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Il ritorno di David Peace con un’altra leggenda del calcio: Bill Shankly

Dopo il formidabile “Maledetto United”, con “Red or Dead” lo scrittore inglese racconta la storia del famoso allenatore del Liverpool Football Club
Il ritorno di David Peace con un'altra leggenda del calcio: Bill Shankly

Forse è inevitabile che intorno a David Peace, come dice Giuseppe Genna, si sviluppi una sorta di culto. La scrittura del romanziere inglese, l’incalzante processione di parole a cui affida il compito di scavare, scavare e scavare nella complessità dei personaggi e delle storie, ha davvero qualcosa di religioso, di liturgico. E sì che cambia pelle a ogni libro, Peace, sì che non una cosa uscita dalla sua penna è uguale a un’altra. Eppure al contempo sono sempre le stesse cose, è sempre la tensione morale e politica degli uomini, sempre l’idea di giustizia perseguita o incrinata. Oppure il calcio. Il calcio, come nel formidabile Maledetto United di qualche anno fa, come nel poderoso Red or Dead (traduzione di Pietro Formenton e Marco Pensante) uscito in questi giorni per il Saggiatore.

Seicentocinquanta pagine per raccontare la storia di Bill Shankly, la leggenda del Liverpool Football Club, l’allenatore che raccolse la squadra nel pantano della Seconda Divisione e la portò a vincere campionati, coppe d’Inghilterra, coppe europee. Quindici anni sulla stessa panchina, nel catino rosso di Anfield Road, «il più grande santuario di tutti i tempi». Ancora la religione, ancora il culto. Il calcio per Shankly era questo. Era una cosa terribilmente seria. Era il modo che aveva scelto per vivere, e a un certo punto della sua carriera era diventato il modo che aveva scelto per riscattare e onorare il popolo di Liverpool stretto nella morsa della grade crisi degli anni Settanta.

Red-or-deadScozzese, quinto di dieci fratelli, minatore, calciatore, allenatore. Socialista. Shankly fu un uomo integro, generoso, adorato dai fan dei Reds fino a diventare un’icona. Una leggenda, appunto, come leggendaria è ancora oggi quella tifoseria. La Kop, la curva rossa, il grande fiume rosso ondeggiante che ogni volta, a ogni partita, intona il canto più emozionante mai ascoltato in uno stadio di calcio, You’ll never walk alone, inno da brividi, vecchio cinquant’anni, nato forse in un giorno d’aprile all’Hillsborough di Sheffield, o forse no. Non conta. Peace scava, scava dentro Bill e dentro al suo rapporto con la moglie Ness, dentro al suo rapporto con la gente di Liverpool, dentro al suo rapporto coi giocatori e con la dirigenza. E fa la cronaca di quasi ogni singola partita, di ogni singolo gol, come un’ossessione. Nel Maledetto United Peace aveva raccontato la storia di Brian Clough, un altro allenatore, un altro socialista, il cui destino si intreccia molto e molto spesso con quello di Shankly, anche qui, ma nei due libri, a parte forse lo spirito, se riusciamo a trovare un senso nel parlare di spirito di un libro, non c’è niente di uguale.

Il lavoro di documentazione di Peace, come al solito, è enorme, decine di libri, migliaia di pagine web, centinaia di racconti ascoltati, persone su persone, giorno dopo giorno. E il romanzo che ne viene fuori è potente. Gigantesco, martellante e potente. Si ferma pressappoco nell’epoca in cui la Thatcher prese il potere, solo un paio d’anni più tardi, e sul finire Peace dedica una mezza paginetta perfetta e tombale alla Lady di Ferro e al giorno, il 3 maggio del 1979, in cui vinse le elezioni, mezza paginetta che finisce così: «Bill Shankly andò alla finestra. Bill Shankly tirò le tende. Bill Shankly guardò fuori dalla finestra, Bill Shankly guardò in strada. La strada deserta, le case silenziose. Le tende tirate, le porte chiuse a chiave. Tirate e chiuse a doppia mandata per sempre». Perfetto.

Ed è chiaro che Red or Dead è un romanzo buono per tutti, non solo per coloro che al calcio dedicano tempo e passione. Almeno quanto lo è il fatto che questa gente, questi innamorati o devoti del calcio, non potranno che lasciarsene letteralmente rapire. Il Maledetto United ormai è un classico, Red or Dead è già un classico. Dio salvi David Peace, ora e sempre.

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