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Ucraina, perché per Putin è così importante il convoglio umanitario

La Russia, nel caso in cui il convoglio fosse fermato alla frontiera, avrebbe gioco facile a formulare accuse all’Ucraina. Se invece gli aiuti oltrepassassero il confine ma la guerra non si fermasse le accuse diverrebbero ancora più aggressive
Ucraina, perché per Putin è così importante il convoglio umanitario

Cominciamo con una domanda. È possibile, come dice il governo di Kiev e come sospettano l’Unione europea e la Nato, che il convoglio umanitario messo in campo da Mosca, attualmente in marcia verso il confine ucraino, nasconda armi destinate ai ribelli filorussi che resistono all’offensiva delle forze di Kiev, rinchiusi nel perimetro delle città di Donetsk e Lugansk? Viene da dire di no, se non altro perché i rifornimenti alle milizie separatiste passano attraverso quei cento chilometri di frontiera che gli stessi ribelli controllano.

Il convoglio russo, più di duecentocinquanta autotreni carichi di cibo e medicinali, ha davvero una finalità umanitaria. Mosca vuole soccorrere le popolazioni civili di Donetsk e Lugansk, allo stremo. Chi non è riuscito a fuggire – a oggi ci sono centomila sfollati in Ucraina e centosettantamila rifugiati in Russia – vive in condizioni tremende.

Quanto il convoglio arriverà alla frontiera, presumibilmente in una dogana della regione di Kharkhiv, così almeno si dice, si capirà se e come proseguirà all’interno del territorio ucraino. Sotto l’egida della Croce rossa? Su altri veicoli, dopo che gli aiuti verranno ispezionati dai doganieri ucraini? E se Kiev non lo facesse proprio transitare?

Il tranello di Putin
In attesa di capire come andranno le cose, è sensato credere che il convoglio sia una mossa che sottende anche, da parte di Putin, delle chiare intenzioni politiche. Nel corso di questa crisi il presidente russo (oggi e domani è in Crimea) ha continuamente insistito sul messaggio che l’Ucraina è uno stato fallito, il cui blocco di potere usa sproporzionalmente la forza e non sa neanche risparmiare la propria popolazione civile dalla morsa del conflitto. Ebbene, il convoglio aiuta a rafforzare questa tesi. Nel senso che Mosca si propone letteralmente di sostituirsi a Kiev, alleviando una situazione che nell’est dell’ex repubblica sovietica è precipitata sotto ogni punto di vista: alimentare, medico, igienico.

Ma c’è dell’altro. La distribuzione di aiuti, se avverrà, può difficilmente essere implementata mentre sulle due città piovono i colpi d’artiglieria di Kiev. Serve una tregua, come dire. Il che fa il gioco di Putin. La Russia, nel caso in cui il convoglio fosse fermato alla frontiera, avrebbe gioco facile a formulare accuse all’Ucraina, insensibile verso la sorte dei suoi stessi concittadini. Se invece gli aiuti oltrepassassero il confine ma la guerra non si fermasse le accuse diverrebbero ancora più aggressive.

Il bivio di Kiev
Kiev è un po’ spiazzata. Da una parte, dovesse bloccare gli autotreni russi brandendo la tesi del cavallo di Troia, non così solida, perderebbe punti in termini di credibilità. Ma dall’altra ha anche l’esigenza di chiudere quanto prima possibile il conflitto a est e di blindare il suo ancoraggio all’occidente, che sostiene il governo ucraino politicamente, economicamente e militarmente, dal momento che, si racconta, ci sono diversi consiglieri militari americani a Kiev.

A questo s’aggiunge uno scenario, all’orizzonte, tutt’altro che roseo. Il costo finanziario e sociale della guerra, l’economia che sta implodendo e le possibili rappresaglie energetiche dei russi potrebbero indebolire le istituzioni di Kiev e logorarne il consenso. Un’altra serie di motivi che suggerisce di chiudere il prima possibile la campagna militare a est.

I possibili scenari
Sullo sfondo c’è la solita partita negoziale. In che modo si chiuderà il confronto? Putin potrebbe indurre i filorussi (che hanno ceduto diverse posizioni nelle ultime settimane) a sbaraccare, ma in cambio rivendicherebbe con più forza la federalizzazione dell’Ucraina. Cosa che al presidente ucraino Poroshenko non piace. Più volte ha ripetuto che il decentramento va bene, ma il federalismo no: creerebbe uno stato nello stato a est, eterodiretto da Mosca.

Parallelamente c’è il tema dell’orientamento internazionale dell’Ucraina. È cruciale. La prospettiva di ingresso nella Nato, urlata da più parti, è quanto meno prematura. Se mai dovesse diventare concreta serviranno parecchi anni prima che le forze armate ucraine acquisiscano qualità tali da meritare una membership, ammesso che la Nato sia davvero interessata alla cosa. Kiev, comunque, è fortemente intenzionata a rinsaldare i suoi legami con il blocco occidentale. Sa benissimo che la neutralità, che è l’auspicio di Putin, la renderebbe controllabile e ricattabile.

Questo è un po’ il quadro. Resta ovviamente da chiarire l’impegno europeo. I 28 devono essere totalmente coesi, se intendono sostenere l’Ucraina, salvandone l’economia, stimolandola a fare riforme serie e imponendole di innalzare i livelli di democrazia.

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  • Francesco Franco

    Il problema ucraino è stato suscitato dagli europei con una malaccorta gestione della proposta di accordo commerciale con l’Ucraina e agli europei spetta di definire una politica per la sua soluzione che offra adeguate garanzie ai russi di non scivolamento della regione nell’area delle alleanze occidentali offensive (la Nato essendo dai russi percpita come un patto militare a fini offensivi). Il transito del convoglio alla frontiera è (teoricamente facilmente risolubile) trasferendo gli aiuti su autocarri della croce rossa ed attraverso le ispezioni doganali (magari affidate ad osservatori internazionali così da lasciare fuori tutto il materiale militare eventualmente nascosto in esso). Se ve ne fosse veramente, una volta trovato (e la sua presenza resa di pubblico dominio) la Russia perderebbe ulteriormente di credibilità agli occhi della opinione pubblica internazionale. La distribuzione del materiale ai civili richiederebbe certamente una tregua che sicuramente dovrebbe essere concessa. Dal punto di vista ucraino, il problema della tregua potrebbe essere che non solo permetterebbe ai ribelli pro russi di contare su un tempo imprevisto per riorganizzarsi ma (poiché ormai l’inverno approssima un ritardo nella chiusura della questione porterebbe pure ad impedire ogni accordo prima che ritorni ad essere fondamentale riscaldare le abitazioni. Il che potrebbe minare la fiducia della popolazione nelle autorità e dare spazio a rivolte e manifestazioni facilmente strumentalizzabili. Da un punto di vista più generale dubito però che un accordo sarà trovato perché con l’annessione della Crimea se Putin ha fatto un colpo mediatico interno molto vantaggioso per lui in vista delle elezioni presidenziali del 2016, non essendo la penisola del mar nero collegata territorialmente alla Russia attualmente deve essere rifornita in tutto e per tutto via mare con dei costi elevatissimi, probabilmente non sopportabili dalla debole economia ex sovietica (in una fase di prezzi delle materie prime in calo). Ragion per cui le autorità russe probabilmente hanno necessità – qualunque profferta fosse fatta da quelle ucraine – di stabilire un corridoio terrestre di approvvigionamento da cui fare transitare tutto ciò che occorre agli abitanti della Crimea. Forse il convoglio serve anche a questo fine. A tentare di aprire una strada extra territoriale per i collegamenti tra Russia e Crimea. Certo, se un accordo è stato raggiunto tra svizzera e Francia per il porto aereo internazionale (che si trova in territorio francese) della svizzera Basilea qualcosa si potrebbe inventare anche per la Crimea. Ma in clima più disteso e meno “rigido” da entrambe le parti.

  • mogol_gr

    Vittorio Strada meriterebbe un TSO the matter non è l’inganno ma la necessità umanitaria.

  • mogol_gr

    Vittorio Strada meriterebbe un TSO (arancione) the matter non è l’inganno ma la necessità umanitaria.