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Il film di Xavier Beauvois, favola sulle orme di Charlie Chaplin

“La rançon de la gloire”, che entra oggi in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, è una storia gentile ma con un retrogusto amaro. Un piccolo capolavoro di metacinema
Il film di Xavier Beauvois, favola sulle orme di Charlie Chaplin

Cosa sarebbe successo se la bara di Charlie Chaplin fosse stata trafugata da due personaggi alla Charlot? Il regista francese Xavier Beauvois, già autore del bellissimo Uomini di Dio, Gran premio della giuria a Cannes nel 2010, ha provato a immaginarlo, partendo da (almeno) un dato di realtà: la bara di Chaplin è stata effettivamente trafugata nel ’78 da due immigrati, anche se non della stessa nazionalità dei protagonisti del film La rançon de la gloire, con cui Beauvois entra in concorso oggi alla Mostra del cinema di Venezia.

Ne La rançon de la gloire i trafugatori sono un belga e un algerino e le loro motivazioni sono la miseria e il desiderio di uscire da una vita di umiliazioni.

Il film di Beauvois è una commedia amarissima e piena di tenerezza, nonché un piccolo capolavoro di metacinema, perché si nutre dell’opera di Chaplin (a cominciare dalle musiche dei suoi film, che contrappuntano La rançon de la gloire in modo davvero appropriato) e dell’immaginario collettivo che unisce sogni e false speranze, desiderio di espressione (anche artistica) e frustrazione per il proprio anonimato.

Quella di Beauvois è una favola gentile ma con un retrogusto amarissimo, e la vicenda dei due protagonisti, ambientata a fine anni Settanta, rispecchia quella di moltissimi nel 2014, piegati dalla disoccupazione, umiliati dalla crisi e sbeffeggiati dalle banche, pronte a concedere prestiti solo a chi non ne ha bisogno. Se Chaplin fosse vivo oggi, probabilmente racconterebbe la loro (nostra?) storia, e sarebbe uno di loro (noi).

La rançon de la gloire è interpretata in modo magistrale da due grandissimi attori, il belga Benoît Poelvoorde e il franco-marocchino Roschdy Zem. La loro interazione sul grande schermo è puro cinema, e a tratti pura poesia. L’uno rappresenta la follia creativa e la determinazione a sognare, l’altro la concretezza amara e la rassegnazione al proprio destino “di classe”.

Il film di Beauvois entra ed esce dalla commedia toccando le corde del pathos e non risparmiando sferzate ironiche e taglienti. Ognuno dei personaggi ha le sue ragioni, ma la fibra morale resta quella del regista, già evidente in Uomini di Dio, e si riassume nella frase più bella del film: «Un principio è quando non hai scelta».

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