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“9X10 Novanta”, eccola l’Italia di oggi

A Venezia 71 va in scena il passato del nostro paese, scandagliato per trovare segnali utili nel presente. Dalle immagini del Luce, nascono nove film da 10 minuti. E i giovani registi, uomini e donne in parità, si rivolgono molto al femminile, raccontando le storie di chi qui vive e sogna
"9X10 Novanta", eccola l'Italia di oggi

La “meglio gioventù” del cinema italiano, quella che sta cercando di riscrivere la grammatica delle immagini per raccontare un’Italia riconoscibile e non edulcorata dalla commedia “all’americana”, è stata sguinzagliata all’interno degli archivi dell’Istituto Luce, di cui si festeggia il novantesimo compleanno, su idea di Marlon Pellegrini. Il risultato è 9X10 Novanta: nove film di montaggio di 10 minuti ciascuno, firmati da dieci registi emergenti (due firmano in coppia) utilizzando solo materiali provenienti dal Luce, e pensato per descrivere il nostro paese, oggi in proiezione speciale alla Mostra del cinema di Venezia.

Se Gabriele Salvatores, con il suo Italy in a day, ha portato al Lido i filmati amatoriali degli utenti che hanno scelto di raccontare l’Italia in un giorno preciso del presente, 9X10 scandaglia il nostro passato alla ricerca di segnali ancora utili oggi. E una delle sorprese è che parte dell’attenzione, da parte di dieci registi di cui la metà donne, è rivolta al genere femminile, declinato all’italiana.

Dunque il segmento di Paola Randi, Progetto Panico, descrive la condizione femminile in Italia come se fosse vista da un marziano, recuperando le immagini dell’indottrinamento fascista e della (molto) successiva rivolta femminista, per arrivare alle statistiche attuali sul femminicidio; ma anche Claudio Giovannesi indugia sui limiti imposti ad una moglie italiana ne Il mio dovere di sposa, storia (vera) di una donna che non riesce a consumare le proprie nozze; e Giovanni Piperno in Miracolo italiano si sofferma sulle visioni della Vergine Maria, raccontate da voci e volti prevalentemente femminili.

Ma 9X10 Novanta racconta anche altro: la difficoltà di essere un sognatore in Italia (Tubiolo e la luna di Marco Bonfanti, l’autore 34enne de L’ultimo pastore); le grandi migrazioni (Confini di Alina Marazzi); la devastazione e successiva ricostruzione dopo i terremoti (Girotondo di Costanza Quatriglio); il lavoro nei campi (L’umile Italia di Pietro Marcello e Sara Fgaier); l’Entrata in guerra, raccontata dall’albanese Roland Sejko (autore del documentario ANIJA, la nave).

Forse il meno immediatamente decodificabile dei segmenti, nella sua capacità di illuminare un aspetto del carattere nazionale, è Una canzone di Alice Rohrwacher, in cui voci fuori campo parlano del canto su immagini mute di ballo e movimento, comprese alcune sequenze mozzafiato di evoluzioni acrobatiche e di paracadutisti d’epoca. La battuta chiave, per capire, è quella in cui si ricorda di quanto la musica «faceva parte dei rapporti umani», e di come il rumore, o l’ascolto passivo invece del canto attivo, ne abbiano sostituito l’importanza.

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