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Pd, la minoranza si ritrova (se non c’è la scissione)

L’attacco diretto di Renzi dalla Leopolda innervosisce anche l’area più dialogante dei quarantenni. Ma non è alle viste la nascita di una Linke italiana
Pd, la minoranza si ritrova (se non c'è la scissione)

Anche a Roberto Speranza le parole pronunciate da Matteo Renzi dal palco della Leopolda non sono andate giù. L’effetto immediato della sfida che il premier ha aperto con la minoranza interna, evocando per la prima volta in maniera diretta la possibilità di una scissione, è stato quello di ricompattare quel fronte, che si era mostrato diviso in mille rivoli in occasione della direzione chiamata a dire sì o no al Jobs Act.

Il capogruppo alla camera ha sempre mantenuto, anche per il ruolo che riveste, un atteggiamento dialogante nei confronti del segretario. Per proseguire su quella strada, però, ha bisogno di trovare in Renzi una sponda. Un confronto sul merito, anche accettando alcune modifiche proposte dalla minoranza, aveva consentito lo strappo sul Jobs Act rispetto all’ala dura bersaniana. Un attacco diretto, quasi personale, a «quelli del 25 per cento» rende tutto più difficile.

Ieri il segretario e il capogruppo si sono incontrati per un chiarimento. Ma i passaggi cruciali saranno quelli in arrivo alla camera su legge di stabilità e riforma del mercato del lavoro. Lì la minoranza si attende un segnale, magari evitando la gabbia del voto di fiducia e apportando alcune modifiche ai testi di partenza. Se Stefano Fassina e Gianni Cuperlo si sono già detti pronti a votare no, nel caso in cui il governo scegliesse la linea dura, adesso sono anche altri a riflettere su questa posizione: i bersaniani doc Alfredo D’Attorre e Davide Zoggia fino ad alcuni di quelli che si erano astenuti in direzione.

La strada per arrivare a una scissione, comunque, è ancora molto, molto lunga. E se qualcuno volesse spingersi fino a quel traguardo, sa già che non potrà contare sulle forze che si stanno riaggregando in queste ore. I quarantenni di Speranza, ad esempio, non si spingeranno mai fin lì. E anche tra gli uomini più vicini a Bersani i dubbi non mancano. Per non parlare, ovviamente, dei Giovani turchi, che ancora ieri con Francesco Verducci mandavano un avvertimento chiaro: «Chi non dovesse votare la fiducia al governo si assumerebbe la responsabilità di creare le condizioni della sua caduta». In questo modo, «spianerebbe il ritorno alla stagione fallimentare dei tecnici». Il rischio, insomma, è quello più che la corsa alle urne che si attribuisce come tentazione al premier.

La fuga in avanti del duo Civati-Fassina rischia così di trovare scarso seguito. Per questo il vicesegretario Lorenzo Guerini si sente di dire che «la scissione non ha cittadinanza nel Pd», chiedendo a tutti «lo sforzo e l’impegno per far sì che questa discussione porti a trovare punti di incontro». E Renzi, intervistato da Lilli Gruber al suo ritorno alla guida di Otto e mezzo, ricorda che «c’è già qualcosa a sinistra del Pd, ha preso il 4,2 per cento alle europee. Se vogliono fare un partito più piccolo, a me interessa di più parlare di disoccupazione».

Nessuno, insomma, pensa che ci sia una scissione alle viste, nonostante Civati abbia posto un termine ultimativo: un mese per decidere. Tra un mese, semplicemente, non succederà niente. «Nessuno di noi è in grado di organizzare una scissione in quattro e quattr’otto – ammette un esponente di Area riformista – noi contiamo di tornare a ridiscutere sul merito dei provvedimenti con Renzi». Su questa via, la minoranza spera di mantenere la propria ritrovata unità.

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  • Sil Bi

    Certo che non ci sarà nessuna scissione: la minoranza cuperliana non mollerebbe mai le poltrone faticosamente conquistate nel partito. Ci sarà, casomai, la fuoriuscita di alcuni esponenti espulsi “per giusta causa”: per avere tenuto fede agli impegni presi con gli elettori. nel Partito del Cambiaverso, rimanere coerenti è un grave difetto, passibile della sanzione più estrema

    • Manfredi

      E’ vero gli impegni presi con gli elettori da Bersani comprendevano una fallimentare elezione del Presidente della Repubblica, essere presi per i fondelli dai grillini in diretta streaming, possibilmente un fallimento alle elezioni Europee e un governo tecnico a braccetto con Berlusconi.
      Questo Governo ha tradito tutte le aspettative, ha pure vinto le Europee alla grande (cosa chiaramente non di sinistra), sta governando e ha pure smantellato la destra berlusconiana e rispedito i grillini nelle loro tane. E’ veramente uno scandalo per chi è abituato alla gloriosa lotta perdente della sinistra, all’avvitarsi su se stessi come ci hanno insegnato i D’Alema e i Bersani negli ultimi 20 anni.

  • Olmo Neri

    L’area della sinistra è il PD. Ora basta far passare la sbronza.

    • thomas more

      L’area della tua sinistra non è il PD, non mescoliamo le cose perché quì l’amalgama non c’è proprio. E’ dura capirla?

  • Rodolfo Valentino

    Facciamola finita con il pagliaccio di Firenze.