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Cooperazione, così l’Italia cambia passo nel mondo

Il provvedimento non è solo una modifica che va a cambiare come funziona tecnicamente un determinato settore di intervento del ministero degli esteri, ma è un intervento che inciderà in modo complessivo su come l’Italia riesce a sviluppare la propria proiezione internazionale

Una vera riforma di sistema, che arriva al termine di un percorso di almeno 15 anni e che è stato tentato in almeno quattro legislature. Questa è la riforma della cooperazione, per come l’abbiamo approvata alla camera il 17 luglio 2014 (manca una terza lettura confermativa del senato). La riforma della cooperazione non è, infatti, solo una modifica che va a cambiare come funziona tecnicamente un determinato settore di intervento del ministero degli esteri (d’ora in poi si chiamerà ministero degli affari esteri e cooperazione internazionale), ma è un intervento che inciderà in modo complessivo su come l’Italia riesce a sviluppare la propria proiezione internazionale.

La riforma infatti propone un paradigma rafforzato delle relazioni internazionali, che fa riferimento agli strumenti della cooperazione internazionale come attitudine della nostra politica estera, come previsto anche dai principi della Carta delle Nazioni Unite e della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dall’articolo 11 della nostra Costituzione. Stabilire che la cooperazione è un elemento qualificante della nostra politica estera (art. 1 della nuova legge) non è né un artificio retorico né un cambiamento esclusivamente nominalistico, ma è un’affermazione che aiuta a ridefinire posizione e attitudine dell’Italia in un mondo multipolare in cui alla competizione e contrapposizione tipiche delle relazioni internazionali della guerra fredda deve affiancarsi, soprattutto per una potenza media come il nostro paese, una attitudine cooperativa e il riconoscimento dei principi di indipendenza e partenariato con tutti i paesi.

Il secondo elemento di forte innovazione che prevede la legge è che essa dota il Maeci di strumenti concreti per la politica estera. Per chi si occupa di politica estera il tema di come dare seguito, in un mondo così cambiato, con strumenti concreti, alla visione internazionale di un paese è un tema veramente sentito e reale. Lo vediamo anche in questi giorni con la difficoltà a ricomporre il conflitto israelo-palestinese, lo abbiamo visto in altri momenti ad esempio con le red lines di Obama sulla Siria o con la distanza drammatica che c’è stata in Ucraina tra principi affermati dall’Unione europea e poi reali misure che al di là delle sanzioni contro la Russia aiutassero Kiev a orientarsi nel mondo.

In un mondo in profonda trasformazione, infatti, c’è bisogno di una politica estera agita nella quotidianità e reiterata a fronte dei continui cambiamenti.

La nuova legge sulla cooperazione, quindi, non stabilisce solo dei principi, ma si dota di un’infrastruttura sulla quale questi principi possono effettivamente procedere. Sono tre i cardini della politica di cooperazione. In primo luogo, la chiara indicazione di una responsabilità politica nella figura del viceministro per la cooperazione delegato per legge e per legge responsabile del coordinamento delle politiche di cooperazione.

In secondo luogo, un’Agenzia che diventa braccio operativo degli interventi decisi dall’autorità politica, con il riconoscimento di specifiche professionalità per mettere in pratica i progetti di cooperazione. In terzo luogo, ed è l’elemento aggiunto alla camera, la creazione di un’istituzione finanziaria per lo sviluppo che, attraverso le competenze e le risorse di Cassa depositi e prestiti,  permette di allargare le possibilità di intervento dell’Agenzia a progetti di finanza per lo sviluppo e di combinare risorse private e pubbliche per interventi di sviluppo, ponendo così l’Italia sulla frontiera dell’innovazione e, al contempo, dell’efficacia di quanto viene fatto dai partner internazionali.

Una visione, supportata da degli strumenti concreti: un modo concreto per affermare la nostra presenza nei paesi meno sviluppati e per ricostruire la credibilità dell’Italia a livello internazionale.

@liaquartapelle

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