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Camilleri e Pechino Express, la tv che sa innovare

Il documentario dedicato al grande scrittore e il reality condotto da Costantino della Gherardesca dimostrano che anche la Rai può andare oltre, e con successo, gli anni ’90
Camilleri e Pechino Express, la tv che sa innovare

Cosa significa innovare? Nella tv generalista, e soprattutto nella nostra tv, pare impossibile. Perché mentre le altre reti internazionali portano avanti un rinnovamento da almeno due decenni, noi siamo per certi versi fermi agli anni ’90. Per fortuna che sono arrivati format come Il grande fratello e XFactor a darci un po’ di brio.

Dunque, è possibile innovare? Più che altro, è possibile cercare di dare qualche scossa al palinsesto e cercare di incanalare il nazionalpopolare in nuove forme. Sabato in prima serata su Raiuno è andato in onda un documentario su uno scrittore. Si potrebbe gridare al miracolo, o no? Non solo per il tema, ma perché appunto era un documentario, genere così emarginato dalle nostre prime serate.

Certo, non ha vinto la gara d’ascolti, ma si è piazzato secondo mentre di là, su Canale 5, si allargavano fino a notte fonda gli idoli pop Modà. Certo, il documentario era su Camilleri, scrittore ormai nazionalpopolare per eccellenza, grazie anche al successo continuo di Montalbano in replica (a proposito: visto che la qualità, soprattutto se seriale, vale di più sul lungo termine di due scialbe puntate biografico-storiche?).

Quel che bisogna rilevare però è che Il maestro senza regole era una commemorazione così diversa dal solito: invece di una classica serata in studio condotta per esempio da un Giletti, ecco appunto un documentario compiuto, un prodotto linguisticamente più difficile per il pubblico di Raiuno, e però ben più delicato, approfondito, riuscito.

A proposito di linguaggi innovativi. È tornato Pechino Express su Raidue con un bel successo di ascolti. Reality dedicato a improbabili viaggiatori (s)vip, riesce a tenere in equilibro le sue varie anime. C’è la gara tra i concorrenti, tra il trash e l’assurdo, dove al solito conta il modo in cui le persone si trasformano in personaggi, che un po’ sono e un po’ ci fanno.

C’è un realismo delle immagini che si impone al di là di tutto, perché il viaggio è reale, e arrivano al pubblico posti, volti, vite mai visti. E poi c’è Costantino della Gherardesca, sempre più a suo agio nel ruolo di conduttore ironico, feroce, divertito: porta alle estreme conseguenze una certa vena che aveva la Ventura all’Isola, ed è così ben lontano da certe modalità melodrammatiche dei reality delle reti generaliste (merito anche dello stile di produzione Magnolia).

Non esiste la parte in studio nemmeno in questo caso, il reality utilizza scrittura e montaggio come un documentario, realizzando un prodotto in linea con le modalità ormai internazionali del genere. Nel giro di due serate, insomma, abbiamo assistito sulla Rai a due prodotti capaci, con successo, di andare al di là di modalità di messa in scena spettacolari ferme agli anni ’90. La strada è ancora lunga, eppure…

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