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Resta alta la fiducia in Renzi. Ma il difficile viene adesso

Primi segnali di un calo di apprezzamento nel governo che prepara misure difficili per far fronte alla crisi

Senza più D’Alema. Senza più Bersani. Si sono dunque dissociati più o meno apertamente due dei leader storici dell’ala Pds-Ds. Hanno aspettato qualche mese, per vedere che aria tirava, per capire se Matteo Renzi potesse rappresentare – al di là delle presunte rottamazioni – una genuina continuazione della forza politica in cui credono, se il governo del premier Pd andasse nella auspicata direzione. Poi hanno ceduto, esprimendo il loro dissenso non tanto velato sulle azioni intraprese dall’esecutivo: poco o niente di positivo, oltre gli annunci.

Non sapremo mai se queste esternazioni nuocciano davvero a Renzi, oppure non siano in realtà le benvenute, per smarcarsi in maniera ancora più evidente da un passato che non piace forse più. Il dibattito in merito è in fermento, in questi giorni, sui blog, sui network, alle Feste dell’Unità.

Chi insulta D’Alema, chi insulta Renzi, in una logica sempre più arida di contenuti ma sempre più ricca di contumelie a volte un po’ gratuite, sul modello dei commenti di molti sostenitori del M5S, e anche di alcuni ospitati da questo stesso giornale: sei il nuovo Berlusconi, oppure, sei una vecchia cariatide, e così via. Un dibattito non certo splendido.

Ma su una cosa Massimo D’Alema ha forse ragione. Il governo non pare finora aver fatto moltissimo: accanto ad alcuni provvedimenti certo significativi (come ad esempio i famosi 80 euro), sono stati molti gli annunci di una mini-rivoluzione che per ora non si è realizzata. Magari non per colpa del governo, in carica in fondo da pochi mesi, magari a causa della difficoltà di mantenere unite forze non propriamente identiche.

Gli italiani, anche tendenzialmente favorevoli al nuovo primo ministro, iniziano però pian piano a comprendere che i cambiamenti non possono venir attuati in un periodo molto breve. I tempi si allungano, le attese restano tali, l’economia non decolla così all’improvviso.

Resta alta la fiducia in Renzi e nel suo governo, non c’è dubbio, ben oltre le pur rosee aspettative descritte dalle lune di miele dei primi mesi di ogni esecutivo. Ma l’inizio di un calo sembra già avvertirsi: i primi segnali arrivano proprio in corrispondenza dei primi ovvi provvedimenti che si debbono prendere per far fronte alle urgenze economiche. Niente pensioni più rapide per alcune categorie, niente scatti di anzianità per i dipendenti pubblici, blocchi degli stipendi per le forze dell’ordine, scarsa concertazione con le forze sociali.

Tutti elementi che, in prospettiva, non faranno certo crescere la fiducia e il favore per questo governo e per il suo premier. E quando si inizieranno a scontentare ancor di più alcune delle fasce sociali che dovranno ridurre il proprio potere d’acquisto, o le proprie rendite, sarà scontata una diminuzione ancor più repentina dell’indice di popolarità di Renzi.

In quei frangenti avranno buon gioco le opposizioni, il Movimento 5 Stelle innanzitutto, nel sottolineare la “negatività” sociale di quei provvedimenti e, contemporaneamente, le difficoltà economiche che il paese dovrà ancora affrontare. Perché le cose dovranno procedere in questo modo, per poter ritrovare un giorno la luce: i sacrifici dovranno essere fatti da molti, come nel passato. E come nel passato il principale imputato sarà il governo in carica, che sia o che non sia quello il vero colpevole. Con chi dovrebbero prendersela i cittadini?

Come dicevo, le prime avvisaglie già si notano in questi primi giorni settembrini, quando l’apprezzamento nell’esecutivo vede una piccola ma significativa diminuzione. Ma cosa accadrà quando si prenderanno i provvedimenti più difficili? Due sono i fattori che possono salvare Matteo Renzi: la sua capacità, ancora presente, di far intravedere un futuro diverso (i mille giorni) e la mancanza di una qualsivoglia alternativa politica. Nessun altro leader è apprezzato come lui, nemmeno lontanamente; nessuna altra forza politica è capace di minacciare la supremazia indiscussa del Pd.

L’azione del governo, almeno per i prossimi mesi, non può venir sconfitta da nessun altro pretendente, se non dalla propria eventuale incapacità. È libera. Ma i cittadini danno loro carta bianca ancora per poco. Un anno, due al massimo. Poi arriverà la resa dei conti.

 

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  • ugo

    Paolo Natale …la resa dei conti è già dietro l’angolo….

    • Roberto Frati

      Ma non dire stupidate !!!

  • BobMax

    E’ solo una questione di Verità.

    Ciò che ci si aspettava da Renzi è un deciso taglio dei privilegi, e il tetto massimo agli stipendi non è certo bastato. Pensioni d’oro, stipendi faraonici, società partecipate in perdita,… gridano vendetta a Dio.
    Non si potevano tagliare drasticamente perché in tal caso i parlamentari avrebbero fatto cadere il governo?
    Va bene, ma lo si DICA!
    Non si può fare, perché molti deputati e senatori sono stati eletti per non cambiare nulla, anche nel PD?
    Lo si DICA!

    Se Renzi non si decide a dire la Verità, la fiducia in lui si squaglierà in fretta. E allora… la giustizia a lungo negata genera mostri.

  • ilmontanaro

    Quasta malattia della “sondaggite”( quella poi di Agorà .il “sentiment”è una vera buffonata,con numeri alti sempre verso l’eccesso negativo),quando finirà?Se un politico va appresso ai sondaggi ,come potrebbe concepire una medicina amara ( chissà perchè quelle efficaci sono sempre amare o difficili da mandare giù)da far prendere ai cittadini?Spero che Renzi,com’ha detto più volte (per questo mi piace),se ne freghi altamente,anche perchè non è attaccato alla poltrona,come i vecchi tronisti,ammette di dover fare altro,di rottamarsi a sua volta,senza problemi.

  • Roberto Frati

    Natale , ma quante belle parole! mi sembri uno di quelli sempre pronti a gufare. Io invece penso che Renzi ce la faccia, alla faccia come te di quelli sempre pronti a spargere pessimismo ad ogni piè sospinto…