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La ricetta di Renzi: «Stimoli alla crescita e nuove garanzie per i lavoratori»

Il presidente del consiglio ha completato il suo tour tra Napoli, Reggio Calabria, Gela e Termini Imerese: «Sull'articolo 18 un dibattito inutile». E si rivolge all'Europa per «dare all'Italia la possibilità di tirare tutti fuori dalle secche»
La ricetta di Renzi: «Stimoli alla crescita e nuove garanzie per i lavoratori»

Aiutare la crescita a livello europeo, perché i dati pubblicati in queste ore dimostrano che l’Italia non è certo l’unico paese in difficoltà, e cambiare le regole del lavoro, per «cambiare le garanzie, non eliminarle». Sono gli argomenti principali utilizzati da Matteo Renzi nel suo tour di oggi tra Napoli, Reggio Calabria, Gela e Termini Imerese. E poi attrarre investimenti, pubblici ma soprattutto privati, per modernizzare l’economia. È quello che il governo proverà a fare con il decreto sblocca-Italia che sarà approvato a fine mese dal consiglio dei ministri.

«Io non sto a guardare le cifre. Non è la percentuale zero virgola che conta, ma è il clima, bisogna uscirne dalla rassegnazione». Lo ha detto il premier alla Città della scienza, a Napoli. Il presidente del consiglio ha sottolineato che «sono stati dipinti scenari inquietanti perché siamo al -0,2 per cento e oggi si scopre che c’é anche la Germania. Il punto centrale – ha proseguito – è che dobbiamo uscire dalla cultura della rassegnazione e dalla cultura della delega».

«Smettiamola con le discussioni astratte, mettiamo da parte la rassegnazione, lavoriamo e spendiamo bene i soldi. Se no i cittadini vengono qui e ci portano via, e farebbero anche bene”

«Ci dicono che dobbiamo essere presenti sul territorio, non solo nei momenti di difficoltà. Ho ricevuto l’invito dal sindaco di Napoli a stare qualche ora a Scampia. Accetto l’invito del sindaco e nelle prossime settimane faremo dei momenti ad hoc in alcune parti del territorio. Insieme facciamo una scommessa. Noi di non avere alibi e di essere presenti sul territorio per dire che il mezzogiorno non è il punto retrogrado del paese, ma è un luogo dove, come dimostra l’esperienza di Ponticelli per gli elicotteri, si fa competizione a livello internazionale». Ma, ha ribadito, «la classe dirigente del mezzogiorno deve fare la propria parte».

«Siamo qui il 14 agosto, una data stravagante per la politica, non per far vedere che la politica lavora ma solo per una sfiga cosmica. Avevamo preso infatti l’impegno di essere qui dopo tre mesi e non avevamo calcolato che sarebbe stato il 14 agosto».

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Matteo Renzi a Napoli, alcuni contestatori (foto)

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Poi Renzi ha proseguito il suo viaggio al sud. Alle 13 è arrivato in prefettura a Reggio Calabria dove ha annunciato: «Siamo disposti ad appoggiare la data delle elezioni regionali il prossimo 12 ottobre» e ha parlato di fondi di sviluppo europei. «Dobbiamo stipularne almeno uno al mese per i prossimi tre mesi».

Anche la salvaguardia dei livelli occupazionali nella regione nel discorso del premier: «Sulla questione occupazionale di Omeca-Finmeccanica, ho parlato con l’ingegner Moretti: l’azienda ha ordini e quindi lavoro fino a tutto il 2017. Sulle preoccupazioni circa alla chiusura di questa realtà dico che fino al 2017 non ci sono problemi».

«Siamo stati gli unici a consegnare i nostri dati sull’economia con una settimana di anticipo. Ora – ha spiegato Renzi – ho chiesto all’Istat di dare i dati insieme agli altri. Se dobbiamo stare una settimana a sentirci dire che siamo in crisi per poi scoprire che siamo come gli altri… Quando chiediamo che si stimoli la crescita non lo chiediamo per fare un favore a Italia, ma perché è l’unica ricetta per l’Europa. L’intera eurozona vive una fase di stagnazione, ora si deve dare all’Italia e ad altri paesi che hanno grandi potenzialità la possibilità di tirare tutti fuori dalle secche».

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Renzi a Reggio Calabria (foto)

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«Primo presidente del Consiglio in visita a Gela. Importante non essere l’ultimo. L’#Italiariparte se il Sud #cambiaverso. No rassegnazione». Lo scrive su Twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, durante la visita a Gela, penultima tappa del suo tour nel Mezzogiorno.

«L’Eni deve puntare a Gela sulle energie verdi, salvaguardando i livelli occupazionali esistenti. È evidente che l’economia di questa città che affonda in radici antiche è legata all’Eni». Lo ha detto il premier Matteo Renzi, a Gela, parlando del futuro dello stabilimento petrolchimico della cittadina nissena.

«La priorità di questa terra è difendere l’investimento puntando sulle energie verdi – ha aggiunto – credo sia il core business di Eni in questo territorio». In sostanza, per il premier «abbiamo la certezza di poter fare di questa terra un punto di innovazione e non un museo del passato». E rivolgendosi al gruppo petrolifero, Renzi ha sottolineato: «Eni non deve considerare Gela punto del passato, dobbiamo rovesciare l’approccio». In sostanza, serve «uscire dalla cultura della rassegnazione».

«Nelle norme dello Sblocca Italia ci saranno interventi per la Sicilia, come ad esempio le infrastrutture ferroviarie Palermo-Messina-Catania ma anche Caltanissetta-Agrigento. Occorre innanzitutto semplificare le procedure. Si era convinti che per evitare le forme di illegalità si dovessero complicare le procedure burocratiche. Sono state un freno invece per chi fa le cose per bene. Il 29 agosto affronteremo il decreto Sblocca Italia. Il 14 novembre in Sicilia – ha concluso – presenteremo i contratti di sviluppo, 9 sono stati firmati per 420 milioni di investimenti previsti».

«Non fare più macchine a Termini Imerese sarebbe una sconfitta, perché si fanno bene». Così il premier Matteo Renzi durante la sua visita nella città siciliana. «La verifica su cosa fare ha una data di scadenza devastante, che è il 31 dicembre, quando finisce la cassa integrazione straordinaria. Si parte dal presupposto che non fare più macchine a Termini sarebbe una sconfitta. Siccome si son fatte bene, smettere di farle sarebbe un peccato». E l’invito del premier è ad «andare a vedere le carte, se c’è una proposta vera».

Infine, Renzi si è soffermato sulla riforma del lavoro, dopo le polemiche di questi giorni – soprattutto col Ncd – a proposito dell’abolizione dell’articolo 18. «Se dobbiamo fare un’operazione sul mercato del lavoro – ha precisato il presidente del consiglio – io sono sempre pronto a scrivere nuove regole», ma l’obiettivo deve essere quello di «cambiare le garanzie, non di eliminarle. È una cosa un po’ diversa». Per questo motivo, quello sull’articolo 18 è «un dibattito ideologico e inutile a cui non voglio partecipare, sono interessato a creare posti di lavoro, no ai chiacchiericci politici che non servono a niente».

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    UN RIMEDIO ALTERNATIVO POTREBBE SALVARCI
    DALLA RECESSIONE

    E’ un campo riservato agli esperti, a coloro che spesso a buon diritto possono aggiungere autorevolezza al significato delle parole.

    Eppure una moltitudine di persone hanno una percezione diretta dei degli effetti delle scelte economiche, in quanto ne subisce in pieno gli effetti negativi e riceve scarsi benefici quando queste scelte hanno successo. Ci sono molti buoni motivi che dovrebbero predisporre all’ascolto delle loro opinioni.

    E’ però ragionevole il sospetto che se ci fosse un rimedio risolutivo per fermare la recessione della nostra economia e innescare la crescita, questo sarebbe già stato individuato dai molti addetti ai lavori, ministri, parlamentari, alti funzionari, e economisti.

    Tale sospetto non può riguardare l’ipotesi di intervento che viene qui annunciata, la quale consiste in un rimedio alternativo, fuori dagli schemi consueti e che non richiede manovre che possano gravare sul sistema finanziario statale.

    Gli scarsi risultati ottenuti sinora dagli ultimi tre governi succeduti al governo Berlusconi indicano, inequivocabilmente, che l’attuale situazione finanziaria dello Stato non lascia ulteriori spazi di manovra.

    Le notizie di stampa di questi ultimi giorni descrivono una situazione di emergenza allarmante e segnalano l’urgenza di interventi risolutivi, di grandi dimensioni e di forte impatto, in aggiunta al bonus degli 80 euro.

    C’è da rimarcare, come viene costantemente segnalato da più parti, che ogni incentivo alle imprese non sortirebbe effetti significativi senza un provvedimento che possa incrementare la capacità di spesa delle famiglie e alimentare la domanda interna.

    L’intervento ipotizzato avrebbe la potenzialità adeguata ed agirebbe in sinergia con il c.d. bonus degli 80 euro, completandone l’efficacia.

    Esso viene descritto in estrema sintesi, dato che le indicazioni per l’elaborazione del piano, comunicate alla redazione del quotidiano, prendono molto spazio. :

    1 – Risultati attesi -

    Incremento immediato del potere di acquisto di lavoratori dipendenti e pensionati (circa 40 milioni) e quindi della domanda di beni (50 miliardi di € o più), che produrrebbe l’atteso effetto “shock” sul sistema produttivo.

    2 – Principi fondamentali -

    – Distinzione del concetto di Stato (cittadini che vivono nel territorio nazionale) da quello di Stato apparato politico-istituzionale;

    – concetto di sussidiarietà invertita: lo Stato reale verrebbe in soccorso dello Stato apparato con l’impiego di risorse del proprio sistema (retribuzioni future). Lo Stato apparato non impiegherebbe risorse del proprio bilancio, né ricorrerebbe a maggiori prelievi fiscali o contributivi.

    - concetto di ricorso al credito come utilizzazione di risorse future. Esso può ingenerare prudenza,a volte eccessiva, se viene considerato nell’ambito del singolo fruitore. La collettività, invece, dovrebbe potere contare su di un miglioramento delle capacità reddituali e quindi sulla possibilità di potere restituire il debito senza risentirne.

    3 – Modalità di esecuzione -

    - Regolamentazione con legge dello Stato;

    - Obbligo per gli Istituti di credito di assegnare aperture di credito a lavoratori e dipendenti in seguito a semplice richiesta legata alla canalizzazione delle retribuzioni nel conto bancario/postale.

    - Obbligo di ripianamento del debito derivante dall’utilizzazione dell’apertura di credito in 60 rate mensili, di cui la prima scadrebbe al termine di un periodo di dilazione da determinare (due o tre anni).

    - Meccanismi di garanzia per ottimizzare il ripianamento del debito alle relative scadenze.

    4 – Non onerosità per lavoratori e pensionati

    - Il contributo dei lavoratori dipendenti e pensionati interessati dall’intervento ipotizzato non costituirebbe, in concreto, un onere per gli stessi. Piuttosto viene dato a loro la possibilità di provvedere a loro bisogni insoddisfatti, mediante accesso al credito incondizionato, a lunga scadenza e non oneroso.

    - Assunzione del costo di interessi e accessori a carico del bilancio dello Stato. (esborsi largamente compensati dall’aumento delle entrate fiscali.)

    5 – Vantaggi e oneri

    5.1 – Lavoratori dipendenti e pensionati

    Vantaggi:

    Verrebbe data a ciascuno loro la disponibilità di un importo corrispondente a due o tre mensilità di retribuzione netta (secondo la disposizione di legge da emanare). In media 2.500 o 3.750 euro, mediante apertura di credito non onerosa da ripianare a lunga scadenza. Tali importi equivarrebbero per l’anno di riferimento a circa 200 o 300 euro di aumento retributivo netto mensile o di sgravio fiscale. Si tratta di incrementi della disponibilità di spesa delle famiglie che non sarebbe lecito prefigurasi nell’attuale situazione economica del paese.

    C’è da considerare che gli ipotetici aumenti retributivi o sgravi sarebbero distribuiti nel tempo e nell’immediato avrebbero un impatto limitato, l’ipotesi di un’apertura di credito della consistenza accennata avrebbe invece un effetto shock sulla domanda interna, in quanto è prevedibile che una buona parte dei dipendenti e dei pensionati, utilizzerebbero in breve tempo la disponibilità per acquistare quei beni durevoli ai quali avevano sinora rinunciato. E’ prevedibile che una parte di loro preferirà integrare i propri guadagni per le necessità correnti, incrementando gli acquisti di beni di consumo. Altri potrebbero preferire di utilizzare disponibilità per fare fronte a impegni futuri, quali potrebbero essere spese per gli studi dei figli, traslochi ecc., riserva

    per spese rinviabili o impreviste.

    Oneri:

    Nessun onere per interessi e spese di conto graverebbe sui beneficiari delle aperture di credito, tali oneri verrebbero posti a carico dello Stato e sarebbero abbondantemente coperti dall’incremento delle entrate fiscali, conseguenti principalmente dall’incremento delle transazioni commerciali. L’onere di ripianamento del debito esistente al termine dell’apertura di credito, che avverrebbe mediate trattenuta su retribuzioni e pensioni in 60 rate mensili, è controbilanciato dal beneficio a suo tempo usufruito di avere soddisfatto bisogni per la maggior parte essenziali.

    Inoltre vanno considerati ulteriori benefici, oltre a quello molto consistente della non onerosità del prestito.

    1 – due o più anni di moratoria, prima della scadenza della prima rata;

    2 – svalutazione monetaria dalla utilizzazione del prestito sino alla sua estinzione. E ‘presumibile che il debito verrebbe estinto con moneta che avrebbe perduto in media almeno il 10% del suo potere di acquisto;

    3 – possibile introduzione di una incentivazione mediante una detrazione fiscale sui pagamenti delle rate di estinzione del debito. Tale agevolazione avrebbe la funzione di riconoscere e premiare la partecipazione collettiva a un intervento di grande impatto economico e sociale;

    4 – La diluizione del pagamento del debito in 60 rate, consente che l’estinzione del debito non riduca in maniera significativa la disponibilità per le altre spese individuali. Difatti ai valori medi sopra indicati di € 2.500 e € 3.750 corrispondono rate di circa € 41 e € 62.

    5.2- Il sistema imprenditoriale in tutti i settori economici

    E’ prevedibile che l’intervento possa coinvolgere circa 40 milioni di percettori di retribuzioni da lavoro dipendente o pensione e raggiungere, già nel primo semestre dalla sua applicazione, un incremento della domanda di beni di circa € 50 miliardi,per l’ipotesi di apertura di credito per due mensilità e di € 75 miliardi per la seconda ipotesi.

    Non sembra che si possa mettere in dubbio che tale intervento, in sinergia con gli altri interventi promossi dal Governo, abbia la potenzialità di riavviare il funzionamento del sistema produttivo, e di migliorarne la competitività. E’ da osservare, in proposito, che l’aumento consistente della produzione e della commercializzazione dei beni creerebbe significative economie di scala.

    L’apporto diretto nell’economia reale di una grande massa di liquidità, non proveniente dai sistemi tradizionali (Stato, Istituti di credito, investitori), determinerebbe un effetto volano che dovrebbe fare durare nel tempo la spinta positiva.

    Un qualsiasi altro intervento che necessiti dell’impiego di risorse finanziarie, sopratutto se a carico del bilancio dello Stato, si tradurrebbe nella generalità dei casi nello spostamento di risorse sottratte ad altri possibili impieghi nella lista delle priorità.

    Tale aspetto non è riscontrabile nell’ipotesi formulata, dato che l’intervento utilizza risorse esterne al sistema apparato statale e consiste nell’effetto collaterale (molto positivo) di una opportunità di soddisfare bisogni individuali.

    Va inoltre considerato che qualunque intervento incentivante, anche di grandi proporzioni, risulterebbe vano senza un’ adeguata capacità di spesa dei consumatori che determini un’adeguata domanda interna.

    5.3- Lo Stato e il Governo

    5.3.1– Vantaggi di carattere istituzionale

    Da diversi anni la crisi del nostro sistema economico si aggrava all’ombra della crisi economica mondiale, l’opinione pubblica e le parti sociali, invocano da tempo interventi risolutivi, che non arrivano. Tali interventi sono essenziali “per uscire dalla crisi”, mettere il sistema paese in sicurezza e promuovere la “ripresa economica”. Essi fanno parte della funzione essenziale dello Stato apparato politico- istituzionale e ne condizionano la credibilità e l’autorevolezza. Il fatto che i governi che si sono succeduti in questi ultimi tre anni, non abbiano conseguito risultati adeguati va attribuito alla scarsa disponibilità di risorse finanziarie e alla preclusione della possibilità di ricorrere all’indebitamento.

    L’intervento ipotizzato richiederebbe l’azione dello Stato soltanto per l’iniziativa di legge e la regolamentazione, con tale intervento verrebbe data una spinta potenzialmente decisiva per la ripresa economica, senza utilizzare risorse del bilancio statale o aumentare il prelievo fiscale.

    5.3.2– Aumento del prestigio interno e estero

    Non credo che occorra spendere molte parole per prefigurare l’enorme aumento del consenso interno e del prestigio nei confronti dei partners europei, che deriverebbe dal successo nell’impresa di riavviare il sistema economico, di migliorare il benessere dei cittadini, di creare opportunità di lavoro e di investimenti.

    5.3.3 – Vantaggi economici

    E’ indubbio che la ripresa economica ipotizzata aumenterebbe in maniera consistente le entrate dello Stato e che, conseguentemente, si renderebbe possibile mantenere il debito pubblico nei limiti dei vincoli dell’UE, o addirittura di iniziare un trend di riduzione.

    Ciò farebbe impennare la fiducia degli investitori esteri e interni e ridurrebbe i tassi di interesse per il mantenimento del debito.

    Tra gli incrementi delle entrate dovute all’intervento ipotizzato, è possibile stimare con buona approssimazione l’aumento delle entrate per I.V.A. sulle transazioni commerciali indotte dall’intervento. Considerando che si verificherebbe entro un anno dall’applicazione dell’intervento un incremento delle vendite interne di almeno 50 miliardi, l’incremento del gettito di I.V.A. potrebbe raggiungere nel periodo considerato i 7 miliardi di euro (tenuto conto delle vendite di prodotti soggetti ad aliquote inferiori al 22%).

    Va osservato in proposito che gli interessi sulle aperture di credito ipotizzate carico dello Stato ammonterebbero a meno di 1 miliardo di € per ogni anno. Questi interessi maturerebbero dopo un anno e nel primo anno gli incrementi di entrate sono al netto di tali oneri.

    E’ il caso di sottolineare che parte del maggiore gettito per I.V.A. potrebbe essere utilizzato per prorogare il bonus degli 80 € per il 2015 e per estenderlo ai pensionati, parificando i trattamenti.

  • ilmontanaro

    La Germania in una decina d’anni è riuscita a equilibrare il rapporto Est-Ovest,in Italia sono più 60 anni che siamo ancora arrancando nel rapporto Nord-Sud.e non si vede ancora l’orizzonte.Con tre palle al piede ,quali la legalità , la capacità imprenditoriale, e la classe politica collusa e poco efficente,che se non si risolvono, non c’è possibilità di uscirne.