Teledipendente STAMPA

Con “Olive Kitteridge” la stagione tv inizia a Venezia

Quattro ore per quattro puntate senza tradirti mai, mentre da altri film in concorso vorresti solo scappare. Un racconto sospeso tra piccole cose quotidiane e drammi senza ritorno per la miniserie Hbo (da gennaio su Sky Cinema)
Con "Olive Kitteridge" la stagione tv inizia a Venezia

E la stagione televisiva ricomincia a Venezia. Per i più svegli, i veri idoli della Mostra del Cinema sono stati due volti noti della tv americana (e di quella scaricata illegalmente via web). Così al Lido sono sbarcati Lena Dunham, acclamata autrice di Girls (andrà mai in onda su MTV la terza stagione?), e il suo attore simbolo, Adam Driver, voluto per il suo Hungry Hearts da Saverio Costanzo, che si dimostra in questo aggiornatissimo, visto che Driver sarà il futuro volto della prossima stagione, tra Scorsese e Star Wars. Il passato è sempre qui, visto che la star è Al Pacino.

Poi però si aprono alcuni inaspettati varchi, e la Mostra diventa così culla, senza rendersene quasi conto, di ben altri immaginari presenti e futuri. E per l’ennesima volta, capita che a un festival di cinema la tv segni più di un punto grazie ancora una volta a HBO. È stato presentato infatti al Lido Olive Kitteridge (da gennaio su Sky Cinema; tra HBO e SKY vige un accordo di esclusiva pay), miniserie tratta dall’omonimo romanzo di Elizabeth Strout, vincitore del Premio Pulitzer nel 2009.

Olive Kitteridge ti tiene incollato 4 ore per 4 puntate senza tradirti mai, mentre da altri film in concorso vorresti solo scappare. Racconto sospeso tra piccole cose quotidiane e drammi senza ritorno, tra ironia feroce e melodramma famigliare, tra risata liberatoria e tristezza senza scampo, Olive Kitteridge mette in scena una donna dal carattere complesso. Olive è una depressa che raddrizza le vite altrui, una rigida madre e moglie che fa di tutto per i suoi uomini, una donna sarcastica e diretta e perciò spesso fuori luogo. Olive è una costruzione a più strati, come i luoghi in cui abita, minuziosamente portati sullo schermo. Olive non è buona o cattiva, è una stratificazione di pensieri, parole, sentimenti, inclinazioni, situazioni. Vale lo stesso per la sua casa, il suo giardino, la baia. L’ambiente è come la sua anima: ogni dettaglio di una stanza si riverbera in ogni mossa del suo viso, e viceversa.

Il fatto è che storie così il cinema difficilmente le vuole più, troppo schiacciato dai blockbuster e ancor di più da troppi registi autoreferenziali. Il fatto è che storie così dettagliate, minuziose, fatte di piccoli tocchi sono più adatte alla tv, al suo tempo lungo, al suo ritorno ciclico di settimana in settimana. Lo hanno capito gli sceneggiatori e gli attori di cinema come Frances McDormand, che per il ruolo di Olive dovrebbe vincere la Coppa Volpi. Ma questa è tv, è evento speciale, è Fuori Concorso.

Intanto Gomorra debutta al Festival di Toronto, e torna nella sale per sfruttare in altro modo un successo televisivo. Si inaugura così una stagione in cui ancora un volta, nonostante tutto, la tv pare volerla fare da padrone. Nel bene, quando succede (ed è meraviglioso). Nel male, e succede altrettanto spesso, forse di più, ed è meraviglioso in maniera opposta e contraria, perché il piccolo schermo resta il mezzo che ci segna anche nei suoi abissi. Che la stagione cominci.

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