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Con “Hungry hearts” Saverio Costanzo ha perso un’occasione

Alla Mostra del cinema di Venezia il regista porta un film che può infastidire donne, vegani e lo stesso pubblico. Ma non riesce a sviluppare gli aspetti più coraggiosi della sua idea
Con "Hungry hearts" Saverio Costanzo ha perso un'occasione

La prima considerazione che sorge spontanea dopo aver visto Hungry Hearts, il dramma con cui Saverio Costanzo entra oggi in concorso alla Mostra del cinema di Venezia, è che rischia di fare la fine di Quando la notte, con cui gareggiò nel 2011 Cristina Comencini. Entrambi i film infatti hanno a che fare con una maternità problematica ed entrambi hanno una protagonista che non attira le simpatie del pubblico, anzi, sembra fare apposta ad irritarlo.

Ma Hungry Hearts irriterà anche altri: i vegani, per esempio, e forse anche i vegetariani. Perché la storia, tratta dal romanzo Il bambino indaco di Marco Franzoso, narra di una giovane donna, Mina, e della sua ossessione con la purificazione del corpo del proprio figlio neonato attraverso l’astinenza forzata da quei cibi che lei considera velenosi: ovvero quasi tutti tranne gli avocado, i semi di lino e qualche altro triste legume.

Mina, che lavora per l’ambasciata italiana, incontra a New York l’americano Jude, nel bagno di un ristorante cinese (che ci faceva lei in un ristorante a rischio intossicazione?). È entrata per sbaglio nel bagno degli uomini e ci è rimasta bloccata. Jude ha appena avuto un attacco di diarrea per aver mangiato pesce e la puzza è insopportabile. Riferiamo questo dettaglio scatologico perché è un’anteprima degli eventi a venire, tanto per la situazione coercitiva, quanto per l’idea che il cibo, soprattutto quello di origine animale, possa rivelarsi “veleno”.

La storia procede per salti temporali, con in mezzo quei “neri” che Philip Groning (quest’anno membro della giuria di Venezia) aveva usato così magistralmente ne La moglie del poliziotto. Ma laddove Groning costruiva con lentezza estrema una situazione di violenza domestica usando i ”neri” (cioè lo schermo senza immagini) come se fossero la porta chiusa dietro la quale una moglie attendeva con sempre maggiore timore l’arrivo del marito, in Hungry Hearts quei “neri” appaiono stratagemmi cinematografici per creare artificialmente una sequenza cronologica.

Lo sviluppo della trama mostra ben altri “neri”: qual è il motivo dell’attrito fra la madre di Jude e suo figlio? Perché Jude non si è accorto prima delle ossessioni alimentari della moglie? Perché aspetta tanto a cercare aiuto? E soprattutto, chi sono Mina e Jude? Se è vero che un film non deve spiegare tutto, è anche vero che non può lasciarci in gran parte all’oscuro, con la stessa insensata crudeltà che mostra Mina nel sottrarre cibo a suo figlio.

L’occasione perduta da Costanzo è tuttavia più grande, ed è ancora più grave perché è un’occasione insita nelle corde narrative del regista. Di più: è la sua caratteristica autoriale. Saverio Costanzo crea film palindromi, che cioè potrebbero essere letti da due punti di vista opposti, affidati a due personaggi agli estremi. Anche in Hungry Hearts Costanzo flirta con l’idea che Mina abbia le sue ragioni, e forse sia mossa dalla ragione più profonda: un istinto materno di protezione contro un mondo che non è fatto per gli esseri umani, men che meno i bambini. In quest’ottica i piani sarebbero facilmente ribaltabili, anzi, dovrebbero esserlo: sarebbe quello il senso vero della storia, e la sua cifra narrativa. Una storia che, in stile Costanzo, dovrebbe poter essere letta da destra a sinistra, oltre che da sinistra verso destra (e non parliamo certo di definizioni politiche).

Ma il regista, forse anche per via del condizionamento della coproduzione americana, non sviluppa mai fino in fondo quell’idea rischiosa, che comporterebbe mettersi dalla parte della “madre degenere”. Matteo Garrone di Primo amore, nel trattare un tema simile, ha saputo essere meno manicheo. Per come è costruita la storia di Hungry Hearts, invece, non possiamo fare a meno di schierarci con Jude, che oltretutto ha la faccia e il corpo irresistibili di Adam Driver, uno dei protagonisti della dramedy Girls, mentre Mina è interpretata in modo (coraggiosamente) indisponente da Alba Rohrwacher.

Alla fine c’è un altro gruppo che rischia di arrabbiarsi, ed è il pubblico femminile, perché la visione delle due protagoniste è quella di arpie castranti (non a caso in casa di Mina e Jude c’è un poster del David di Donatello con il pisello censurato) e il finale lascia al femminile ben poca speranza.

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  • Eusebio Abbondanza

    Qualcuno prima o poi dovrà spiegare alla sig.ra Casella la differenza tra escatologico e scatologico (errore che ha ripetuto più volte). Ma del resto questo è il livello medio della critica cinematografica italiana. Scatologico.

    • Francesca Esposito

      Nel caso specifico lo usa correttamente. Il tizio ha la diarrea. È indubbiamente un particolare scatologico. Ponendo che parlare di merda non equivalga a parlare dei destini umani o universali… Il che potrebbe anche essere interessante.

  • Simone Callipari

    Qualcuno prima o poi dovrà pure spiegare alla sig.ra Casella che ha sbagliato lavoro.

  • Luca Mosca

    Ho visto il film a venezia ieri. Si sono convinto anche io che la signora Casella dovrebbe occuparsi di una rubrica piu’ adatta alle sue percezioni..cucina ( ad esempio) ?

  • Francesca Marzo

    io non ho visto il film e non mi occupo di critica cinematografica, ma di sicuro una visione maschile (co-americanizzata) di un problema così profondo non me la voglio sorbire. Quindi rientro tra le donne che si offendono previste dall’autrice dell’articolo e rappresento, dunque, un esempio di come non è del tutto sbagliato il suo punto di vista.

  • Michele Libero

    Perfettamente d’accordo con la sig.ra Casella. Il film non va da nessuna parte, crea solo un senso di soffocante fastidio nei confronti della protagonista femminile. Le uniche due figure femminili (notare che anche i dottori sono solo maschi) sono totalmente negative. Emblematico il finale.

  • Cico Cichetti

    Costanzo fa i film perchè il figlio di Maurizio.
    da notare che ha lasciato la sua compagna storica e i suoi due figli
    per mettersi con Alba Rohrwacher.