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Ma quanto è brutto il Pasolini di Abel Ferrara?

Otto modi per descrivere la bruttezza del film realizzato dall'autore di capolavori come "Fratelli” e “Il cattivo tenente” oggi in concorso a Venezia. Una pellicola condita da una sciatteria formare degna di una tv locale
Ma quanto è brutto il Pasolini di Abel Ferrara?

Quanto è brutto il Pasolini di Abel Ferrara, che entra oggi in concorso alla Mostra del cinema? Fatemi contare i modi.

L’originale è parlato in inglese e a tratti in italiano (per fortuna in Italia sarà doppiato) a macchia di leopardo: Pasolini interloquisce in inglese con l’assistente italiana Graziella, poi però parla in italiano (con accento yankee) con i ragazzi di vita, evidentemente troppo rozzi per capire l’inglese. E così via.

Ci sono le visioni dei testi di Pasolini, che diventano nel film ricostruzioni kitch: in quella di Petrolio si discute in salotto fra poteri forti – politica, banche d’affari e Vaticano – con lo stesso spirito pop con cui Woody Allen faceva incontrare Picasso e Dalì ad Owen Wilson. In quella di Porno-Teo-Kolossal due tipi rozzi, Ninetto Davoli e Riccardo Scamarcio, definiscono gli omosessuali “gay” (nel 1975) e assistono a un’orgia al suono di “Cazzo, cazzo, vaffanculo” e poi “Figa, figa vaffanculo”. (Scusate, è una citazione letterale).

C’è un teschio con il cappellino da hostess. (Davvero).

Ci sono le lezioni morali pasoliniane che sulla pagina scritta avevano un potere visionario ma in bocca a Willem Dafoe, nel ruolo di Pier Paolo con due espressioni (con gli occhiali e senza), diventano pipponi datatissimi.

C’è una partitella a calcetto con i ragazzi di vita messa lì come un francobollo, senza poesia e senza motivo.

Ci sono fellatio e rapporti sessuali di ogni tipo, infinitamente meno scandalosi dell’inettitudine con cui Abel Ferrara affronta la vita e l’opera di Pasolini.

Per non parlare della morte: il regista americano avalla acriticamente la versione secondo cui un gruppetto di sfaccendati omofobi avrebbero preso Pier Paolo a calci sempllicemente in quanto “frocio”.

Il tutto condito da una sciatteria formale degna di una tv locale. E questo dall’autore di capolavori come Fratelli e Il cattivo tenente. Sigh.

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