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«Noi sognatori oggi al governo». Così cambia la Leopolda

La quinta edizione della kermesse renziana fa i conti con le tematiche fondamentali del paese, con il premier vero mattatore dell'appuntamento
«Noi sognatori oggi al governo». Così cambia la Leopolda

INVIATO A FIRENZE - Giunta alla quinta edizione, la Leopolda può contare su un meccanismo ormai rodato. All’impronta di Matteo Renzi e Maria Elena Boschi, dei quali è nota la cura quasi maniacale perfino nei dettagli, si è aggiunta via via la struttura ormai stabile di volontari che si è venuta a creare. Il rischio è che la kermesse ospitata nella stazione fiorentina risulti quest’anno più “fredda”, meno spontanea. Gli interventi dal palco sono sempre stati attentamente selezionati dagli organizzatori, ma quest’anno ne viene anche ridotto il numero, per lasciare più spazio ai tavoli tematici. La stessa presenza sui social, che anche quest’anno sarà sicuramente massiccia sotto l’hashtag #Leopolda5, sarà “dopata” dalla community che da qualche mese affianca, seppur autonomamente, la comunicazione ufficiale del Pd e di palazzo Chigi.

Anche in questo senso si può parlare di una Leopolda “di governo”. Una Leopolda che è costretta a interrogarsi se sia opportuno far parlare troppi imprenditori, per evitare di fare il controcanto alla manifestazione della Cgil. Una Leopolda che detta l’agenda ai suoi partecipanti (i temi dei tavoli che animeranno la giornata di oggi), sovrapponendola a quella dell’esecutivo (si parlerà di Jobs Act, riforme istituzionali, della giustizia, della pubblica amministrazione, eccetera). Una Leopolda assediata anche visivamente dalle forze di sicurezza, che accompagnano i tanti ministri presenti. Una Leopolda che, ancora prima che iniziasse, già ieri sera era presente su tutti i tg (a iniziare dall’intervista di Renzi a La7), i principali programmi di informazione e quelli più pop, come il collegamento di Fabio Volo per Che fuori tempo che fa.

A dispetto di chi rimprovera il carattere correntizio dell’iniziativa, lo spontaneismo che da sempre caratterizza la partecipazione alla kermesse appare incardinato per la prima volta in maniera così forte in un progetto comune solo quest’anno, dopo la conquista del “potere”. Nel 2010 – come rivelato da Renzi – la rottura con Pippo Civati fu dovuta proprio alla volontà di quest’ultimo di costituire la “corrente Leopolda”, un’idea che però l’allora sindaco di Firenze non condivideva. E perfino lo scorso anno, quando la vittoria congressuale appariva ormai a portata di mano, i dubbi e le resistenze in sala erano tanti. E non tutti, anzi nemmeno molti, sono stati i “leopoldini” che hanno cambiato idea nel frattempo, prendendo la tessera del partito.

Il progetto rimane quello di cambiare l’Italia e questo è quello che le tante persone che tra oggi e domani riempiranno le sale dell’ex stazione (erano oltre 1.500 già ieri sera) continuano a chiedere a Renzi. «Siamo partiti da sognatori, nessuno avrebbe creduto di arrivare al governo in pochi anni», ha ammesso lo stesso premier. Su questo progetto quelle persone vogliono essere coinvolte, non su altro. Per questo, anche volendo, non sarebbe facile costruire una corrente a partire da questa tre-giorni. La Leopolda è in gran parte valore aggiunto al Pd, può consentirgli di arrivare al 40,8 per cento, ma non condizionarne le battaglie interne, se non in misura marginale.

Chi è qui, vive tutto questo in maniera molto naturale. La community leopoldina ormai si ritrova durante l’anno in tante iniziative collaterali, del Pd e autonome. Oggi si ricongiunge a Firenze con più confidenza, maturata negli anni, e con un accresciuto senso di responsabilità. C’è – e si farà sentire – chi crede che si sia fatto ancora troppo poco. Ma le loro parole serviranno a Renzi per spingere ancora di più sull’acceleratore. Il bersaglio, d’altra parte, rimane sempre lo stesso ed è plasticamente raffigurato sulle pareti delle due sale, nei cartelloni che riportano le stroncature eccellenti di persone e progetti che hanno cambiato il mondo. I gufi da una parte, la Leopolda dall’altra.

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