Leopolda STAMPA

Ora i circoli diventino una Leopolda permanente

C'è una generazione nuova che si è appassionata alla politica grazie a Renzi che non va dispersa, c'è una domanda di partecipazione (come dimostrano gli accessi alla kermesse fiorentina, ma anche le presenze della piazza) che non può restare inascoltata

Per la narrazione giornalistica è stato dipinto come il weekend dei due Pd, quello della Leopolda e quello di piazza San Giovanni in realtà, per me, il fine settimana appena passato ci consegna un Partito democratico in salute, capace di occupare in modo trasversale la scena politica, lasciando agli altri, partiti e movimenti, solo le briciole.

Un Pd capace di dare cittadinanza, politica, ai lavoratori e agli startupper, ai politici – che non devono più vergognarsi di dire che fanno politica – e ai cittadini, ai giovani e ai meno giovani.

Il Pd della Leopolda è un partito che guarda il futuro a viso aperto e che corre veloce, è nato nella modernità ed è li che vuole stare, quello della piazza è carico di storia e cultura, ha una sua narrativa nobile e gloriosa è un pezzo di storia del paese. Non è una gara a quale sia quello migliore, entrambi meritano il massimo rispetto, ma una riflessione occorre farla, qual è quello più efficace a raccogliere le sfide che il nostro tempo ci mette davanti?

Possiamo affrontare le nuove sfide con i vecchi codici del passato? Io dico di no.

Matteo Renzi ha chiesto al “popolo della Leopolda” di chiudere il file senza salvare, una frase semplice (che richiama peraltro un gesto divenuto ormai quotidiano) ma carica di significato, c’è il paese da cambiare, nei 943 giorni che restano dei mille chiesti, e un perimetro, quello della sinistra, da ridisegnare e che esce – dopo il weekend fiorentino – più largo e più ambizioso.

Insomma non ci si ferma, “noi siamo qui”, come canta Alicia Keys scelta come colonna sonora ufficiale di questa Leopolda5, chi vuole contribuire è il ben accetto, nessuna selezione all’ingresso, ma l’obiettivo e la rotta sono fissati. Matteo Renzi ha scelto di lavorare per le prossime generazioni e non solo per le prossime elezioni e la standing ovation della stazione più antica di Firenze, gremita in ogni ordine di posto, è la dimostrazione che non è solo.

È il Pd che aveva sognato Veltroni, senza riuscire a costruirlo, è la ditta, termine caro all’ex segretario Bersani, che si fa start up per non essere schiacciata dal nuovo mercato globale, è la nostra Blackpool che nel 1994 lanciò Tony Blair e il New Labour.

L’auspicio adesso – con ancora intatta la carica emozionale che si porta dietro il raduno fiorentino – è che i circoli del Pd possano essere una grande Leopolda permanente, capaci di aprirsi, senza selezione all’ingresso, di essere accoglienti e con momenti di confronto vero, il luogo ideale dove far incontrare eletti ed elettori. C’è una generazione nuova che si è appassionata alla politica grazie a Renzi che non va dispersa, c’è una domanda di partecipazione (come dimostrano gli accessi alla Leopolda, ma anche le presenze della piazza) che non può restare inascoltata. Ci sono rendite di posizione – soprattutto nei territori – che vanno messe in gioco, con coraggio, e a viso aperto.

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  • Manuel Aravecchia

    Personalmente ritengo che una “selezione all’ingresso” sia doverosa, per una serie di motivi:
    1) da un punto di vista semantico, se siamo un partito dobbiamo rappresentare una parte, non possiamo rappresentarle tutte;
    2) da un punto di vista politico, non possiamo accogliere tutto e il contrario di tutto, la sintesi è possibile solo quando si parte da un sostrato culturale e politico condiviso; occhio a non finire come FI-PDL-FI, agglomerato di tutto e il suo contrario tenuto unito per vent`anni solo dal carisma del padrone (che, quando viene a mancare, va a finire cone FI dei giorni nostri);
    3) da un punto di vista logico, il Manifesto dei Valori del PD (redatto proprio nella stagione veltroniana) ci pone chiaramente da una parte: accettiamo tutti PREVIA accettazione incondizionata del manifesto dei valori. Sennò, aria.

    • Kimor Rossi

      quel manifesto di valori sulla laicità dello stato e del partito è carente.

  • Olmo Neri

    siamo nel 2014, non nel 1994. Rimettere gli orologi …