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No, i bambini di Gaza non sono un “normale” effetto collaterale

Di ogni conflitto resta nella memoria un'immagine simbolo. L'uccisione di civili a Gaza, la distruzione di scuole e ospedali, segneranno l'operazione Protective Edge

Nessun leader politico, capo religioso, comandante militare di un paese democratico può ragionevolmente considerare la morte di bambini e di civili come un “normale” effetto collaterale della guerra senza conseguenze sull’opinione pubblica. E in Israele c’è lucida consapevolezza della brutta piega che ha preso l’operazione Protective Edge, proprio per l’alto, inaccettabile numero di civili uccisi, tra i quali molti bambini. Con i suoi riverberi sulla reputazione di un paese e una cultura che hanno in alta considerazione il valore della vita.

Ogni conflitto è legato a un’immagine simbolica che resta nella memoria. L’Iraq è Abu Ghraib. Le foto dei detenuti umiliati, scherniti e disumanizzati.

Furono devastanti per l’amministrazione americana, molto più delle centinaia di migliaia di morti e feriti sul terreno. L’orrore dei talebani è più visibile nella distruzione delle statue giganti di Buddha che nei tanti resoconti delle loro ottuse violenze contro le persone. E il Vietnam non è ben rappresentato dalla foto dell’elicottero sul tetto dell’ambasciata Usa a Saigon, diventato l’icona della disfatta americana? Saranno pure aspetti laterali di quei conflitti ma sono le immagini che li ricordano perennemente.

Se i bambini di Gaza sono diventati la “narrazione” prevalente della guerra di Gaza, non si deve all’abilità manipolatoria di Hamas, né al diffuso sentimento anti-israeliano che riaffiora ogni volta che si muovono le Forze di difesa d’Israele. Che quelle notizie e immagini potessero essere banalizzate come accadimenti dolorosi ma inevitabili di una guerra, o che per qualche stravagante ragione potessero essere messe in secondo piano o ignorate in una qualsiasi redazione del mondo, può essere argomento di un articolo polemico ma è assurdo che il problema – il rischio di una dura “sconfitta” comunicativa – non sia stato messo a tema nel gabinetto di Netanyahu prima dell’offensiva.

Bibi ha sottovalutato i dati della realtà, la realtà di una Striscia densissimamente popolata, e ha sopravvalutato le capacità chirurgiche della potenza militare israeliana, dovendo poi intervenire con i soldati, lui che aveva sempre evitato di farlo. Soprattutto non ha tenuto nel minimo conto di come funziona oggi il sistema mediatico mondiale, più impermeabile di quanto non si creda al lavorìo manipolatorio dei contendenti, per il semplice fatto che certe immagini cruente “passano” con più facilità nella comunicazione globale dei bollettini e delle veline dei belligeranti. Fanno opinione e restano impresse nella memoria.

@GuidoMoltedo

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  • Angela Ginatempo

    …”diffuso sentimento anti-israeliano che riaffiora ogni volta che si muovono le “Forze di difesa d’Israele” ?….. Non sarebbe meglio chiamarle con il loro vero nome e cioè FORZE DI OCCUPAZIONE ISRAELIANE?.

  • BiagioSdC

    1 – Forze di difesa? Bombardare delle case sarebbe difesa? Solo una cultura ipocrita come quella occidentale contemporanea definirebbe l’esercito e le guerre “difesa”.
    2 – Sopravvalutato la capacità chirurgica? Chirurgia un corno! Nemmeno l’alleato americano crede alla favola che Israele voglia colpire chirurgicamente, ma ovviamente il sionismo di fondo del giornalismo deve per forza far passare il messaggio che Israele uccida per sbaglio. Non è possibile accettare che Israele voglia realmente uccidere i civili palestinesi. L’80% dei palestinesi morti di questa operazione di guerra sono civili, qui gli effetti collaterali sono i militari morti.