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Israele, qui la ricerca scientifica funziona davvero. «Siamo in competizione con il mondo»

Danny Mandler, professore di chimica all'Università ebraica di Gerusalemme, spiega i motivi di questa eccellenza

Con sette università frequentate da una media di 200mila studenti distribuiti fra Gerusalemme, Tel Aviv, Rehovot, Haifa e il deserto del Negev, Israele dispone di uno dei migliori sistemi educativi al mondo. Tutte le università in questione, e i numerosi enti pubblici di ricerca, sono classificati fra i primi a livello globale per quantità e qualità della ricerca scientifica.

Il paese ha avuto come primo capo dello stato un grande chimico come Weizmann, e la cultura ebraica fa dello studio e della formazione dei giovani uno dei suoi tratti distintivi. Danny Mandler, professore di chimica all’Università ebraica di Gerusalemme, in visita al Consiglio nazionale della ricerca, ha spiegato quali siano le cause strutturali di questa prolungata eccellenza.

Per eccellere nella ricerca, ci dice, abbiamo bisogno di buone infrastrutture: che abbiamo e rinnoviamo costantemente. Ma soprattutto di persone qualificate e motivate. In Israele non ci sono ricercatori, ma solo studenti dei corsi di laurea (MSci) e dottorato (PhD): non c’è nessuno altrettanto motivato dei giovani che dovranno trovarsi un lavoro qualificato a svolgere un grande lavoro.

Il loro lavoro viene guidato da professori ai quali è richiesta una forma mentis aperta e orientata all’immaginazione. Quando sono rientrato dall’estero, aggiunge Mandler, mi hanno chiesto di cambiare completamente la tematica di ricerca, che già avevo dovuto cambiare rispetto a quella del dottorato.

Gli scienziati israeliani non competono fra di loro, ma con il mondo. I libri sui quali studiano sono scritti in inglese, perché l’ebraico è parlato solo in Israele. Infine, la ricerca israeliana è un mix fra ricerca di base ed applicata: ognuna delle quali, sottolinea Mandler, ha molto da dare all’altra.

Quaranta anni fa il governo israeliano varò una legge per cui il 10% del salario di ogni professore universitario era destinato a finanziare i viaggi per motivi scientifici. Lo scopo era quello d’incentivare le collaborazioni internazionali e favorire l’aggiornamento. Tutte le mie collaborazioni, sottolinea ancora Mandler, sono iniziate dopo aver incontrato personalmente colleghi stranieri a conferenze internazionali.

Infine, gli scienziati israeliani competono costantemente per i fondi. Sappiamo, dice Mandler, che è necessario forzare i ricercatori a competere per i finanziamenti. È come per l’uva buona: non dovete innaffiare troppo le viti se volete avere un vino pieno di aromi e fragranze. Dovendo competere a livello scientifico e finanziario a livello internazionale, gli scienziati israeliani sono costretti a dare il meglio di sé ogni giorno.

Naturalmente, ci sono anche fattori storici, geografici e culturali. Il fatto di essere stati sottoposti a legislazioni restrittive per molti secoli e in paesi diversi, dice ancora Mandler, «ha fatto sì che sviluppassimo la conoscenza come un asset fondamentale a livello personale, che ognuno poteva portare con sé ovunque andasse».

«Israele è un piccolo paese semidesertico, privo di risorse naturali a parte il bromo, anche se adesso abbiamo scoperto un grande giacimento di gas sottomarino. Dunque,l’unica vera risorsa sulla quale potevamo contare erano le competenze delle persone. Ovviamente, lo stato di tensione militare nel quale viviamo fin dalla fondazione del paese, fa sì che molte tecnologie sviluppate per il settore militare poi vengano trasferite al settore civile, con notevoli benefici».

«Noi israeliani – conclude Mandler – siamo un mix di cultura europea e mediterranea. Come voi italiani, non amiamo l’organizzazione e ci piace improvvisare, il che ci consente di adattarci rapidamente ai rapidi cambiamenti che oggi investono anche la scienza e le attività di ricerca».

Lo sviluppo del Meridione italiano passa anche da una nuova e rafforzata cooperazione scientifica e tecnologica con Israele: con cui condividiamo il mare, moltissime colture e gli elevatissimi livelli d’insolazione che rendono possibile l’uso massiccio dell’energia solare.

Cnr, Polo Solare della Sicilia (#Helionomics)

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  • Vir

    E’ un sogno nel nostro Paese, qui la ricerca è nel sottoscala!
    Saluti di sinistra
    Vir