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Riforme, come funzioneranno i referendum

Quorum differenziati sulla base delle firme raccolte: sopra le 800mila, sarà più facile rendere valido l'esito del voto. Si introducono anche quelli propositivi
Riforme, come funzioneranno i referendum

Il senato ha approvato oggi l’emendamento dei relatori al disegno di legge di Boschi che riguarda i referendum abrogativi. I sì sono stati 215, 11 i contrari, 13 gli astenuti.

La novità principale riguarda l’introduzione di due diversi criteri riguardo al numero delle firme necessarie a indire il referendum e al quorum dei votanti da raggiungere.

Se i promotori raccolgono almeno 500mila firme, l’esito del referendum sarà valido se parteciperà al voto almeno la metà più degli aventi diritto. Questo criterio rimane quindi invariato rispetto alle norme attualmente vigenti.

L’aspetto innovativo riguarda invece il caso in cui il quesito sia proposto da almeno 800mila firmatari. Se questo criterio sarà soddisfatto, per rendere valido l’esito del referendum basterà che si rechi alle urne la metà più uno dei votanti alle ultime elezioni politiche per la camera dei deputati.

Tanto per fare un esempio, se si dovesse celebrare un referendum in questa legislatura – prima delle prossime elezioni politiche – raccogliendo tra le 500mila e le 800mila firme il quorum dell’affluenza sarebbe fissato a 25.331.231 votanti (uno in più rispetto al totale del corpo elettorale, salvo le modifiche intercorse dalle ultime elezioni europee). Se invece il numero delle firme salisse sopra quota 800mila, il quorum scenderebbe a 18.226.043, un votante in più rispetto a quelli della camera nel 2013.

Un altro emendamento dei relatori approvato oggi a palazzo Madama (220 sì, 11 no e 13 astenuti) introduce la possibilità di proporre e far votare referendum propositivi e di indirizzo. Una possibilità finora non prevista nella nostra Costituzione, che sarà regolata successivamente da un’apposita legge.

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