per esperienza diretta noto che spesso non è così sui temi che sono più distanti dalle competenze specifiche di molti di coloro che siedono in parlamento. Mi riferisco ai temi che hanno a che fare con scienza, innovazione, tecnologia. Stamina docet.

È quindi necessario che chi può documentare competenze faccia da sentinella “all’ultima parola della politica” e si metta a disposizione di chi, in politica, voglia veramente interrogarsi e sapere sul tema. Sperando di trovarne. Lo stesso presidente del consiglio in senato ha riferito che le tecnologie sono il futuro. Bisogna però conoscerle, aggiornarsi e reclutare nella discussione politica chi quelle tecnologie le pensa, le sviluppa, le dimostra. Invece di lasciarli perennemente fuori, magari restando ancorati alle discussioni del secolo scorso.

Infine per quanto riguarda il prestigioso Italian Food che lei cita usando un termine inglese, lei non risponde all’obiezione che quel cibo italiano si fa da decenni alimentando vacche e maiali con mangimi Ogm e che questo dato oggettivo che nessuno contesta è taciuto ai consumatori. Mi dica piuttosto che una politica trasparente e responsabile deve far sì che da domani tutti gli alimenti derivati da piante Ogm verranno adeguatamente etichettati e che il consumatore verrà finalmente informato di cosa consuma sin dal 1996, nel silenzio assordante anche delle da lei citate commissioni parlamentari. Quest’ultima parola langue.

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  • Vir

    Vedo con molto piacere che la scienza sta arrivando sui quotidiani e che finalmente si discute di cose che vanno oltre i pettegolezzi di corridoi che piacciono tanto ai nostri giornalisti e non solo.
    Ho detto più volte che viviamo in questo Paese di una crisi socio/culturale più che economica. Insomma il concetto di scienza è tutto da fare o fa fatica ad avanzare. Purtroppo si continua a fare finta che si può sopperire a tutto con la trovata, con il genio italico. Il famoso “hai visto mai” è sempre meglio dello studiare e dello sputare sangue sui libri!
    Vorrei tanto che questo Paese si convincesse che scorciatoie non esistono e che il “normale” è quello che pesa ed è difficile.
    Sono ottimista, il cambiamento avanza ed è evidente, ce la faremo!
    Saluti di sinistra
    Vir