Cultura STAMPA

Rai, perché i nostri stranieri non la guardano

Gli extracomunitari preferiscono Mediaset. La rete ammiraglia, estranea a quella che De Rita definisce la cetomedizzazione del paese, punta troppo sulla politica
Rai, perché i nostri stranieri non la guardano

Gli ingrandimenti di Stefano Balassone sui nessi fra audience e cultura potrebbero aiutare la componente più innovativa dell’area progressista a interpretare la società del presente. Si prenda la stimolante e originale analisi degli ascolti nella ormai nutrita comunità extracomunitaria che vive in Italia, che da anni non è identificabile con coloro che disperatamente sbarcano o filtrano nelle maglie di frontiera, quanto con un corposo esercito di partite Iva, contribuenti previdenziali, promotori di imprese e start up, frequentatori di scuole e università. L’”esercito di riserva” che l’Italia è chiamata a integrare e rendere convergente con il proprio sviluppo (quanto meno considerando i risultati, ai mondiali di calcio, delle nazionali più meticce e ibride).
Un esercito che non guarda la Rai. Perché?
Non per la difficoltà della lingua, perché Mediaset invece la guardano, sia pure con qualche caratteristica specifica. E dunque la causa sta in certe culture della comunicazione (più radicate nell’azienda pubblica). E forse in questa difficoltà di rapporto con gli extracomunitari se ne cela una più complessiva con milioni di italiani.
Lo possiamo verificare con la scaletta, come la rileva/rivela Balassone, degli ascolti della comunità estera che vive in Italia: Rai marginale, Rai3 proprio incomprensibile, La7 estranea, Mediaset a macchia di leopardo, con punte per le offerte di più vecchio stampo berlusconiano, tipo Drive Inn e telenovelas, con Italia1, Canale5 e Rete quattro che si alternano nelle diete mediatiche.

La chiave di questa mappa a mio parere riguarda l’estraneità sostanziale della Rai, e con essa di certa sinistra creativa, rispetto alla società dei produttori, a quella che De Rita chiama la cetomedizzazione del paese, con la conseguente liberazione delle pulsioni verso il “sogno”. Quel processo non è mai piaciuto alla sinistra, e continua ad essere tollerato obtorto collo, perché quando si sogna si liberano gli istinti. E per questo la Rai parla a chi dipende dalla società politica, nelle sue diverse gradazioni, da Vespa a Ballarò, passando per l’ormai astruso, si potrebbe dire cirillico, Tg3.

Mentre chi vive di progressive contaminazioni produttive, sia nella versione rampante che in quella artigianalmente selvaggia, delle pizzerie in nero, o delle prime cooperative avventurose, o delle start up in cantina, non si ritrova nei palinsesti del servizio pubblico. Lo stesso vale per La7 di Mentana che, abile nello sfruttare le rigidità politiche del duopolio, si è tuttavia defocalizzata rispetto a chi vuole sapere e non solo rimasticare. Quest’anno con lo squadrone dei divani in studio (Santoro, Gruber, Sottile, Mentana, Formigli. E ora anche Floris) sarà un’orgia di Palazzo. Che si disputerà i soliti 3 milioni di ascoltatori, sempre gli stessi come gli aerei di Mussolini, mentre gli altri 15 milioni cercano altro per sognare e, comunque, al momento di scegliere, si prenda il caso della fiction, scartano quella della Rai, che declina instancabilmente valori e ricordi di una cerchia molto istituzionale del paese (santi navigatori e poeti) mentre sembrano preferire quella Mediaset che veleggia fra assonanze più globalmente digeribili.

E qui è proprio la natura di tv commerciale che sembra spingere le tre emittenti Mediaset a mantenere un nocciolo di intrattenimento svagato che sembra parlare più direttamente a chi vuole riposarsi dopo il lavoro. Ed è l’incarnare questo linguaggio che ha fatto galleggiare Berlusconi a dispetto di ogni Bunga Bunga. Così gli extracomunitari ci rivelano la pancia del paese, e ancor più ci direbbero se potessimo verificarne le scelte in streaming, quando le nostre colf e badanti, i nostri artigiani esteri, i nostri ospiti produttivi, la sera si chinano sul computer e costruiscono il proprio palinsesto: news, musica, fiction, e tanta connessione via Skype. Più di noi, ma come noi tendiamo sempre più ad essere.

Un popolo digitalmente connesso, che forse neppure il connessissimo Renzi potrebbe riuscire a rappresentare.

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  • HB

    ma cirillico ce sarai te! sempre meglio che in nero