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Unione europea, i sei mesi della svolta su crescita e lotta alla povertà

La presidenza italiana si impegni nel rafforzamento delle tutele sociali. La costituzione di un fondo comune di sostegno alla disoccupazione sarebbe un segno concreto di solidarietà europea

La presidenza italiana del semestre europeo non può essere di ordinaria amministrazione. Come ha ribadito più volte il presidente Renzi, deve segnare una svolta effettiva nelle politiche dell’Unione.

La svolta deve essere coerente con il patto fondamentale della Comunità che non è solo di stabilità ma anche di crescita. Finora non è stato così; e ciò ha contribuito ad accrescere la disaffezione o addirittura il rifiuto dei cittadini verso l’Europa, che si è manifestato nell’esito preoccupante delle recenti elezioni per il parlamento europeo.

La svolta deve tradursi in un cambio visibile delle politiche economiche capace di promuovere la crescita, dopo anni di stagnazione e di recessione. In tal senso la presidenza italiana intende spingere per la revisione della strategia Europa 2020, per renderla più efficace al fine di promuovere effettivamente una crescita “intelligente, sostenibile e inclusiva”.

La nuova agenda di politica economica dovrà basarsi sul binomio riforme strutturali e investimenti per la crescita e per l’occupazione, rafforzando l’attuale coordinamento delle politiche economiche nazionali «al fine di massimizzarne le ricadute positive e rendere visibili ai cittadini il valore aggiunto di sforzi di riforma coordinati in tutta Europa».

Qui voglio sottolineare le ricadute sul piano dell’occupazione, che sono di prioritaria importanza per l’Europa e per l’Italia in specie. Non basta una crescita qualunque; non possiamo permetterci di continuare con crescita zero e neppure con una jobless growth.

A tal fine la presidenza deve lavorare perché nel medio periodo la Unione si doti di una politica industriale comune, in particolare incentivando la crescita dimensionale delle Pmi e la ricerca nei settori trainanti delle tecnologie abilitanti e in quelle già individuate come prioritarie dagli European Competitiveness report annual.

L’impegno per la crescita deve accompagnarsi con un rafforzamento delle politiche per l’occupazione e per il welfare, tradizionalmente carenti nelle priorità europee.

Ciò è necessario – afferma il programma – se si vuole evitare il deterioramento della coesione sociale e le sue drammatiche ripercussioni anche in tema di governance economica e democratica. Per questo la presidenza intende attivarsi per rafforzare il pilastro sociale dell’Unione nel quadro della revisione della strategia Europa 2020.

Il primo impegno riguarda il contrasto alla disoccupazione, in particolare giovanile, che è la sfida più grande per l’Unione. L’impegno deve fare ricorso a strumenti fin qui poco utilizzati: dalla promozione della mobilità transnazionale e transfrontaliera specie per la manodopera di alta qualità, all’uso del potenziale di occupazione del terzo settore e dell’economia sociale, alle opportunità di nuovi lavori derivanti dalla transizione all’economia verde, e infine alla “ricostruzione” del capitale umano.

Quest’ultimo obiettivo è particolarmente urgente per l’Italia, e richiede investimenti per potenziare e aggiornare gli skills dei giovani, da cui dipende la competitività di tutti i sistemi economici, più che mai nella società della conoscenza.

In tema di occupazione giovanile l’Italia ha urgenze anche più pressanti di altri paesi, a cominciare dal rafforzamento di apprendistato e tirocinio come strumenti per favorire la transizione da scuola a lavoro.

L’implementazione efficace della garanzia giovani è un test importante, perché questa è la misura più importante finora presa dall’Europa in tema di occupazione. La presidenza italiana sollecita ad intensificare l’impegno in tale direzione con iniziative nazionali e con lo scambio di buone pratiche; sollecita a porre particolare attenzione sul ruolo dei servizi pubblici per l’impiego, perché il loro funzionamento è fondamentale per promuovere un migliore ricambio fra domanda e offerta di lavoro.

Questi impegni valgono in primo luogo per il nostro paese, dove la garanzia giovani è appena avviata, e deve essere sostenuta con una mobilitazione comune, delle istituzioni delle parti sociali e delle imprese.

Fra le misure necessarie per garantire la coesione sociale due sono indicate come prioritarie: la lotta contro la povertà e la questione degli stabilizzatori automatici.

La crescita della povertà in tutti i paesi, ancora una volta con particolare gravità in Italia, è una delle conseguenze più drammatiche della crisi e dell’aumento delle diseguaglianze economiche e sociali che colpiscono non solo i disoccupati ma anche larghi strati di lavoratori, i working poors. Tali fenomeni costituiscono una violazione inaccettabile della promessa originaria dell’Europa, che era di favorire l’armonizzazione nel progresso delle condizioni di vita dei cittadini.

In particolare la presidenza italiana dovrebbe attivare misure specifiche per combattere la povertà dei bambini: forse l’aspetto più grave del degrado sociale che pone un’ipoteca gravissima sulla vita di tante persone nei nostri paesi.

L’obiettivo posto dalla presidenza di avviare la costituzione di un fondo comune di sostegno alla disoccupazione – come già anticipato dalla Commissione – sarebbe un segno concreto di solidarietà europea. Esso contribuirebbe all’assorbimento degli shock asimmetrici che minano non solo la coesione ma la stabilità stessa dell’edificio comunitario, e che non possono essere più compensati da variazioni dei tassi di cambio.

Un’assicurazione europea contro la disoccupazione – lo rileva un economista come Luigi Zingales – non avrebbe il difetto, temuto dai tedeschi, di favorire la crescita incontrollata e unidirezionale di trasferimenti, perché opererebbe per tutti, compresa la stessa Germania; e non indurrebbe deficit maggiori, anzi ridurrebbe le spese le spese in assistenza durante le crisi.

Su questi temi l’impegno della presidenza italiana può essere decisivo per far cambiare di passo le politiche europee. Il test riguarda insieme il rafforzamento delle politiche per la crescita e per l’integrazione economica del continente e l’approfondimento della dimensione sociale, con il potenziamento degli istituti di welfare intesi non come assistenza ma come investimento sociale.

Superare la marginalità della dimensione sociale dell’Europa è conforme alle indicazioni del Trattato (l’art. 9) che vincola l’Unione a valutare e valorizzare le implicazioni sociali di tutte le iniziative legislative e amministrative. E sarebbe un segno concreto, il più tangibile ai cittadini, per riavvicinarli all’Europa, a quella economica e a quella politica.

Aiuterebbe anche l’azione riformatrice in Italia che riguarda oggi molti di questi temi: in primis la riforma e l’estensione degli ammortizzatori sociali, il rafforzamento delle politiche attive del lavoro, la semplificazione delle procedure e delle regole del lavoro.

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