Cultura STAMPA

Apertura donchisciottesca per la Mostra di Venezia

Alla cerimonia inaugurale arrivano Napolitano e Franceschini per una kermesse a rischio di polemiche. “Birdman” di Alejandro Gonzalez Inarritu inaugura il concorso
Apertura donchisciottesca per la Mostra di Venezia

La 71esima Mostra del cinema di Venezia apre i battenti, al cospetto del famoso buco vuoto dove doveva esserci il Palazzo del Cinema e dove invece crescono le erbacce (dalla strada il buco non si vede, causa strategiche barriere protettive, ma dalla sala stampa si vede benissimo). E fin dall’inizio si annuncia come donchisciottesca.

Dal punto di vista dei contenuti, il direttore artistico Alberto Barbera ha lavorato in salita, fronteggiando la concorrenza di Toronto e del sempre più aggressivo New York Film Festival, riuscendo ad assicurarsi alcuni buoni titoli, come quello che inaugura il concorso: Birdman di Alejandro Gonzalez Inarritu, storia di una star del cinema che si lancia nella – appunto – donchisciottesca avventura di mettere in scena, da regista e sceneggiatore, un racconto di Raymond Carver.

Seguiranno i documentari su Robert Altman e Peter Bogdanovich, entrambi registi fitzcarraldiani nella loro determinazione a fare cinema al di fuori dei paletti hollywoodiani.

Dal punto di vista della forma, il presidente Giorgio Napolitano ha confermato la sua presenza alla cerimonia di apertura, accanto al ministro per i beni culturali Dario Franceschini: un dispiegamento di forze che sembra voler contrastare le polemiche dopo lo scandalo del Mose e la preannunciata manifestazione dei dipendenti comunali che rischia di avere luogo proprio davanti alla Sala Grande.

Chissà se anche il presidente del consiglio Matteo Renzi, dopo le docce fredde estive (di ogni genere), si paleserà al Lido, anche lui nella veste dell’eroe di Cervantes, come gesto di incoraggiamento al contingente cinematografico italiano presente alla Mostra in formazione compatta: tre film in concorso – Hungry Hearts di Saverio Costanzo, Anime nere di Francesco Munzi e Il giovane favoloso di Mario Martone – e molti altri disseminati fra le sezioni Fuori Concorso, Orizzonti, Settimana della Critica e Giornate degli Autori.

Ma i due titoli italiani più attesi, per amor di polemica, sono La trattativa, il documentario di Sabina Guzzanti sui presunti rapporti Stato-Mafia, e Belluscone di Franco Maresco (sans Ciprì), il cui titolo già promette scintille (o sberleffi). In un’edizione della Mostra che sembra essere un invito ad essere sovversivi, almeno creativamente, non è detto che le vere provocazioni siano esplicite: ad esempio il film di Munzi, ambientato in Aspromonte fra ‘ndranghetisti, potrebbe rivelarsi altrettanto efficace del documentario della Guzzanti, quanto a rivelazioni sulle modalità operative della criminalità organizzata.

A richiamare l’attenzione della politica alla pessima situazione del cinema italiano – per penuria di finanziamenti e di sale più che di talenti – saranno invece i convegni delle associazioni di categoria cui è invitato il ministro Franceschini. Speriamo che non succeda come in passato, quando i rappresentanti dello Stato all’ultimo momento accusavano “impegni improrogabili” pur di non confrontarsi con chi, a questo punto, li aspetta con il coltello fra i denti.

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