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“Europa”, un quotidiano di avanguardia

Oggi finisce il giornale di carta ma continua sull'on line dove può giocare le sue carte migliori, e nella dialettica delle opinioni del grande Pd dove deve continuare a svolgere il proprio ruolo

Fu una decisione tutt’altro che facile, quella di far nascere Europa. Troppo vicino era il caso de L’Unità, appena riaperta dopo un periodo di chiusura, il cui debito aveva rischiato di trascinare a fondo il Pds. Il rischio contagio preoccupava anche noi e per questo nella fase iniziale il giornale si affidò più a risorse di mercato che a quelle dirette del partito.

E molto sofferta fu la decisione contestuale di archiviare la pubblicazione del Popolo. Il Popolo aveva ormai una presenza poco più che simbolica, ma la sua stessa storia gloriosa avrebbe finito per affossare la novità che Francesco Rutelli e il gruppo dirigente della Margherita volevano rappresentare attraverso un nuovo quotidiano. Il nome – Europa – convinse invece subito tutti. Del resto eravamo negli anni dell’allargamento ai paesi dell’Est, della nascita dell’euro, di Prodi presidente della Commissione.

Essendosi presa dei rischi sin dalla nascita, Europa ha proceduto sempre di corsa in questi anni. Lo definirei un quotidiano di avanguardia. Nel senso che grazie al lavoro dei suoi direttori (prima Nino Rizzo Nervo e poi, a lungo, Stefano Menichini) e della sua squadra redazionale (ricordo l’entusiasmo di un veterano che oggi ci manca, Federico Orlando) Europa ha camminato sempre qualche passo più avanti del suo corpo politico di riferimento. Ha incarnato un’idea moderna e competitiva della Margherita, quando per molti si trattava ancora di un cartello elettorale tra storie difficilmente mescolabili.

Pur essendo nata dalla tempesta della sua sconfitta, ha creduto nell’Ulivo anticipandone anche nella testata l’evoluzione in Partito democratico. Si potrebbe dire che ha creduto nel Pd più dello stesso Pd, almeno nel periodo in cui sconfitte e delusioni avevano portato a considerare la formazione del Pd come un azzardo finito male. E per tutte queste ragioni non poteva che essere un passo avanti agli altri nel capire e sostenere la nuova sfida di Matteo Renzi.

Questo giornale “di avanguardia” non è espressione di una corrente di partito, di un’area come oggi si dice. Nato dalla Margherita, ultimo arrivato tra i quotidiani promossi da un partito, è andato oltre la storia dei suoi promotori. Un gruppo di giornalisti è riuscito a valorizzare la testata facendone un piccolo ma autorevole motore di opinione. Lavorando sull’analisi delle notizie di giornata. E continuando a correre: da un paio d’anni soprattutto on line, dove Europa è sbarcata con più forza, più seguito e più convinzione di altri.

Mi accorgo che in una giornata come oggi il ricordo della strada fatta da Europa rischia di assomigliare a un coccodrillo. In realtà è solo finita la carta. In un modo che a me è parso frettoloso e che mi auguro non definitivo. Ma Europa prosegue on line, dove può giocare le sue carte migliori, e nella dialettica delle opinioni del grande Pd dove deve continuare a svolgere il proprio ruolo di avanguardia.

I giornali del futuro, di carta e on line, saranno sempre meno dei supermercati generalisti e sempre più delle botteghe artigiane di qualità. Avendone in casa, e mi riferisco anche a L’Unità, la sinistra italiana non può permettersi di perderle.

@PaoloGentiloni

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  • diego

    Speriamo che “Europa” diventi davvero uno strumento che dà voce a tutti i fermenti e a tutte le nuove istanze riformiste che stanno connotando la nuova stagione del PD renziano, aprendosi di più al mondo giovanile – finora rimasto escluso da tutti i “laboratori” politico-ideologici di una certa sinistra autoreferenziale -.
    Non sarebbe male diventasse anche una voce informativa a livello europeo – sarei curioso ad es. di conoscere che stanno combinando il buon Pittella e compagni -.
    In effetti si sa poco o nulla di quel che succede “lassù”.

  • FrancoCosmi

    Dubito che un giornale abbia lunga vita se ci scrivono solo i molti Capezzone.

  • Osita Vincenzi

    purtroppo la maggior parte dei giornali di partito stanno facendo questa fine e poi sta vincendo il giornale on line,che sotto certi aspetti è meglio