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Il romanzo di Finale Emilia

Al suo esordio letterario, Franco Fregni racconta la nascita del paese martoriato dal terremoto del 2012 tra le sortite di Federico II di Svevia, san Francesco d'Assisi e Marco Polo
Il romanzo di Finale Emilia

È l’alba del tredicesimo secolo. Un manipolo di soldati attraversa di gran carriera la foresta tra la via Emilia e il mare, in equilibrio sulla groppa del destriero cavalcato dal loro comandante c’è un fagotto che nasconde il dimenarsi di una fanciulla. Un cacciatore cencioso, forse un brigante, osserva la scena al riparo della folta vegetazione, e quando gli uomini si fermano, pronti a soddisfare le proprie brame con quel corpo indifeso, si fa avanti e li stermina. La storia raccontata in Finis (Edizioni del Girasole), il romanzo d’esordio di Franco Fregni, parte da qui.

finis

Un istante più tardi il cacciatore e la fanciulla si innamorano, non sospettando nemmeno quante vicissitudini dovranno affrontare da lì in avanti. Sulla loro strada si imbatteranno nel pregiudizio e nell’arroganza del potere, nella ricchezza e nella povertà, e avranno a che fare, più o meno direttamente, con alcuni degli uomini chiamati dalla Storia a incarnare un’intera epoca, incidendo così a fondo sull’immaginario popolare da essere ancora oggi figure di riferimento.

Un baldanzoso sovrano tedesco nato in una piccola cittadina marchigiana che conquisterà terre su terre e collezionerà scomuniche papali. Un frate umile, piccolo e brutto, che sovvertirà gli equilibri e gli spiriti ecclesiastici portando il proprio messaggio di povertà in lungo e in largo. Un mercante veneziano che viaggerà fino all’altro capo del mondo, testimoniando il proprio tempo come nessun altro. Federico II di Svevia, Francesco d’Assisi e Marco Polo piombano nella narrazione con ruoli differenti, chi da comparsa, chi da comprimario, chi da, è il caso dell’imperatore del Sacro Romano Impero, da protagonista.

Fregni riesce a mescolare le carte con sapienza, senza patire l’ingombro di questi personaggi, e imbevendo la vicenda di riferimenti storici. Con Finis racconta la nascita di Finale Emilia, il suo paese martoriato dal terremoto del 2012, legandola a passaggi fondamentali del destino della società europea medievale, dalla crisi della Chiesa alle crociate, dalle persecuzioni degli ebrei al fiorire della mercanzia e della borghesia.

Il cacciatore Uberto diventa ben presto cavaliere e condottiero, lotta per amore e poi al fianco di Federico II, sempre spalleggiato dal fratello chierico e sempre tormentato dal contraddittorio rapporto col padre – Salinguerra Torelli, nobile ghibellino realmente esistito che fu podestà di Ferrara a cavallo dell’inizio del Duecento.

Tra l’Emilia e il cuore d’Europa, tra la Terra Santa e le Puglie, il peregrinare di Uberto è inquieto e senza soste, e messo di fronte alla scelta delle scelte, l’amore o la guerra, il cavaliere si abbandonerà al vortice di un’inevitabilità solo presunta, e di cui sarà costretto a pentirsi amaramente, mentre tutto intorno si decidono le sorti della civiltà occidentale. Romanzo storico solido, che senza allontanarsi dai canoni del genere offre spunti interessanti e a tratti nuovi sulla visione di snodi e uomini ormai assurti alla condizione di leggende.

@giovdoz

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