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«Il 3 per cento? È vecchio». Renzi torna a sferzare l’Europa

Il premier parla alla Cnn e poi a Ferrara (con contestazioni): «Preferisco la Francia di Hollande e Valls piuttosto del rischio Le Pen». Mogherini chiede all’Ue attenzione all’emergenza libica
«Il 3 per cento? È vecchio». Renzi torna a sferzare l’Europa

È lo stesso Matteo Renzi di «l’Europa cambia verso», lo slogan della campagna elettorale per le elezioni europee, quello che risponde alle domande di Christiane Amanpour della Cnn. Un Renzi alleato della Francia, contro le rigidità tedesche nell’applicazione delle regole sulla stabilità finanziaria. Ma anche alleato della Gran Bretagna, che chiede “meno Europa” per avere un’Unione che funziona meglio.

«Il 3 per cento è un parametro del passato», ha ribadito il premier alla televisione americana, in un’intervista girata a Londra e trasmessa ieri notte. In serata, intervenendo a Ferrara al festival del mensile Internazionale (dove è stato accolto da contestatori “armati” di uova), Renzi ricorda anche che nel 2003 fu la Germania a violare gli accordi «e nessuno disse ai tedeschi “fate i compiti a casa”. Chiedo lo stesso rispetto». Anche se l’Italia non sforerà il tetto imposto al rapporto tra deficit e Pil: «Abbiamo perso credibilità perché nel passato non abbiamo rispettato i parametri. Vogliamo dimostrare che manteniamo la parola data: da troppi anni l’Italia è vittima del proprio racconto». Ora la priorità è recuperare quella credibilità, anche perché – ammette il premier – «abbiamo perso la battaglia per cambiare le regole».

Ma non è la stessa situazione della Francia, che pure più volte ha rotto i vincoli del patto di stabilità e di crescita? Risponde il premier: «Preferisco avere oggi una Francia con Hollande e Valls, che decide di violare il 3 per cento e andare al 4,4 ma gioca comunque un sacco di carte per cercare la ripresa, piuttosto che domani una con Marine Le Pen e l’arco costituzionale che crolla». Renzi recupera un suo cavallo di battaglia, quello dell’Europa come «comunità di destino» (la citazione è da Max Weber, ma filtrato dalla cultura del movimentismo cattolico italiano). Se l’Unione diventa solo regole e non comunità di ideali – sostiene il segretario democratico – l’ascesa dei partiti anti-sistema e anti-europei, come il Front National francese, è inevitabile. Oppure, in un paese come la Gran Bretagna, è inevitabile la sconfitta degli europeisti e la secessione dalla Ue.

Renzi gioca di sponda col collega David Cameron: «Credo che sia importante – dice alla Amanpour – ridurre il potere della burocrazia in Europa e ridurre il livello del potere dei tecnocrati a Bruxelles». È la stessa richiesta avanzata da Londra, ma Renzi la declina all’italiana, appena qualche ora più tardi. «L’Europa non può occuparsi solo di come peschiamo i pesciolini – spiega a Ferrara – se poi non fa fronte al fenomeno dell’immigrazione».

Nell’anniversario della strage di Lampedusa, dall’Italia piovono le richieste all’Europa di aumentare i finanziamenti per la missione Frontex plus. Ma Renzi e Federica Mogherini, all’unisono, chiedono anche una particolare attenzione alle vicende libiche: il prossimo governo di Tripoli, chiede il ministro degli esteri, dovrà aderire alla convenzione di Ginevra e lasciare che l’Unhcr verifichi la situazione dei profughi sul suo territorio. Peccato che la crisi politica in Libia sia ancora lontana da una soluzione.

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  • pietro

    TELETHON
    PER IL MALE INCURABILE DI CUI SOFFRE LA NOSTRA ECONOMIA

    Non solo Telethon, ma si contano a decine le organizzazioni che chiedono solidarietà monetizzata per la ricerca scientifica o per le attività di volontariato, che hanno il lodevole scopo di destinare il denaro raccolto per curare i mali che affliggono tante persone o l’intera società.
    C’è un’Italia che rischia di soccombere perché la sua economia è malata di insufficienza del sistema produttivo in fase terminale, e di iper indebitamento. Milioni di cittadini italiani sono colpiti dagli esiti di tale morbo: impoverimento, disoccupazione, precarietà, corruzione, malessere, sfiducia e debilitazione sociale.
    E’ un male incurabile, difatti sinora non si è riusciti a curarlo. E’ assodato che il principio attivo fondamentale, con cui tentare una cura efficace, non sia contenuto in quantità sufficiente nelle casse dello Stato.
    Eppure, grazie alla mobilitazione sociale molti mali che prima si ritenevano incurabili oggi vengono curati con successo, molte persone destinate a morire di povertà sono sopravvissute, molte persone sono state salvate dalle malattie, dagli stupefacenti, dall’ignoranza.
    E se si facesse ricorso alla solidarietà sociale per raccogliere le risorse necessarie per fare riprendere vita all’economia, istituendo un sistema di contribuzione volontaria come si fa con Telethon o similari?
    L’ipotesi non è percorribile per molti motivi, sopratutto perché, anche nella remota ipotesi in cui l’iniziativa venisse presa in considerazione e avesse successo, si accentuerebbe il peso della fiscalità occulta. Un aspetto della fiscalità che oltre a essere occulta e anche bene occultata, perché nessuno ne parla. I ticket sui servizi sanitari e tutti gli altri servizi pubblici e la loro pessima accessibilità e qualità, scoraggiano l’uso dei servizi pubblici e scaricano sui cittadini anche quella parte di costo che è attribuibile all’utilità collettiva . Così ad eccezione del francobollo non si pagano più tasse ma imposte inique, in quanto non tengono conto, come già detto, che lla collettività usufruisce della quota maggiore della loro utilità e il loro costo grava sui singoli cittadini senza tenere conto della loro capacità contributiva. . Ulteriori risorse vengono sottratte ai cittadini con le scommesse, concorsi a premio e non ultime le contribuzioni volontarie per attività di ricerca, di assistenza sanitaria e sociale, sfruttando l’emotività e la buona intenzione di di fare qualcosa, perché lo Stato non considera questi interventi tra le sue priorità (prima il ponte sullo stretto, ora gli F 35).
    Tuttavia esiste il modo di raggiungere lo stesso obiettivo coinvolgendo la solidarietà sociale mediante il bilanciamento del loro esborso con un beneficio economico. Addirittura anticipando il beneficio e posticipando di alcuni anni l’esborso, mediante la sua sospensione per due anni e la rateizzazione in 60 rate mensili (5 anni).

    Il grande vantaggio dell’ipotesi di intervento proposto è quello di agire direttamente sulla leva che direttamente e in tempi brevi potrebbe rimettere in moto il sistema produttivo. Difatti, si determinerebbe un forte potenziamento della capacità di spesa di circa 40 milioni di lavoratori dipendenti e pensionati, con un incremento della domanda di beni e servizi che può essere prudenzialmente stimata di oltre 70 miliardi di €., di cui 50 miliardi nei primi quattro/sei mesi.
    Si tratterebbe di risorse che avrebbero un impatto immediato per l’inversione di tendenza dell’andamento dell’economia.
    Lo conferma il fatto che appena ieri il Premier, Matteo Renzi, ha annunciato l’intenzione di mettere TFR in busta paga. I media hanno subito diffuso le opinioni sui i molti limiti di tale iniziativa, tra cui primeggia il fatto che interesserebbe soltanto una parte dei lavoratori e che l’incremento dei consumi attesi sarebbero spalmati nel tempo.
    Segue una descrizione abbreviata dell’ipotesi di intervento accennato.
    (Chiunque avesse interesse a conoscere la versione integrale della proposta di intervento può richiederla all’indirizzo all’indirizzo: pierci34@gmail.it)

    UN RIMEDIO FUORI DAGLI SCHEMI USUALI POTREBBE
    SALVARCI DALLA RECESSIONE

    E’ un campo riservato agli esperti, a coloro che spesso a buon diritto possono aggiungere autorevolezza al significato delle parole.
    Eppure una moltitudine di persone hanno una percezione diretta dei degli effetti delle scelte economiche, in quanto ne subiscono in pieno gli effetti negativi e ricevono scarsi benefici quando queste scelte hanno successo. Ci sono molti buoni motivi che dovrebbero predisporre all’ascolto delle loro opinioni.
    E’ però ragionevole il sospetto che se ci fosse un rimedio risolutivo per fermare la recessione della nostra economia e innescare la crescita, questo sarebbe già stato individuato dai molti addetti ai lavori, ministri, parlamentari, alti funzionari, e economisti.
    Tale sospetto non può riguardare l’ipotesi di intervento che viene qui annunciata, la quale consiste in un rimedio alternativo, fuori dagli schemi consueti e che non richiede manovre che possano gravare sul sistema finanziario statale.
    Gli scarsi risultati ottenuti sinora dagli ultimi tre governi succeduti al governo Berlusconi indicano, inequivocabilmente, che l’attuale situazione finanziaria dello Stato non lascia ulteriori spazi di manovra.
    Le notizie di stampa di questi ultimi giorni descrivono una situazione di emergenza allarmante e segnalano l’urgenza di interventi risolutivi, di grandi dimensioni e di forte impatto, in aggiunta al bonus degli 80 euro.
    C’è da rimarcare, come viene costantemente segnalato da più parti, che ogni incentivo alle imprese non sortirebbe effetti significativi senza un provvedimento che possa incrementare la capacità di spesa delle famiglie e alimentare la domanda interna.
    L’intervento ipotizzato avrebbe la potenzialità adeguata ed agirebbe in sinergia con il c.d. bonus degli 80 euro, completandone l’efficacia.
    Esso viene descritto in estrema sintesi, dato che le indicazioni per l’elaborazione del piano, comunicate alla redazione del quotidiano, prendono molto spazio. :

    1 – Risultati attesi -
    Incremento immediato del potere di acquisto di lavoratori dipendenti e pensionati (circa 40 milioni) e quindi della domanda di beni (50 miliardi di € o più), che produrrebbe l’atteso effetto “shock” sul sistema produttivo.

    2 – Principi fondamentali -
    – Distinzione del concetto di Stato (cittadini che vivono nel territorio nazionale) da quello di Stato apparato politico-istituzionale;
    – concetto di sussidiarietà invertita: lo Stato reale verrebbe in soccorso dello Stato apparato con l’impiego di risorse del proprio sistema (retribuzioni future). Lo Stato apparato non impiegherebbe risorse del proprio bilancio, né ricorrerebbe a maggiori prelievi fiscali o contributivi.
    - concetto di ricorso al credito come utilizzazione di risorse future. Esso può ingenerare prudenza,a volte eccessiva, se viene considerato nell’ambito del singolo fruitore. La collettività, invece, dovrebbe potere contare su di un miglioramento delle capacità reddituali e quindi sulla possibilità di potere restituire il debito senza risentirne.

    3 – Modalità di esecuzione -
    - Regolamentazione con legge dello Stato;
    - Obbligo per gli Istituti di credito di assegnare aperture di credito a lavoratori e dipendenti in seguito a semplice richiesta legata alla canalizzazione delle retribuzioni nel conto bancario/postale.
    - Obbligo di ripianamento del debito derivante dall’utilizzazione dell’apertura di credito in 60 rate mensili, di cui la prima scadrebbe al termine di un periodo di dilazione da determinare (due o tre anni).
    - Meccanismi di garanzia per ottimizzare il ripianamento del debito alle relative scadenze.

    4 – Non onerosità per lavoratori e pensionati
    - Il contributo dei lavoratori dipendenti e pensionati interessati dall’intervento ipotizzato non costituirebbe, in concreto, un onere per gli stessi. Piuttosto viene dato a loro la possibilità di provvedere a loro bisogni insoddisfatti, mediante accesso al credito incondizionato, a lunga scadenza e non oneroso.
    - Assunzione del costo di interessi e accessori a carico del bilancio dello Stato. (esborsi largamente compensati dall’aumento delle entrate fiscali.)

    5 – Vantaggi e oneri
    5.1 – Lavoratori dipendenti e pensionati
    Vantaggi:
    Verrebbe data a ciascuno loro la disponibilità di un importo corrispondente a due o tre mensilità di retribuzione netta (secondo la disposizione di legge da emanare). In media 2.500 o 3.750 euro, mediante apertura di credito non onerosa da ripianare a lunga scadenza. Tali importi equivarrebbero per l’anno di riferimento a circa 200 o 300 euro di aumento retributivo netto mensile o di sgravio fiscale. Si tratta di incrementi della disponibilità di spesa delle famiglie che non sarebbe lecito prefigurasi nell’attuale situazione economica del paese.
    C’è da considerare che gli ipotetici aumenti retributivi o sgravi sarebbero distribuiti nel tempo e nell’immediato avrebbero un impatto limitato, l’ipotesi di un’apertura di credito della consistenza accennata avrebbe invece un effetto shock sulla domanda interna, in quanto è prevedibile che una buona parte dei dipendenti e dei pensionati, utilizzerebbero in breve tempo la disponibilità per acquistare quei beni durevoli ai quali avevano sinora rinunciato. E’ prevedibile che una parte di loro preferirà integrare i propri guadagni per le necessità correnti, incrementando gli acquisti di beni di consumo. Altri potrebbero preferire di utilizzare disponibilità per fare fronte a impegni futuri, quali potrebbero essere spese per gli studi dei figli, traslochi ecc., riserva
    per spese rinviabili o impreviste.
    Oneri:
    Nessun onere per interessi e spese di conto graverebbe sui beneficiari delle aperture di credito, tali oneri verrebbero posti a carico dello Stato e sarebbero abbondantemente coperti dall’incremento delle entrate fiscali, conseguenti principalmente dall’incremento delle transazioni commerciali. L’onere di ripianamento del debito esistente al termine dell’apertura di credito, che avverrebbe mediate trattenuta su retribuzioni e pensioni in 60 rate mensili, è controbilanciato dal beneficio a suo tempo usufruito di avere soddisfatto bisogni per la maggior parte essenziali.
    Inoltre vanno considerati ulteriori benefici, oltre a quello molto consistente della non onerosità del prestito.
    1 – due o più anni di moratoria, prima della scadenza della prima rata;
    2 – svalutazione monetaria dalla utilizzazione del prestito sino alla sua estinzione. E ‘presumibile che il debito verrebbe estinto con moneta che avrebbe perduto in media almeno il 10% del suo potere di acquisto;
    3 – possibile introduzione di una incentivazione mediante una detrazione fiscale sui pagamenti delle rate di estinzione del debito. Tale agevolazione avrebbe la funzione di riconoscere e premiare la partecipazione collettiva a un intervento di grande impatto economico e sociale;
    4 – La diluizione del pagamento del debito in 60 rate, consente che l’estinzione del debito non riduca in maniera significativa la disponibilità per le altre spese individuali. Difatti ai valori medi sopra indicati di € 2.500 e € 3.750 corrispondono rate di circa € 41 e € 62.

    5.2- Il sistema imprenditoriale in tutti i settori economici
    E’ prevedibile che l’intervento possa coinvolgere circa 40 milioni di percettori di retribuzioni da lavoro dipendente o pensione e raggiungere, già nel primo semestre dalla sua applicazione, un incremento della domanda di beni di circa € 50 miliardi,per l’ipotesi di apertura di credito per due mensilità e di € 75 miliardi per la seconda ipotesi.
    Non sembra che si possa mettere in dubbio che tale intervento, in sinergia con gli altri interventi promossi dal Governo, abbia la potenzialità di riavviare il funzionamento del sistema produttivo, e di migliorarne la competitività. E’ da osservare, in proposito, che l’aumento consistente della produzione e della commercializzazione dei beni creerebbe significative economie di scala.
    L’apporto diretto nell’economia reale di una grande massa di liquidità, non proveniente dai sistemi tradizionali (Stato, Istituti di credito, investitori), determinerebbe un effetto volano che dovrebbe fare durare nel tempo la spinta positiva.
    Un qualsiasi altro intervento che necessiti dell’impiego di risorse finanziarie, sopratutto se a carico del bilancio dello Stato, si tradurrebbe nella generalità dei casi nello spostamento di risorse sottratte ad altri possibili impieghi nella lista delle priorità.
    Tale aspetto non è riscontrabile nell’ipotesi formulata, dato che l’intervento utilizza risorse esterne al sistema apparato statale e consiste nell’effetto collaterale (molto positivo) di una opportunità di soddisfare bisogni individuali.
    Va inoltre considerato che qualunque intervento incentivante, anche di grandi proporzioni, risulterebbe vano senza un’ adeguata capacità di spesa dei consumatori che determini un’adeguata domanda interna.

    5.3- Lo Stato e il Governo
    5.3.1– Vantaggi di carattere istituzionale
    Da diversi anni la crisi del nostro sistema economico si aggrava all’ombra della crisi economica mondiale, l’opinione pubblica e le parti sociali, invocano da tempo interventi risolutivi, che non arrivano. Tali interventi sono essenziali “per uscire dalla crisi”, mettere il sistema paese in sicurezza e promuovere la “ripresa economica”. Essi fanno parte della funzione essenziale dello Stato apparato politico- istituzionale e ne condizionano la credibilità e l’autorevolezza. Il fatto che i governi che si sono succeduti in questi ultimi tre anni, non abbiano conseguito risultati adeguati va attribuito alla scarsa disponibilità di risorse finanziarie e alla preclusione della possibilità di ricorrere all’indebitamento.
    L’intervento ipotizzato richiederebbe l’azione dello Stato soltanto per l’iniziativa di legge e la regolamentazione, con tale intervento verrebbe data una spinta potenzialmente decisiva per la ripresa economica, senza utilizzare risorse del bilancio statale o aumentare il prelievo fiscale.
    5.3.2– Aumento del prestigio interno e estero
    Non credo che occorra spendere molte parole per prefigurare l’enorme aumento del consenso interno e del prestigio nei confronti dei partners europei, che deriverebbe dal successo nell’impresa di riavviare il sistema economico, di migliorare il benessere dei cittadini, di creare opportunità di lavoro e di investimenti.

    5.3.3 – Vantaggi economici
    E’ indubbio che la ripresa economica ipotizzata aumenterebbe in maniera consistente le entrate dello Stato e che, conseguentemente, si renderebbe possibile mantenere il debito pubblico nei limiti dei vincoli dell’UE, o addirittura di iniziare un trend di riduzione.
    Ciò farebbe impennare la fiducia degli investitori esteri e interni e ridurrebbe i tassi di interesse per il mantenimento del debito.
    Tra gli incrementi delle entrate dovute all’intervento ipotizzato, è possibile stimare con buona approssimazione l’aumento delle entrate per I.V.A. sulle transazioni commerciali indotte dall’intervento. Considerando che si verificherebbe entro un anno dall’applicazione dell’intervento un incremento delle vendite interne di almeno 50 miliardi, l’incremento del gettito di I.V.A. potrebbe raggiungere nel periodo considerato i 7 miliardi di euro (tenuto conto delle vendite di prodotti soggetti ad aliquote inferiori al 22%).
    Va osservato in proposito che gli interessi sulle aperture di credito ipotizzate a carico dello Stato ammonterebbero a meno di 1 miliardo di € per ogni anno. Questi interessi maturerebbero dopo un anno e nel primo anno gli incrementi di entrate sono al netto di tali oneri.
    E’ il caso di sottolineare che parte del maggiore gettito per I.V.A. potrebbe essere utilizzato per prorogare il bonus degli 80 € per il 2015 e per estenderlo ai pensionati, parificando i trattamenti.

  • Rodolfo Valentino

    E’ la prima volta in vita mia che ho votato per un bidone di nome Matteo Renzi.

  • Stefano P

    Ora cancellate l’articolo 18 poi i contratti nazionali cosicché i lavoratori italiani possano essere dati ancor più in pasto agli squali dell’economia mondiale che diminuirà il più possibile i nostri salari.
    Nessun rispetto perchì svende i propri fratelli per guadagnare alle loro spalle.
    Noi moriamo di fame e voi ridete siete squallidi!!!

    • Rodolfo Valentino

      Parole sante.