Leopolda STAMPA

I renziani duri e puri non mi convincono

Mi auguro che anche i più critici sappiano mettersi in discussione, nella consapevolezza che stiamo lavorando tutti per il bene dell'Italia

Una Leopolda che si sporchi le mani: ecco cosa mi aspetto dalla “tre giorni” di questo weekend. Essere al governo del paese impone un nuovo approccio, più consapevole, meno purista, orientato ad ottenere il miglior risultato possibile, e non un dannoso quanto impossibile “tutto e subito”. Un approccio tipicamente riformista, insomma.

A più riprese alcuni dirigenti e militanti “renziani” hanno sottolineato la necessità di dare maggiore attenzione al progetto originario della Leopolda, allo spirito dei cosiddetti renziani della prima ora e dei comitati per le primarie del 2012.

Sono sempre stato critico con questa posizione, che pure è condivisa da molti miei carissimi amici, innanzitutto perché la Leopolda è ontologicamente “accidentale” (cit. Cosimo Pacciani), in divenire, al passo con i tempi e con le situazioni; in secondo luogo, la santificazione dei primi sostenitori dell’attuale presidente del consiglio mi ha sempre fatto storcere il naso, perché ci sono, anche nel governo, persone molto valide che hanno sostenuto Bersani, nel 2012.

E allora la Leopolda dovrà essere l’occasione per ricordare ai molti che si sentono traditi, messi da parte, o che considerano insufficiente l’operato del governo, che la vera sfida dei “leopoldiani” sarà quella di generare consenso diffuso attorno alle riforme, fare ingoiare i rospi, stimolare il governo non dalla posizione dell’intransigenza. Mettendo da parte i trascorsi, per quanto complicato.

Per il gruppo di innovatori che ogni anno si riunisce presso la vecchia stazione fiorentina questo è il momento più difficile: dimostrare che si possono raggiungere gli obiettivi che abbiamo progettato di raggiungere da molto tempo, e con molti sforzi. Qualcosa perderemo per strada, non otterremo tutto, e sbaglieremo su molte cose, ma non dovremo rinunciare, non molleremo. Qualcuno pensava, forse, che avremmo fatto la rivoluzione in un giorno, dall’oggi al domani, senza cadere o fare errori?

Abbiamo sempre detto che non sarebbe stato facile: soltanto parole al vento? Abbiamo sempre detto che ci avremmo provato: forse il provarci ci rende immuni dagli errori, dalle imperfezioni? No, ovviamente.

Da questa Leopolda mi aspetto che i più critici ritrovino il senso del ritrovarsi assieme a Firenze ogni anno: mai considerarsi “arrivati”, continuare a mettersi in discussione con la consapevolezza che stiamo provando a cambiare il paese. Possiamo fare di più? In teoria, sì. Possiamo migliorare? Assolutamente sì. Però stiamo lavorando per l’Italia.

Le difficoltà ci sono: un progetto grande, articolato come quello della Leopolda non può non trovarne, quando si trova catapultato alla guida del Paese. Eppure c’è tutto il senso della nostra sfida: provare a cambiare verso mettendo le mani nella carne viva, nei centri decisionali. Come non sporcarsi le mani?

Le mie terre sono anche quelle di Don Milani, la mia casa apparteneva alla sua famiglia: ecco, l’impegno sociale di quel prete così umanamente grande stava nell’immischiarsi, nel preferire l’intervento, la presenza nei luoghi più difficili al rimanere puri ma sostanzialmente fermi. Quello dev’essere il nostro spirito, con i diversi approcci e le diverse sensibilità del caso.

Mi auguro che i tanti gli amici delusi, con l’amaro in bocca, capiscano che fa parte del gioco essere insoddisfatti: stiamo cercando di cambiare un Paese che reagisce al cambiamento con gli scricchiolii fastidiosi della conservazione, con ingranaggi che si bloccano e impediscono molti tentativi di innovazione.

Gli amici della Leopolda (vecchi, nuovi, chiunque abbia voglia e passione) devono ritrovare il senso dello stare insieme, ricordare che non stiamo portando avanti un rito stanco, ma stiamo accendendo scintille piene di energia per questo bellissimo paese. Stiamo facendo quello che abbiamo sempre voluto fare, con Matteo Renzi e con il Partito democratico, ma senza il pragmatismo di chi sa di avere una montagna da scalare non andremo da nessuna parte.
Buona Leopolda!

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