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Vendola non offre sponde al Pd: l’unità a sinistra è ancora rinviata

Alla Festa dell'Unità il dibattito tra il governatore pugliese Debora Serracchiani mostra tutta la difficoltà a trovare convergenze. La ferita aperta dalla battaglia al senato sulla riforma costituzionale brucia ancora
Vendola non offre sponde al Pd: l’unità a sinistra è ancora rinviata

INVIATO A BOLOGNA – «Sel è fragilissima, è una piccola anguilla, abbiamo fatto un sacco di caz… ma viva le minoranze!». Nichi Vendola non offre sponde, l’intenzione di andare avanti per la propria strada è più forte della concorrenza che possono offrire il M5S da una parte e il Pd dall’altra. «Non ho nessuna difficoltà a immaginare che si possa continuare il dialogo – dice il governatore pugliese rivolgendosi al Pd – ma abbiamo bisogno di fare confronti di merito». E sul merito, con Debora Serracchiani, presente accanto a lui sul palco della Festa dell’Unità nel dibattito moderato dal direttore di Europa Stefano Menichini, si fatica a trovare convergenze.

Se sui diritti civili qualche convergenza c’è, in merito a fecondazione eterologa e unioni di fatto, sul resto la distanza è fin troppo evidente. Sul lavoro, ad esempio, la presidente del Friuli-Venezia Giulia ribadisce la «necessità di rivedere tutto lo statuto», mentre il suo collega pugliese vuole che quel tema sia accantonato in favore di una maggiore attenzione rivolta alle scelte di politica industriale.

Ma soprattutto, brucia ancora la ferita aperta dalla battaglia al senato sulla riforma costituzionale. Vendola si dice «molto orgoglioso» dell’azione dei suoi senatori, mentre Serracchiani gli ricorda che il superamento del bicameralismo perfetto era già nel programma dell’Ulivo: «Dobbiamo fare finalmente le cose che abbiamo sempre detto – attacca la vicesegretaria del Pd – non è questione di tollerare o meno l’ostruzionismo parlamentare, il punto è che di fronte a una riforma di quella portata si discute nel merito, non si presentano seimila emendamenti. Le cose non si possono fare per il consenso elettorale, ma per il bene del paese».

Vendola prova a rivendicare comunque la volontà del suo partito di «fare del bene al centrosinistra» e di farlo con le sue battaglie che, ad esempio, sulla riforma del Titolo V continuerà a essere «molto dura». E, da governatore, nega anche che il bonus di 80 euro sia stata una «operazione di redistribuzione», come rivendica invece Serracchiani: «Lo sarebbe stato – spiega – se si fosse fatta la patrimoniale, non se quei soldi vengono tolti alle regioni».

Il tema rimane sempre lo stesso: il Pd che rivendica il proprio cammino riformista, con Serracchiani che ribadisce la scelta di «fare le cose che sono alla portata, che si possono fare e che servono davvero», mentre Vendola, che proprio su questo punto ha subito l’ennesima scissione, con l’addio di Gennaro Migliore e gli altri di Led, interpreta il proprio «ruolo di cambiamento» del centrosinistra alzando di volta in volta l’asticella.

E la vicesegretaria dem, per rivendicare la bontà della scelta dei democratici, porta il confronto in ambito europeo: «Voi non siete entrati nel Pse – sottolinea – ma ora è il Pse che sta facendo una battaglia di sinistra contro l’austerità».

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  • Gusbrand

    Per fare l’Unità a sinistra ci deve essere un PD di sinistra. Il PD di Renzi è di destra !

    • thomas more

      ecco ancora una volta hai detto la tua. Vai avanti Renzi!!!

    • YodaKelvin

      che noia… il 4% residuale alla sinistra del PD (un 2.5% della percentuale di aventi diritto al voto) e con necessita’ di usare un cognome greco per rendersi votabile da qualche intellettuale per poi disfarsi 10 giorni dopo…puo’ chiedersi intanto cosa lo ha portato così’ in basso?

  • ex elettore

    Quando la finirete ,di nascondervi dietro la parola SINISTRA???? La sinistra HA un nome solo SOCIALISMO. Quello che non sono ne i Comunisti ( con la scorciatoia rivoluzionaria),ormai falliti in tutto il pianeta ,e neppure i democristiani che guardano ai CAPITALISTI. La strada dell’AVVENIRE si chiama SOCIALISMO…