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Verde cortina, reportage d’altri tempi su un confine svanito

A 25 anni dalla caduta del Muro Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia, giornalista e fotoreporter, hanno ripercorso per intero la frontiera che per mezzo secolo divise l'Europa. Il loro racconto diventa un libro finanziato in crowdfunding
Verde cortina, reportage d'altri tempi su un confine svanito
Modlareuth, la "piccola Berlino", un villaggio tra Baviera eTuringia dove correva un muro di 700 metri. Foto di Ignacio Maria Coccia, tratta da "Verde cortina"

Quando nel 1988 il biologo tedesco Heinz Sielmann percorse con la telecamera la linea del confine inter-tedesco, per realizzare il primo documentario sulla vita delle specie animali all’ombra della linea della morte, non poteva sapere due cose: che da lì a un anno la cortina di ferro sarebbe caduta e che la sua idea un po’ folle di creare una riserva naturale lungo quel confine sarebbe diventata realtà.

Matteo Tacconi e Ignacio Maria Coccia, armati dei loro rispettivi strumenti di lavoro, un taccuino e una macchina fotografica, si sono incamminati lungo quel sentiero tracciato idealmente da Sielmann seguendo la traccia di un protagonista del Novecento: Winston Churchill (non a caso giornalista anche lui, prima di dedicarsi alla politica). Fu l’ex premier britannico a capire per primo l’aria che tirava nell’immediato dopoguerra e a coniare, in un discorso del 1946 in Missuri, la definizione di cortina di ferro, una barriera che avrebbe tagliato l’Europa da Stettino a Trieste.

Tacconi e Coccia sono dovuti partire qualche chilometro più a occidente, perché nella spartizione di Potsdam Stalin pretese anche una fetta di Germania: così il filo spinato calò più a ovest, a due passi da Lubecca. Lì si sono presentati i due reporter, un quarto di secolo dopo le rivoluzioni del 1989, per vedere che cosa nel frattempo era accaduto.

Verde CortinaL’esperienza è diventata un libro, Verde cortina, che ha anche il pregio di rappresentare fisicamente la testimonianza di come, in tempi di crisi della lettura e di editori poco coraggiosi, sia ancora possibile dar corpo ai propri sogni e al proprio intuito. Il segreto è stato il crowdfounding, un appello lanciato ai potenziali lettori affinché finanziassero la stampa del libro, trascinando fuori dal web, dopo averlo arricchito di nuove note e immagini, il racconto che i due autori avevano già pubblicato in un blog on the road. I futuri lettori si sono fidati e hanno risposto versando in anticipo i 20 euro del prezzo di copertina, coprendo i costi di stampa e consentendo ad altri futuri lettori di poter aquistare un libro che promette di essere fra i più interessanti nel revival che tra poco inonderà le librerie. Oltre al circuito delle presentazioni, fino al 9 novembre si può usufruire di una promozione, spedendo una richiesta di acquisto all’indirizzo mail info@verdecortina.com.

Il quarto di secolo trascorso dalla caduta della cortina viene raccontato da Tacconi e Coccia senza enfasi. Una scelta di stile che restituisce al lettore quel sapore di buon giornalismo d’altri tempi, di reportage scritti andando sui luoghi, consumando le suole delle scarpe e i copertoni dell’auto, visitando città e villaggi, incontrando le persone, scambiando due chiacchiere con loro. E riportando tutto fedelmente su carta, righe di testo e fotografie, senza la tentazione di spacciare giudizi o sovrapporsi ai protagonisti che il caso ha fatto incrociare.

Parole e immagini si intersecano le une alle altre costruendo un percorso coerente ed emotivamente coinvolgente. Anche il lavoro in coppia è un salutare ritorno al passato: il cronista è libero di osservare gli ampi orizzonti e di assorbire sensazioni visive e olfattive da trasferire sul taccuino, il fotografo si concentra sulla cattura del momento, della sintesi simbolica, dell’immagine che strega il lettore. I due ruoli non si confondono, ognuno fa il proprio mestiere e il libro ne acquista forza espressiva.

È il modo migliore per raccontare la naturalezza di un confine che si è sbiadito lungo tutto il percorso, dal Baltico all’Adriatico, da Lubecca a Trieste. Per quarant’anni c’erano filo spinato, soldati e torrette d’avvistamento, poi è sparito tutto in un tempo brevissimo, prima la ferramenta e poi pure gli stati che quella frontiera divideva. La Germania è tornata unita e poi è arrivata l’Unione europea a stemperare gli altri confini. La normalità della cortina verde non è banale, quel che è sopravvissuto è sufficiente a raccontare il passato recente, il presente dell’Europa centrale e anche a farci intravvedere qualche spezzone di futuro. Che è anche il nostro, di un paese che ha vissuto sul bordo della guerra fredda e forse non ha ancora metabolizzato la sua fine.

Qui il nostro speciale sui venticinque anni dalla caduta del Muro

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